Martedì 12 Novembre 2019 | 04:20

NEWS DALLA SEZIONE

nel Tarantino
Grottaglie, in aeroporto trovato ordigno bellico inesploso

Grottaglie, in aeroporto trovato ordigno bellico inesploso

 
il caso
Taranto, scoperti in carcere droga e un telefonino: 2 denunce

Taranto, scoperti in carcere droga e un telefonino: 2 denunce

 
università
Medicina a Taranto, Turco: «Lezioni possono riprendere»

Medicina a Taranto, Turco: «Lezioni possono riprendere»

 
dalla polizia
Taranto, tenta di uccidere anziana vicina per soldi: arrestato 78enne

Taranto, tenta di uccidere anziana vicina per soldi: arrestato 78enne

 
il siderurgico
Mittal, Conte: «Nuovo scudo solo se rispetta tutti i patti». Emiliano oggi incontra vertici Regione e sindacati, domani il premier a Taranto

Mittal, patto Conte-Merkel sull'acciaio. Patuanelli frena su nazionalizzazione
Sindacati: sospeso scarico materie prime

 
Il ricovero
Taranto, un caso di polmonite per legionella. L'Asl: non vi è contagio interumano

Taranto, un caso di polmonite per legionella. L'Asl: non vi è contagio interumano

 
Trasporti
Orari invernali: fra Taranto e Milano due ore in più di treno

Orari invernali: fra Taranto e Milano due ore in più di treno

 
Il siderurgico
Mittal, Conte potrebbe incontrare domani i vertici. Turco alla «Gazzetta»: «Proveremo a costringerli a rispettare impegno»

Mittal, martedì Conte incontra azienda. Scudo, botta e risposta Lega-M5S.
Turco: far rispettare il contratto

 
l'iniziativa
In bici da Bergamo a Taranto: 33enne raccoglie 24mila euro per bimbi dell'ospedale jonico

In bici da Bergamo a Taranto: 33enne raccoglie 24mila euro per bimbi dell'ospedale jonico

 
Il sottosegretario
Taranto, corso in Medicina su sicurezza e malattie sul lavoro

Taranto, corso in Medicina su sicurezza e malattie sul lavoro

 
dalla polizia
Taranto, vermi nel negozio di alimentari indiano: sequestrati oltre 130kg di prodotti

Taranto, vermi nel negozio di alimentari indiano: sequestrati oltre 130kg di prodotti

 

Il Biancorosso

dopo il derby
Vivarini guarda la classifica: «Dobbiamo alzare il passo»

Vivarini guarda la classifica: «Dobbiamo alzare il passo»

 

NEWS DALLE PROVINCE

BariPuglia
Influenza, primi due casi a Bari: colpiti due bambini. Il ceppo è quello dei vaccini in uso

Influenza, primi due casi a Bari: colpiti due bambini. Il ceppo è quello dei vaccini in uso

 
MateraAllerta meteo
Maltempo, sindaco Matera ordina chiusura scuole martedì

Maltempo, sindaco Matera ordina chiusura scuole martedì

 
Tarantonel Tarantino
Grottaglie, in aeroporto trovato ordigno bellico inesploso

Grottaglie, in aeroporto trovato ordigno bellico inesploso

 
Lecceidee in cucina
Solidarietà a Balotelli: a Lecce nasce il «pasticciotto nero»

Solidarietà a Balotelli: a Lecce nasce il «pasticciotto nero»

 
BatLa denuncia
Andria, è allarme furti in ospedale

Andria, è allarme furti in ospedale

 
Brindisiil cantiere
Brindisi, ordigno bellico durante lavori al multisala: piano evacuazione per 50mila persone

Brindisi, ordigno bellico durante lavori al multisala: piano evacuazione per 50mila persone

 
Potenzail rapporto
Fabbisogni standard: Basilicata tra gli ultimi

Fabbisogni standard: Basilicata tra gli ultimi

 

i più letti

Il siderurgico

Mittal, Conte apre «crisi su Taranto». Incontra operai, giudici e sindaci Vd
Governo trema, alt M5S su scudo
Il Premier: voglio vedere il rione Tamburi

Ad attendere il premier una grande folla con striscioni: "Chiusura e riconversione unica soluzione". Il premier parteciperà al consiglio di fabbrica permanente di Fim, Fiom e Uilm.

