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Lettere alla Gazzetta

Tutti contro tutti, chiamatela Dis-Unione Europea

Se non sembrasse, la mia, una proposta irriverente o, proprio, offensiva, consiglierei a quanti, nei giorni scorsi, si sono affannati a preparare le manifestazioni per celebrare il 60° compleanno dei “Trattati di Roma”, con i quali nasceva l’Unione Europea, di usare un’altra intitolazione: quella di Dis-Unione Europea. È una fin troppo evidente provocazione, ma non è destituita di fondamento. L’ho pensata dopo aver letto le allucinanti (a dir poco) affermazioni dell’eurodeputato olandese, presidente dell’Eurogruppo Dysseelboem, secondo le quali “i Paesi del Sud Europa spendono tutti i soldi per alcol e donne e poi chiedono aiuto”. Questo linguaggio può essere accettato, facendo finta di niente? Non basta, a mio giudizio, indignarsi e replicare vibratamente, come ha fatto il nostro Presidente Mattarella. È troppo poco! E, allora, che fare? Prendere atto che non c’è - come non c’è mai stata - unione, almeno politica, tra i vari Paesi europei. In effetti, ci sono stati solo accordi economici, e non sempre stabili e duraturi. Tanto che la Gran Bretagna, com’è noto, con un referendum popolare, è fuori dall’Europa; e prima vi faceva parte in modo un po’ anomalo, conservando, cioè, la propria moneta, la sterlina. Ancora, la Germania vuole i famosi “conti” in ordine e si permette di dare lezioni a noi italiani, invitandoci a fare i “compiti a casa”. Per non parlare di altri Paesi - leggi: Ungheria - che hanno cominciato a costruire “muri” per fermare i flussi migratori di gente che scappa dalla fame e dalla guerra. E non basta. Nel nostro Paese cresce il movimento degli euroscettici o di quelli decisamente contrari all’Europa - si pensi ai leghisti di Salvini - o ancora ai berlusconiani che vorrebbero, almeno, l’uso della doppia moneta. Notizia dell’ultima ora, cioè della vigilia della firma del documento da parte dei 27 Membri che dovrebbe rilanciare e rivitalizzare l’Unione: la premier polacca Beata Szydlo, e prima di lei il premier greco Tsipras minacciano di non firmare. Una cosa è certa: in questi giorni, alla luce di dette affermazioni e minacce, i Padri Fondatori dell’Unione - e penso a De Gasperi e all’europeista italiano per eccellenza Altiero Spinelli - si staranno, come si suol dire, rivoltando nella tomba. La loro era, sì, un’idea forte e affascinante, ma non largamente sentita, per cui, nel tempo, ha perduto forza e fascino e non si è radicata nei cittadini dei vari Paesi. Per concludere, quell’idea nacque come pura e semplice utopia e, ancora oggi, dopo 60 lunghi anni, purtroppo, rimane tale. Destinata, forse, come tutte le utopie, a non realizzarsi mai compiutamente.

Salvatore Sisinni, Squinzano (Lecce)

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