Giovedì 17 Gennaio 2019 | 07:27

LETTERE ALLA GAZZETTA

Luci e ombre sulla riforma della pubblica amministrazione

I punti salienti sono noti. Una volta decaduti dagli incarichi, i dirigenti dovranno partecipare a interpelli per trovare una nuova collocazione e saranno valutati da una commissione indipendente. Il posto da dirigente non sarà più senza scadenza. Un incarico non potrà durare più di quattro anni rinnovabili per altri due anni. Poi bisognerà cambiare ufficio. Chi non trova una collocazione e rimarrà senza incarico, non percepirà la parte variabile della retribuzione. Per ogni anno che passa senza un ruolo operativo, il dirigente si vedrà decurtata anche la retribuzione fissa del 10%. Dopo sei anni fuori dai ranghi, il dirigente potrà essere licenziato, a meno che non accetti volontariamente di essere degradato a semplice funzionario.
La scadenza per approvare definitivamente le norme sulla dirigenza pubblica era il 28 di agosto. Il decreto dovrà comunque fare il suo iter parlamentare e ottenere il parere del Consiglio di Stato. Il testo licenziato dal governo, insomma, è probabile che non sia quello definitivo. Occorre che sia varato «un sistema unico di valutazione dei dirigenti della Repubblica e istituita un’alta commissione imparziale per il conferimento degli incarichi dirigenziali». Occorre un sistema unico oggettivo di valutazione, criteri di conferimento incarichi, commissione imparziale, retribuzioni omogenee a parità di funzioni.
La riforma sa tanto di precarizzazione iniqua e di lottizzazione perche escluderebbe Prefetti, diplomatici, professori universitari e presidi. Questo non è giusto : proprio nell'ambito dell'universo dei professori universitari bisognerebbe accendere i fari per il «nepotismo» che ancora vige in alcuni Atenei e non solo anche verso i Direttori generali speso collusi e incapaci. Una riforma quindi iniqua che puzza di lottizzazione. Se il Governo escluderà questa stranezza, la riforma sulla dirigenza è un valido passo in avanti per il turn over dei responsabili «scalda poltrone» che affollano gli uffici pubblici. Ma da chi sarà composta la commissione unica di valutazione? il sistema unico di valutazione sarà veramente imparziale? chi verificherà i risultati e il raggiungimento degli obiettivi? saranno all'altezza?

Giovanni Spaventa, Castellaneta

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