Si è concluso dopo quasi due ore l'incontro del premier Giuseppe Conte al consiglio di fabbrica dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Il Presidente è stato interrotto più volte dagli applausi. I delegati e gli operai , circa 200, hanno ringraziato Conte per l’incontro e per il confronto. «Tornerò di nuovo» ha detto il premier arrivato nel pomeriggio per incontrare i dipendenti e sindacati e per partecipare al consiglio di fabbrica permanente di Fim, Fiom e Uilm. Conte è entrato dalla portineria D della fabbrica, quella riservata agli operai.

Nella fabbrica, Conte ha visitato l’altoforno 2, quello sottoposto a sequestro e visto la copertura dei campi minerali in fase di realizzazione. «Io non sono un venditore di fumo, un superuomo, un fenomeno - ha detto -. Non c'è una persona, un governo che può risolvere da solo tutto, c'è il sistema Italia, qui si apre un gabinetto di crisi per offrire una opportunità a questa comunità ferita una opportunità di riscatto».

E ha aggiunto: «Questa è una comunità ferita e non è da oggi che siamo in emergenza. Nel corso di decenni qui si è creata una frattura tra diritto al lavoro e diritto alla salute. Il problema non è ricostruire le colpe, non è escludere l'acciaio o pensare ad altra produzione, qualsiasi investimento deve dare un risvolto socialmente responsabile e sostenibile da tutti i punti di vista. Qui c'è delusione, angoscia, paura. Ma ora c'è rabbia: l’ho vista in faccia alla gente esasperata». 

Dopo la visita alla ex Ilva, Conte è andato nella prefettura di Taranto per incontrare il procuratore, Carlo Maria Capristo nonché i sindaci dell’area tarantina e gli ambientalisti.  «Lei è il primo politico a visitare gli impianti dello stabilimento» ex Ilva «e a visitare un altoforno», è quanto hanno fatto presente alcuni cittadini dei comitati e delle associazioni di ambientalisti che il Presidente Conte ha incontrato questa sera in prefettura a Taranto.

«Presidente non ci abbandoni» ha detto un cittadino dei comitati civici ambientalisti rivolgendosi a Conte durante l'incontro in Prefettura. «Come faccio ad abbandonarvi... Questo è un problema che dobbiamo risolvere insieme», ha risposto il presidente Conte. Il premier si è quindi recato a visitare il quartiere di Tamburi.

Intanto, il binario della guerra tra governo e ArcelorMittal è doppio. E duplice è il rischio della crisi per l'esecutivo. In primis c'è il binario del futuro dello stabilimento: una chiusura sarebbe un colpo mortale per l'esecutivo. Il secondo binario è invece prettamente politico e viaggia sul filo di quello «scudo penale» attorno al quale si consuma lo scontro tra M5S e Pd.

Ma una «soluzione in tasca» per l’ex Ilva ancora non c'è. Alla scadenza delle 48 ore, intimate dal governo ad Arcelor Mittal per tornare sui suoi passi, ad ammettere che servirà ancora tempo è il premier Giuseppe Conte, affrontando l'ira e lo sconforto di operai e cittadini di Taranto davanti ai cancelli dello stabilimento. L’azienda per ora tace, nonostante il pressing di tutto il governo che è compatto sull'indicare la trattativa con Mittal, per ora, come la strada maestra da percorrere per risolvere la crisi.

CONTE AI LAVORATORI: SAREMO UNITI IN QUESTA BATTAGLIA

Il dossier ex Ilva «è prioritario per il governo. Dobbiamo gestirlo tutti uniti, non solo il governo, ma anche voi. Tutti insieme dobbiamo combattere questa battaglia. Come sistema Paese». Lo ha detto il premier Giuseppe Conte al consiglio di fabbrica ex Ilva, ancora in corso. Il presidente del Consiglio ha ascoltato per oltre un’ora gli oltre 200 partecipanti al consiglio di fabbrica.

«Si può fare impresa se si crea un rapporto solido con gli stakeholders in un clima convincente, persuasivo sotto tutti i punti di vista. Il nostro interlocutore va via perchè dice che non c'è sostenibilità sul piano economico e noi dobbiamo creare le premesse per un’attività produttiva perfettamente consonante con la comunità locale, ma non significa che diciamo a Mittal che può andare tranquillamente e ce la vediamo noi. Se andrà via comunque ci sarà una battaglia legale e saremo durissimi». Lo ha sottolineato il premier Giuseppe Conte parlando al consiglio di fabbrica organizzato dai sindacati all’interno dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto.

