Giovedì 29 Gennaio 2026 | 16:25

Clan in guerra, alta tensione a Bitonto dopo l’agguato

Clan in guerra, alta tensione a Bitonto dopo l’agguato

 
Clan in guerra, alta tensione a Bitonto dopo l’agguato

Il ferito è Damiano Liso, tuttora in ospedale. Scena muta con i carabinieri. Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, l’episodio potrebbe essersi consumato nel contesto dello spaccio di sostanze stupefacenti

Giovedì 29 Gennaio 2026, 14:40

Si torna a sparare a Bitonto e sulla città si affollano le ombre. E i silenzi di sempre. Dov’è stato ferito Damiano Liso 30 anni, volto già noto alle forze dell’ordine? Non è ancora completamente chiaro. Martedì, intorno alle 23.30, Liso si è presentato al Pronto soccorso dell’ospedale San Paolo. Aveva ferite d’arma da fuoco all’inguine e al braccio sinistro. È attualmente ricoverato e piantonato, mentre riceve le cure necessarie dal personale sanitario. Le sue condizioni non sarebbero gravi, ma la prognosi resta legata all’evoluzione clinica delle ferite riportate.

Sul fronte investigativo, la vittima appare al momento restia alla collaborazione. Nel corso della giornata di ieri, ai carabinieri del Comando provinciale di Bari e a quelli della Compagnia di Modugno, che stanno conducendo le indagini, Liso avrebbe fornito versioni differenti e non sempre coincidenti, alimentando ulteriori incertezze sulla dinamica e sul luogo dell’agguato. I punti indicati oscillano tra via Generale Planelli, dalle parti del Penny Market, e il centro storico, in particolare l’area di Porta Robustina, dove il 30enne risiede.

Gli investigatori stanno scandagliando palmo a palmo entrambe le zone, così come l’area 167, alla ricerca di bossoli, tracce di sangue o altri elementi utili a ricostruire l’accaduto. Parallelamente sono in corso l’analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private e l’incrocio dei dati delle celle telefoniche, strumenti ritenuti decisivi per stabilire con maggiore precisione dove sia avvenuto l’agguato e quali spostamenti abbiano preceduto e seguito la sparatoria.

Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, l’episodio potrebbe essersi consumato nel contesto dello spaccio di sostanze stupefacenti, in una fase particolarmente delicata per gli equilibri criminali cittadini. Liso aveva lasciato gli arresti domiciliari appena dieci giorni fa, al termine di una condanna definitiva per reati contro il patrimonio, contro la persona e per spaccio. Un rientro in libertà che, secondo chi indaga, potrebbe aver riacceso tensioni o rivalità mai sopite.

Incombe oltre tutto un precedente familiare. Il fratello gemello di Damiano, Cosimo Liso, è attualmente in carcere dopo la condanna definitiva a nove anni nell’ambito dell’operazione «Market Drugs», divenuta irrevocabile con la sentenza della Corte d’Appello nel novembre 2025. Proprio Cosimo fu protagonista, nel dicembre 2017, di un passaggio dal gruppo criminale di Francesco Colasuonno «Cipriano» a quello di Domenico Conte che contribuì a innescare lo scontro armato tra clan culminato, il giorno successivo, nell’uccisione dell’84enne Anna Rosa Tarantino, vittima innocente di quella faida.

Non si esclude, infatti, che anche Damiano Liso possa trovarsi a vivere un momento di tribolazione come in passato già il fratello, alle prese con gli equilibri territoriali delle piazze di spaccio. La sua abitazione si trova in una zona del centro storico prossima all’area cosiddetta «del Ponte», storicamente riconducibile al gruppo criminale dei Cipriano, ma oggi interessata anche dalla presenza di nuovi assetti. In quell’area, oltre agli uomini vicini ai Colasuonno, sarebbe infatti attivo anche un gruppo riconducibile a Giuseppe Pastoressa, detto «la zanzara», segno di un possibile riassetto delle competenze criminali. In questo quadro restano sullo sfondo anche le dinamiche legate al clan Conte, con cui in passato si sono registrati passaggi e fratture interne, come dimostrato dagli eventi del 2017. I continui arresti, le scarcerazioni e il ricambio dei luogotenenti negli ultimi anni avrebbero modificato la geografia criminale cittadina, rendendo ancora più instabile il controllo delle piazze di spaccio e alimentando potenziali conflitti. In questo scenario si inserisce la recente scarcerazione di Giuseppe Rocco Cassano, arrestato nel 2018 nell’operazione «Pandora», figura di peso della criminalità locale che potrebbe puntare a recuperare spazi e influenza. Un contesto fluido e instabile, sul quale ora gli inquirenti cercano risposte concrete.

sos del sindaco Il sindaco Francesco Paolo Ricci ha nel frattempo chiesto al prefetto Francesco Russo la convocazione di un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il ferimento di Liso è solo uno degli inquietanti episodi che riconsegnano l’immagine di una città dove criminalità e illegalità diffusa stanno riprendendo massicciamente il sopravvento. Ricci punta a «un rafforzamento del coordinamento tra le forze dell’ordine e a misure mirate per il controllo del territorio». (c.f.)

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