Sabato 19 Gennaio 2019 | 18:19

Lettere al Direttore

I dipendenti pubblici e il gioco

Illustre Direttore, non amo "sparare sul pianista", ma ritengo che la mia recente testimonianza diretta possa contribuire ad evidenziare luci e ombre sul tema in oggetto, oggi più che mai al centro di un vivace dibattito. Il 29 dicembre u.s. ero con un vecchio collega bolognese, professore ordinario di Chimica Organica all'Università di Bologna, come me ormai in pensione, a Bari per visitare i parenti in occasione delle Festività. Il professore mi espresse il desiderio di incontrare un altro suo anziano ex-collega, le cui ultime notizie davano titolare di un'azienda a Grumo Appula (di cui conosceva solo il settore merceologico) ed ivi residente presso la figlia.

Lo accompagnai dunque presso l'Ufficio Anagrafe di quel Comune (deserto, alle ore 12 ca.): uno stanzone con 2 scrivanie ai lati, i cui addetti chiacchieravano in piedi presso la finestra, ed una terza scrivania di fronte, anch'essa sommersa da fascicoli, dove una arcigna impiegata compulsava i tasti del computer (di cui vedevamo solo il retro). Le esponemmo la nostra esigenza, pregandola di verificare l'esistenza dell'azienda e/o dell'illustre collega nei ruoli anagrafici comunali ed, eventualmente, di fornircene il recapito, ma ci rispose, scostante, che la rete dei PC era temporaneamente in tilt. Mentre gli altri due impiegati, eccitati dalla visita inattesa, si sbizzarrivano in menzioni in vernacolo stretto con il mio collega (iè la figgh di..., noo, a và iess la c'mmar de ...), tornavo nella prospiciente piazzetta, dove un Vigile Urbano riusciva, con non poca diligenza e con il proprio cellulare, a rintracciare recapito e telefono della persona cercata. Tornavo nell'ufficio precedente e, aggiornati e ringraziati i presenti, mi avviavo verso l'indirizzo ottenuto con il collega bolognese.

Dopo un po' costui mi riferiva, con imbarazzo ed ancora incredulo, che, incuriosito dall'indefesso pigiare della scortese dipendente sul computer "fuori servizio", spostandosi lentamente era riuscito a scorgerne il display: la signora stava giocando a video-poker! Lascio a lei, Direttore, ogni commento, tenendomi l'indignazione e l'imbarazzo e la vergogna per l'incredibile dimostrazione di menefreghismo e maleducazione fornita da quella dipendente infedele; sentimenti per fortuna compensati, almeno in parte, dall'atteggiamento opposto di quel Vigile Urbano. Tanto segnalo, pur consapevole che si tratta della classica goccia in un mare di disaffezione al proprio lavoro, nell'auspicio che questa lettera, se vorrà pubblicarla, possa contribuire a promuovere una doverosa scossa - a demerito dei dipendenti infedeli e a merito di quelli bravi - nella palude della nostra P.A. Prof. Lorenzo Liberti

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