Martedì 25 Febbraio 2020 | 11:08

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Bassista d’eccezione, straordinario musicista, compositore di opere «sintoniche» e colonne sonore, attore sporadico: Max Gazzè è un artista capace di spostarsi in ambiti diversi sempre con grande maestria. Il poliedrico artista romano lo fa anche con il suo ultimo «On the road tour» che, sabato 31 alle 21, sarà di scena sulla Banchina Solfatara a Monopoli (via Cristoforo Colombo, biglietti disponibili sul sito: www.ticketone.it) per l’ultimo appuntamento del Festival Costa dei Trulli Festival.
Gazzè, dopo il tour per i 20 anni de La Favola di Adamo ed Eva e il successo di Alchemaya, è tornato sui palchi d’Italia. Insieme a lui i suoi musicisti di sempre: Giorgio Baldi (chitarre), Cristiano Micalizzi (batteria), Clemente Ferrari (tastiere) e Max Dedo (tomba) e una particolarissima sezione fiati, l’Ensemble Symphony Orchestra, diretta dal maestro Giacomo Loprieno. Tra le orchestre sinfoniche più importanti a livello europeo, l’ensemble ha collaborato tra gli altri con Sting, Kylie Minogue, Robbie Williams, Sam Smith e Luis Bacalov.

Gazzè, lei si muove con disinvoltura in diversi ambiti dell’arte sempre con successo. Quali sono i moti dell’animo, oltre alla curiosità, che la portano a percorre strade diverse con la stessa intensità emotiva e creativa?
«È chiaro che a me piace variare, si è capito. Dopo un paio di anni che faccio cose più o meno simili ho bisogno di cambiare e cerco di trasferire il mio tratto stilistico nelle cose che faccio, ma attraverso situazioni diverse. Con Alchemaya, ad esempio, ho trasferito il mio modo di scrivere in un’opera sinfonica. Ho cercato di cambiare la veste, non l’architettura. Ho cambiato l’arredamento, l’ho messo più barocco. Probabilmente anche in futuro potrò fare un disco che sarà completamente diverso, ma che manterrà delle linee identificative, perché oggi so quello che mi piace».

Il pubblico pugliese e non solo, grazie al successo sanremese «La leggenda di Cristalda e Pizzomunno», ispirata a una storia surreale e quasi metafisica di amore tra la pietra calcare e la città di Vieste, l’anno scorso è tornato a sognare. La musica può essere anche questo?
«Continuo fermamente a credere che la musica sia terapeutica. La musica ha la potenza di salvarti la vita, è un elemento naturale che può riconciliarti con il fluire del mondo esterno. Ti salva dalla sofferenza, dal dolore, dai malumori. La musica riesce a esorcizzarla, sfuma i giorni brutti e tutto quello che devi fare è ascoltare».

Come proseguirà la «favola di Max e Gazzè»?
«Sicuramente con nuove sperimentazioni. Come ho già detto non amo ripetermi, vado sempre alla ricerca di suoni nuovi, di nuovi stimoli».

Come sta accogliendo il pubblico le sue storiche e recenti composizioni in versione «sintonica»?
«In questo tour lascio da parte la bellissima esperienza di Alchemaya con l’Orchestra e riprendo il basso. Insieme alla mia storica band e una particolare sezione di fiati, ripercorriamo tutta la mia carriera inserendo in scaletta alcuni dei brani più amati come Una musica può fare, Sotto Casa, Cara Valentina, Mentre Dormi, e alcune chicche che non suono live da molto tempo come Raduni Ovali, Eclissi di Periferia o Adesso Stop. Il pubblico si diverte con noi, c’è un’atmosfera e un’energia bellissima».

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