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LETTERE ALLA GAZZETTA

La scuola non può essere spietata

Sulla «Gazzetta» del 23 novembre il signor Maselli «lancia la pietra e nasconde la mano», affermando che la scuola non deve vergognarsi di essere severa e, poi, passa oltre come se tale affermazione fosse ovvia, non contestabile. Non sono, assolutamente, d’accordo. Di quale severità stiamo parlando? Di ragazzi da bocciare a più non posso, prescindendo dai fini educativi?
Ho vissuto una vita nella scuola e per la scuola, e per aver bocciato un ragazzo come commissario esterno agli esami di maturità (determinante fu il mio voto, espresso per ultimo) sento ancora il senso di colpa. Quale diritto abbiamo su ragazzi a cui, dopo aver dato un diploma (o una laurea), diciamo «adesso vedetevela voi e non seccateci più».
Li abbandoniamo a se stessi e a quelli peggiori di noi, alle politiche di chi pensa solo a salvaguardare le proprie posizioni, i propri privilegi, a lucrare sulle grandi opere, (ma anche sulle piccole se capita!), senza lungimiranze, altruismo, necessità del bene comune. Se un paziente va in ospedale lo si tenta di guarire. Nella scuola il paziente è l’allievo. I «medici» devono far il massimo per salvarlo, senza illuderlo, certo, restituendo alla società una persona che non rischierà di diventare “mafioso», ma educato, formato, appunto.

Prof. Antonio Ingravallo, Mola di Bari

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