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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Ciak Selvaggi dal Bif&st: «E sotto al sole, meno male che c'è Riccardo (Scamarcio)»

Mentre la folla lo attendeva e lui entrava al Petruzzelli da un ingresso secondario, nel foyer Claudia Gerini offriva gli occhi splendenti ai fotografi, o ai fan, tanto ormai sono la stessa cosa

Ciak Selvaggi dal Bif&st: «E sotto al sole, meno male che c'è Riccardo (Scamarcio)»

Sotto il sole cocente d’agosto (so che era il 28 aprile, ma è la stessa cosa) una folla premeva all’ingresso del Petruzzelli saggiando il vigore dei molossi in nero della security. Vi erano rappresentanti baresi delle professioni con tanto di fizzo sotto i nasi spremuti, alcune ex bonazze altoborghesi incriminate di botox, il bruco moscio Walter Veltroni dall’appeal paragonabile soltanto a quello di Nicola Zingaretti dal sorriso di bigliettaio FS conciliatore, una bambina da horror che sembrava Greta e fissava in modo ammonitore, e in maggior numero madri arrapate ma non più esperte delle figlie cresciute a cereali biologici e Youporn.


Prevedibile, cari polli che leggete ‘ste mie pippagioni: Riccardo Scamarcio era atteso da Roma, o da Andria, o Honolulu. Ma mentre la plebe s’interrogava in coda, l’attore sgattaiolava attraverso un ingresso segreto che non è una botola.
Nel foyer Claudia Gerini, abbacinata dal suo stesso glamour, offriva gli occhi splendenti ai fotografi, o ai fan, tanto ormai sono la stessa cosa. E in platea il ragazzotto col guardo sempiterno da bel tenebroso faceva il fichetto con l’orologio al polso destro e in abito fosco, suscitando nelle femmine spasmi di cornificio e titillazioni.


A quanto ho capito il film con lo Scamarcio parla di delitto, sospetti, verità insolute, meccanicismi della magistratura. Il titolo, boh, non lo ricordo. Comunque non è un porno, ambientato al Sud, Bari, Potenza, scritto da un tizio locale, magistrato, avvocato, fate voi. Riccardo nostro parlava in maniera intellegibile un poco. Ha la tipica cadenza romanesca di Andria, città laziale nella quale è cresciuto sotto il sedere di Federico II. A differenza di personaggi quali la strega caduca Sergio Rubini, che rivela nel dire l’aspirazione toscana delle consonanti occlusive dei nativi di Grumo (si trova vicino a Firenze), è rimasto legato alla Puglia, ci va al mare, balla, lappa le gengive, tifa blubianco andriese slargando allo stadio la bocca. E la fedeltà alla terra ripaga, come prova il numero di donne e semimaschi che nel rossore delle poltrone lo accarezzavano con pupille golose. Ogni donna, pur sfasata dalla menopausa, e ogni collezionista di deretani non glabri vorrebbe amare l’attore et produttore.
Basta guardarlo con quell’occhio d’alga mezzo oscurato dalla palpebra in marmo per venire magnetizzati. Non possiamo dar torto alle mamme avvedute che ammoniscono le figliole: «Smettila di fissarlo, Antonella, che non vogliamo bambini di Andria per casa».


Forse per certa invidia inconscia collettiva (chi diceva ‘sta cosa? La Cuccarini? Jung?) un maschio camionistico anni fa fece questione a suon di checcheri con lui. Non ne poteva più di vederlo ballare il tip tap sul cuore di tutte. Perché lo Scamarcio non è certamente un esaltato isterico che va a fare chiassate con il cameriere distratto nelle cucine di un ristorante. Né si può immaginare che sostanze esogene turbino la sua virtù. So per certo, anzi, che acquista tisane «Abbraccio della sera» e «Relax» (Yogi Tea), che uso anch’io quando ho allucinazioni di ramarri che fanno sesso di gruppo. E a testimonio c’è il fatto che al Bif&st del 2017 non si offese neanche, quando una signora dal pubblico gli gridò «cafone» soltanto perché lui aveva arringato la folla con svariati «cazzo… cazzo… ma che cazzo volete!», «andatevene! Che siete venuti a fare?!» «di voi nun me frega un cazzo» «aff… tutti quanti, chi vi vuole?!», in stile Carmelo Bene. Il quale è un attore salentino, scomparso tempo fa. Allievo di Scamarcio, mi pare, ma non così grande

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