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L'architetto crea
mobili di cartone

mobili di cartone

di DONATELLA LOPEZ

«Hai mai pensato che puoi realizzare da solo gli arredi per la tua casa? In due pomeriggi imparerai le tecniche di costruzione e assemblaggio e tornerai a casa con un mobile fatto da te». Tutto vero e complici i social, su cui l’architetto Virginia Stasi ha lanciato l’amo, le case dei baresi (e non solo) all’interno hanno mobili di design originalissimi.
«Una sedia di cartone? Ma mi regge?» «Provala», risponde lei. E, in effetti, non si cade e da calcoli e dal riuso dei materiali, nasce «Papyra», la sedia appunto, o «Dolmen», il tavolo componibile, oppure «Rollamp», la lampada creata con rotoli di carta igienica esausti. Un’intuizione che proviene da un’esigenza precisa: «Mi serviva una sedia di particolari dimensioni e, soprattutto, attirare visitatori all’interno dello stand dell’Economia solidale della fiera dell’Agricoltura di Imola. Memore di un’esperienza precedente, Rollamp, la lampada creata nel 2009, ho creato Papyra».
Quando Virginia si racconta ama ricordare che ha sempre saputo che avrebbe fatto «l’architetta da grande». «Mio nonno faceva il meccanico - afferma - e io da bambina passavo un sacco di tempo con lui. C’era sempre qualcosa da costruire, riparare, inventare. Gli architetti inventano. Gli architetti inventano luoghi e case. Ho capito poi, “da grande” che era quello che ho sempre cercato: la mia “casa”, il mio luogo sicuro. A scuola, poi, amavo la matematica, risolvere i problemi. Trovare soluzioni. Anzi, trovare “la” soluzione migliore. È quello che fanno gli architetti: trovano le soluzioni migliori, in quel sistema/ambiente per rispondere a dei bisogni».

E gli arredi di cartone nascono da un’idea precisa: «Dall’opposto di ciò che ha brandizzato, lasciandomi passare il termine, il noto marchio svedese. A mio avviso gli arredi non devono essere standardizzati, ma ideati a nostra misura. Io non sono alta come una giocatrice di basket, se mi siedo sulla sua sedia, i miei piedi non toccheranno terra e sarò scomoda. Prendiamo l’organizzazione degli spazi di una cucina: quando faccio una frittata, non sono la signora standard, ma la signora vera, con una mia fisionomia e organicità. Io penso che il design non debba essere solo un sinonimo di stile o di estetica, ma il risultato di progettazione e realizzazione indirizzate a uno scopo preciso».

Ma poi perché il cartone? «Perché estremamente versatile e tutti, con pochi strumenti (riga, matita, cutter, eventualmente colla e pennello), possono lavorarlo. In più è personalizzabile con disegni o intarsi».
A oggi sono già una 15 i workshop, promossi all’architetto creando eventi sui social, a cui hanno partecipato un centinaio di persone. E alla fine delle due giornate di tagli e assemblaggio dei componenti, i discenti tornano a casa con i mobili fatti a mano creati con cartoni a doppia onda che funzionano tramite sezioni a incastro. «I tagli per gli incastri - aggiunge Stasi - sono studiati in modo da indirizzare le forze che agiscono verso la parte più solida della struttura. In questa maniera si ottengono arredi smontabili e rimontabili infinite volte, compattabili in volumi minimi, leggeri e, soprattutto, molto resistenti». Workshop che l’architetto organizza anche nelle scuole; come si legge sul sito arrediincartone.it.

E così dopo Papyra o Dolmen, presenti in case e negozi di Imola, Faenza Bologna, Modena, Torino per citare alcuni luoghi, nelle intenzioni dell’architetto c’è l’autocostruzione e l’autorecupero abitativo. «L’autocostruzione - spiega - è l’origine dell’architettura. E’ l’atto elementare in base al quale ciascuno autopromuove e conduce la costruzione della propria abitazione. Si è sempre fatto. Ora l’abbiamo dimenticato e dobbiamo studiare per imparare a farlo. La strada dell’autocostruzione assistita (necessaria, oggi) è una pratica sociale che ridefinirebbe il rapporto degli abitanti con la propria casa. Permetterebbe loro il controllo del proprio habitat promuovendo la partecipazione e il coinvolgimento nelle scelte di governo del territorio aiutando anche a riscoprire la socialità, la cooperazione e il mutuo aiuto tra persone».

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