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Dopo il concertone

Andrea Mirò: «Notte della Taranta nel cuore. Il Volo ospite? Aspettiamoci sorprese»

L'intervista al maestro concertatore dell'evento di Melpignano

Notte della Taranto, Andrea Miròsarà il maestro concertatore

L'alba della Taranta è arrivata. Si archivia l’edizione numero 21 della Notte della Taranta, che passerà alla storia come quella della maestra concertatrice Andrea Mirò. Che ha portato la sua esperienza di musicista, direttrice d’orchestra, compositrice e polistrumentista sul palco di Melpignano. E che alla vigilia del concertone, concentratissima, non era riuscita a immaginare quella piazza che oggi considera «un premio».
«Il pubblico della Notte della Taranta è un ricordo che mi resterà sempre nel cuore, insieme con il lavoro e la condivisione fatta con i ragazzi dell’orchestra e gli ospiti. Suonare significa anche stare insieme, creare qualcosa di significativo, lanciare emozioni mentre la gente ti restituisce energia. E quel palco è estremamente originale, fuori da qualsiasi schema. Tanti eventi fanno gli stessi numeri, ma questo è un rito collettivo in una lingua antichissima, la lingua di una terra piena di contaminazioni e in evoluzione. Il lavoro è tanto, è un work in progress continuo, ma la piazza è il suo premio. È il regalo più bello che ho mai ricevuto a oggi, per me è stato un onore essere qui».
Mirò, nel suo progetto artistico ci sarà di nuovo spazio per l’orchestra della Ndt?
«Parliamo di professionisti abituati a essere veloci, intuitivi, propositivi. Ci siamo incontrati immediatamente. Ho avvertito con loro un legame forte fin da subito. E uno scambio, che poi è il fulcro dell’evento. È possibile che si approdi a un progetto insieme».
Qual è il suo brano del cuore?
«Il materiale mi è stato consegnato dal direttore artistico Daniele Durante in modo che lo fruissi liberamente. È stato lui il mio punto di riferimento, non solo per le informazioni tecniche, ma soprattutto per i contenuti storici e le chiavi di lettura. Alcuni di essi erano dei frammenti, come Questa mattina. Continuavo a sentirlo suonare e alla fine l’ho scelto con grande sorpresa dei ragazzi dell’orchestra. Solo dopo ho saputo che alcuni dei brani scelti non erano stati mai suonati al concertone. Ma io credo che sia questo l’obiettivo di un maestro concertatore: prendere qualcosa della cultura popolare - qualcosa che non è tuo, ma di tutti - ed esaltarne la bellezza».
C’è qualcosa che avrebbe voluto limare?
«No. Tra l’altro alcuni brani sono stati mantenuti volutamente più tradizionali, per conservarne la potenza emotiva. Questa tradizione musicale è affine alla musicoterapia, è piena di forza per via della suddivisione ritmica tra le più ancestrali e affine ad altre culture - per questo si sposava così bene con la musica dei Dhoad Gypsies. La musica parla un linguaggio in cui il melting pot è immediato e dinamico: cambia con i tempi».
Cosa ricorderà della Puglia?
«La sibilla a Zollino, realizzata da questo fantastico pasticciere, che ci ha dato forza e sostegno. Ma soprattutto l’accoglienza».
Il Volo potrebbe essere ospite nella prossima edizione o tra due anni, cosa ne pensa?
«Non li ho potuti incontrare. La mia idea è che la pizzica sia qualcosa di talmente antico da essere fuori da un tempo storico. È attualissima. I ragazzi de Il Volo potrebbero essere forti in quella zona di esposizione vocale di quelli che io chiamo “i ballabili”. Ma la Ndt è un palco in cui tutti si mettono in gioco e potrebbero riservare sorprese eclatanti».

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