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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Bif&st, Ciak Selvaggi: E Decaro perde la grande occasione per fare un film

Dietro le quinte del festival del cinema barese: ecco lo speciale racconto della giornata inaugurale con la consegna delle chiavi della città di Bari al Maestro Ennio Morricone

Bif&st, Ciak Selvaggi: E Decaro perde la grande occasione per fare un film

Ragazzi, ragazze, vecchioni, donne mummificate smaniosi di calcare il red carpet di linoleum del Bif&st di Bari, di instellarvi il volto di particelle vaganti di notorietà: ieri è stato il giorno di Ennio Morricone, celebrato con consegna delle chiavi della città e sacramentato con manna nicolaiana. Ma anche la grande occasione cinematografica del sindaco Antonio Decaro.
Il Maestro (maiuscolo), genio ineguagliato nel suo campo, stimato e riproposto in tutti i generi musicali (classica sinfonica e da camera, opera, canzone, pop, crossover, rock, hard rock, metal nei sottogeneri vari, hip hop, jazz, fusion) è stato accolto nel Petruzzelli (lo so io ma non lo sanno in molti) da un grande musicista virtuale, replicante involontario di un pianista barese coi fiocchi, Benedetto Lupo: cioè dal direttore di sala del Politeama che spesso viene scambiato con il concertista suo omonimo, docente al Conservatorio di Monopoli. Il compositore – talento olimpico caduto fra noi – è stato subissato di applausi e di lodi, intontito da ovazioni, a riprova che il mondo sognato non può venire eguagliato da quello vissuto. Ma mentre egli oscurava i vari Nicola Piovani (mah… quel «Pinocchio» poi…) sul palco con lui, Margarethe Von Trotta (belle quelle scarpe viola, signora, ne ho un paio quasi uguali alle sue), Peppuccio Tornatore, che non si filava nessuno, i volponi del cinema tenevano d’occhio Decaro, sindaco dal cranio cubico.

Tanti lo hanno osservato in occasioni pubbliche frignare stizzito perché i baresi disossano i bike-sharing milionari invece di farne uso, o rendendosi finalmente conto che sulle piste ciclabili, sui marciapiedi strangolatori che s’estendono in orride anse abnormi non circolano manco i delinquenti impennando sulle Honda Hornet. Noto è il suo inabissarsi nel gorgo di lamentazioni quando i felloni, spernacchiandolo, menano cozze col pus nei bidoni della plastica, o sputano resti di caramelle Rossana sul lager della nuova via Sparano, ispirata alle ariose architetture di Dachau coi suoi tisici lampioni.
Molti, conoscendo la propensione del Decaro al melò, aspettavano la sortita di commozione nel momento della consegna delle chiavi metropolitane a Morricone. Ma registi, produttori, responsabili casting, nel teatro rosso, già delusi dal fatto che, stranamente, il primo cittadino non portava i pantaloni appennuti (abitudine politicamente molto pericolosa), lo hanno seguito indossare la fascia tricolore, metterla su, osservato la sua boccuccia da orata di scoglio aprirsi e chiudersi sotto la fronte cubica. Hanno colto trasparenze di lacrimoni deglutiti d’un lampo da palpebre brune di immigrato libico sbarcato da molto. Le pupille tremolare nella fissità dello sforzo di piagnucolii trattenuti. E così al termine di «Ciak, Scena prima - Cerimonia cittadinanza a Morricone», l’hanno escluso dal cast in selezione.

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