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I Bowland dopo X Factor in concerto a Bari: il trip hop arriva dall'Iran

Il trio arriva in concerto a Modugno

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Il trip –hop con radici iraniane. Si chiamano Bowland, trio formato dalla voce di Leila Mostofi (voce) e dai polistrumentisti Saeed Aman e Pejman Fani, arrivati da Teheran per stabilirsi a Firenze per motivi di studio. Nella città toscana, però, i tre musicisti decidono di realizzare un progetto musicale dal sound decisamente internazionale, che trova le sue radici appunto nel trip – hop e nell’elettronica.

Due anni fa, viene pubblicato il loro primo album, Floating Trip, mentre nel 2018 la svolta arriva dalla partecipazione fino alla finale del talent «X Factor Italia». La suadente di Leila, immersa in sonorità trip hop tra Portishead, Moloko e Archive, cattura il pubblico e i media. A dicembre arriva l’ep Bubble Of Dreams, con il nuovo singolo Don’t Stop Me, mentre da qualche giorno è iniziato il loro tour che, stasera sabato 23 alle 21, sarà di scena al Demodé Club di Modugno. È Fani a raccontare com’è nata l’idea del progetto musicale e, soprattutto, la scelta di affidarsi al trip – hop e all’elettronica.

«Sin da quando eravamo molto piccoli, i nostri ascolti musicali si sono orientati verso l’elettronica con gruppi come Massiv Attack, Bjork e Portishead. Nel nostro gruppo di amici, infatti, girava questo tipo di sound. Ascoltavamo anche house music e artisti come Nicolas Jaar e Four Tet, quindi è stato quasi naturale ispirarsi a questa musica».

Quindi, avete assimilato questo sound ma, allo stesso tempo, lo avete personalizzato con quello del vostro paese d’origine?
«Certamente, personalmente sono molto attratto dai ritmi africani, anche perché proprio nel Sud dell’Iran utilizzano dei ritmi molto simili alla musica etnica africana. Quindi, anche nel nostro progetto musicale si trovano queste tracce. Comunque, la musica che scriviamo deriva dell’esperienza della nostra vita, pertanto cerchiamo di essere il più naturali e originali possibili».

Voi siete un esempio di perfetta integrazione: da Teheran a Firenze e presto anche sulla scena internazionale con la vostra musica. Come vede quello che accade in Italia rispetto ai flussi migratori?
«Per noi l’arrivo in Italia è stato perfetto. Forse, se non avessimo iniziato a fare musica le cose sarebbero andate in maniera diversa. In realtà noi siamo arrivati a Firenze per studiare architettura e, dopo la laurea, abbiamo trovato difficoltà a trovare lavoro. Grazie alla vetrina del programma XFactor abbiamo trovato la chiave di volta dal punto di vista artistico lavorativo. Quindi, apprezziamo molto quello che è successo in Italia: se fossimo rimasti in Iran non saremmo andati avanti con la musica più di tanto».

Sul palco, oltre alle tastiere, la chitarra e il basso, utilizzate una trentina di strumenti, oltre alla voce di Leila. Com’è articolato il live?
«È vero utilizziamo tanti strumenti, ma abbiamo anche trovato la giusta posizione per ognuno di loro. È una produzione importante, con un gioco di luci imponente e tante sorprese. Rispetto al repertorio riproporremo i brani del nostro finora unico album, e poi ci saranno cover che abbiamo anche presentato durante XFactor, con edizioni molto più lunghe».

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