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Il film

Don Pasta porta I Villani della cucina italiana a Lecce, Grottaglie e Calimera

Daniele De Michele, conosciuto come Don Pasta, si cimenta nella sua prima prova cinematografica

Lecce, Calimera e Grottaglie, arrivano I Villani

(foto Tamara Casula)

Approda dal 16 al 18 dicembre a Calimera (Le), Lecce e Grottaglie (Ta) "I Villani", esordio cinematografico di Daniele De Michele, conosciuto da tutti come Don Pasta, regista, scrittore, dj, economista, appassionato di gastronomia, e definito “attivista del cibo” dal New York Times. Dopo la Mostra del Cinema di Venezia, per le Giornate degli Autori, e l'anteprima al Festival OFFF di Otranto, il documentario sulla cucina popolare italiana arriva domenica 16 dicembre al Cinema Elio di Calimera (Le), lunedì 17 dicembre al DB D'Essai di Lecce, con la partecipazione di Nandu Popu e Pierpaolo Lala e Salento Km, e martedì 18 dicembre nello spazio “Piazza Viva a Grottaglie”.

Un lungometraggio sulla nostra cucina, amata e imitata in tutto il mondo, che sta morendo, ma in tanti provano a salvarla. «Il cinema è una cosa crudele, hai poco tempo per sintetizzare un pensiero - spiega Daniele - ho preso in esame le categorie sociali che hanno fatto grande la cucina italiana». Il film, infatti, racconta di quattro "villani" che rappresentano alcuni strati della società: Nord e Sud, uomini e donne, giovani e anziani. «La sintesi - continua l'autore - di 20 anni di lavoro, dove il linguaggio artistico di Don Pasta cominciava a starmi stretto, è questo film, attorno alla cucina delle nonne e ai quattro mondi dei quattro villani». Quattro personaggi che nel loro fare quotidiano rappresentano la sintesi delle infinite resistenze e reticenze ad adottare un modello gastronomico e culturale uguale in tutto il mondo. Quattro personaggi con le loro famiglie per poter verificare se la cucina italiana sia ancora un patrimonio vivo, se il passaggio di informazioni tra generazioni esiste ancora, se la cucina italiana così come l’abbiamo ereditata si salverà o scomparirà.

E secondo Daniele, il "problema" della cucina attuale in Italia non è come si mangia, ma come viene raccontata: «La narrazione negli ultimi dieci anni è edonista e classista, legata alle eccellenze, ai grandi cuochi. La nostra cucina popolare è omessa lasciando il posto a riduzioni di scalogno e impiattamenti, ma manca il sostrato. Il film racconta proprio questo "mondo bello" che ancora esiste». Ed è fiducioso che tra dieci anni la nostra identità continuerà a essere trasmessa di generazione in generazione: «In Italia si mangiano cose buone, e se saremo sempre fieri di mangiarle continueremo a tramandarle».

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