Lunedì 08 Marzo 2021 | 11:32

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Non ha trascorso il Natale in famiglia perché la mamma ha avuto il Covid, ma Luca Gaudiano, 29 anni, fresco finalista di Sanremo Giovani, torna appena può nella sua cameretta a Foggia, con tanto di balcone – ci tiene a precisarlo – «attaccato al campanile della cattedrale». Il cantautore dauno, che ora vive a Milano, è pronto a debuttare sul palco dell’Ariston (il Festival – se tutto va secondo i piani – è in programma dal 2 al 6 marzo) con il brano «Polvere da sparo», dedicato al padre scomparso due anni fa per un tumore.

Cosa significa portare un brano così personale su un palco tanto importante?

«C’è grande emozione, ma da quando mio padre mi ha lasciato, la mia vita ha cominciato a sistemarsi da sola. Ho dato voce a cose che avevo dentro, è stato un procedimento naturale, ho scritto per immagini, e sono loro a darmi la forza di gestire tutta l’emotività quando canto. Sanremo, in fondo, è come un calcio di rigore, l’energia va catalizzata: cercherò di rimanere il più possibile connesso al brano, credo sia l’unica strategia»

Lo guardavi il Festival da spettatore?

«Sempre. A casa era considerato un momento di raccoglimento familiare. La mia carriera cantautorale è molto giovane, il 25 settembre ho pubblicato un 45 giri digitale, ‘Le cose inutili’, poi è arrivata l’opportunità di Sanremo e ho capito che era l’occasione per presentare ‘Polvere da sparo’. Non ci avrei mai scommesso, la vedevo come un’opportunità lontanissima, e invece è capitato»

Quindi la preparazione come procede?

«Sto mettendo in ordine la produzione nuova, cercando di arrivare al Festival il più sereno possibile. A fine mese avremo le prove con l’orchestra a Roma, forse in quei giorni riuscirò anche a fare un salto in Puglia. Mentre il prossimo autunno uscirà il mio primo album, e faremo anche due date dal vivo, a Roma e Milano, riaperture permettendo, che anticiperanno il tour vero e proprio»

Un’edizione che si prospetta innovativa, dato anche un cast piuttosto «giovane». C’è qualcuno fra i Big che non vedi l’ora di incontrare?

«Sono molto felice delle scelte artistiche di quest’anno, perché finalmente Sanremo sta andando nella direzione della musica, non è più anacronistico, sta diventando manifesto del momento storico attuale. Non c’è cosa migliore dell’ascoltare le ispirazioni e gli slanci creativi delle generazioni più fresche. Poi quest’anno c’è un cast straordinario, Max Gazzè, cantautore vero, musicista a 360 gradi, è un fuoriclasse, ma anche Lo Stato Sociale, o Fedez, che si è costruito dal nulla un percorso incredibile. L’importante è che ognuno di loro dia un messaggio, una proposta, specie in momenti di ‘guerra’ come quello che stiamo vivendo»

Se vincessi a chi dedicheresti il trionfo?

«Ad Alessio Ciannella, la persona che ha preso le mie canzoni e le ha fatte ascoltare alla Sony. Alla mia famiglia, perché mi ha spinto a fare quello che mi piace nella vita, e questa cosa mi ha garantito, nonostante la precarietà, di svegliarmi felice ogni mattina. E ovviamente al mio papà, il vero motivo per cui tutto questo sta succedendo»

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