Mercoledì 11 Febbraio 2026 | 14:41

Un microchip usa il suono per separare le cellulare: a Bari la ricerca che apre al futuro, dai tumori alla procreazione

Un microchip usa il suono per separare le cellulare: a Bari la ricerca che apre al futuro, dai tumori alla procreazione

 
Redazione online

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Una delle applicazioni più promettenti riguarda proprio l’oncologia. Nel sangue possono circolare cellule tumorali, trovarle è come cercare un ago in un pagliaio: il microchip potrà isolarle in modo automatico

Mercoledì 11 Febbraio 2026, 13:01

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Ricercatori del dipartimento interuniversitario di Fisica dell’Università e del Politecnico di Bari e dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie di Roma hanno messo a punto un dispositivo delle dimensioni di pochi centimetri che sfrutta il suono per separare cellule o altri corpi presenti in un liquido biologico. Il dispositivo, presentato di recente alla conferenza Spie 2026 a San Francisco, potrebbe trovare applicazioni in molti campi della medicina, dalla diagnostica alla procreazione medicalmente assistita.

«Stiamo lavorando per trasformare un fenomeno fisico, le onde acustiche, in uno strumento concreto per la fisica e la medicina del futuro», spiega Annalisa Volpe, professoressa del Dipartimento interuniversitario di Fisica dell’Università e del Politecnico di Bari.

Il cuore del progetto, denominato SIMBA, è un microchip grande pochi centimetri capace di analizzare fluidi complessi - come il sangue o il liquido seminale - e utilizzare onde acustiche ad alta frequenza per «spingere» le cellule che si vuole isolare lungo direzioni diverse all’interno di microscopici canali pieni di liquido. La tecnologia è stata finora testata in laboratorio su campioni non biologici, restituendo risultati molto promettenti. A breve si prevede partiranno i test su campioni biologici.

Una delle applicazioni possibili riguarda l’oncologia: il dispositivo, per esempio, potrà sfruttare le onde acustiche per selezionare le cellule tumorali ed essere usato per individuare precocemente metastasi o valutare se una terapia sta funzionando. Nel campo della procreazione medicalmente assistita, potrebbe permettere di selezionare i migliori spermatozoi per i trattamenti di fecondazione. Al di fuori della medicina, potrebbe trovare impiego nello studio delle sostanze estranee come le microplastiche. «Grazie alle simulazioni tridimensionali possiamo progettare dispositivi su misura per il tipo di particelle che vogliamo separare», conclude Volpe. "L'obiettivo è arrivare a chip compatti, affidabili e biocompatibili, utilizzabili in ospedali e laboratori per rendere le analisi più rapide, precise e accessibili».

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