«Voglio che tutti insieme - ha aggiunto - si combatta questa battaglia, non solo gli avvocati. Il primo segnale da dare è l’orgoglio del sistema Italia. Se investi in Italia sei il benvenuto, partecipi alla gara, offri le migliori condizioni, ti aggiudichi la gara, sottoscrivi il contratto, presenti il piano ambientale, industriale e occupazionale, ma poi lo rispetti. Non sono passati dieci anni, questa è la prima stortura. Noi siamo il sistema Italia, noi ci facciamo rispettare».

«Dobbiamo cambiare registro e in questa vertenza cercheremo di essere duri come richiede il momento, ma allo stesso tempo vi anticipo che è avviata la cabina di regia e ci confronteremo costantemente. Dobbiamo acquisire tutte i finanziamenti e cercarne altri e avere contezza del raggio di operatività. Dobbiamo valutare il futuro di questo stabilimento che dovrà essere socialmente responsabile. Se eserciti attività economica - ha osservato Conte - non puoi non preoccuparti delle condizioni di lavoro, di tutte le persone che ci sono dentro, della salute, della sicurezza, della riqualificazione, della formazione continua. Non puoi non preoccuparti di impatto ambientale».

L'ARRIVO AL SIDERURGICO E LA GENTE

All'arrivo di Conte davanti ai cancelli del siderurgico si è creata una vera e propria ressa: «Parlerò con tutti ma con calma», ha detto il Premier. Botta e risposta con alcuni cittadini che chiedevano di chiudere l’impianto. «Dovete conoscere la situazione», gli ha detto un cittadino. «Sono qui per questo», ha risposto. Alcuni cori inneggiavano la chiusura dell'impianto. Molti sono cittadini del vicino quartiere Tamburi, nel quale si contano i maggiori ambientali e di salute. «Qui ci sono più morti che nascite», dice una madre. «Abbiamo fiducia nelle istituzioni ma non fatela perdere a noi», aggiunge un altro. «Questa città richiede altro - aggiunge un’altra persona - perché continuate a insistere su questa fabbrica». 

Conte  ha cercato di stemperare la tensione accarezzando uno degli attivisti, mentre altri scandivano il coro «Taranto Libera! Taranto libera». Il premier non si è sottratto al confronto e ha detto a chi con le urla copriva la sua voce: «dovete stare zitti, mi dovete far parlare». «Noi - ha sottolineato l’operaio Raffaele Cataldi, rappresentante del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti - diciamo di prendere esempio dall’accordo di programma di Genova. Là è stata chiusa l’area a caldo perchè giudicata incompatibile con la vita umana ed è stata trasferita a Taranto. Noi diciamo di chiudere le fonti inquinanti e reimpiegare gli operai nelle bonifiche».

Prima di entrare attraverso la portineria D, dunque, il Premier ha dovuto ascoltare giocoforza le storie di diverse persone: dall'operaio «licenziato ingiustamente», alla donna che vuole vivere a Taranto a chi chiede «di rispettare la Costituzione». A queste persone Conte ha risposto di «non avere la soluzione in tasca».

INCONTRO CON CONSIGLIO DI FABBRICA E SINDACATI

- Sono presenti anche i segretari confederali territoriali di Cgil, Cisl e Uil e decine di delegati. «Sembra l’aula di una lezione universitaria», ha detto Conte prima di cedere il microfono ai rappresentanti sindacali. Il segretario generale della Uilm Antonio ha chiesto al premier «di fare presto perchè gli impianti marciano al minimo e sono destinati alla fermata totale senza provvedimenti" e ha auspicato una soluzione per «salvaguardare il diritto alla salute e il diritto al lavoro». Il coordinatore delle Rsu della Fiom Cgil Francesco Brigati ha affermato che «in questa fase abbiamo bisogno della politica e della scienza. Più volte abbiamo chiesto politiche industriali che non mettano in contrapposizione salute e lavoro. Per quanto riguarda la scienza, abbiamo chiesto più volte la Viias, valutazione integrata di impatto sanitario e ambientale per stabilire se la produzione è compatibile o meno con questo territorio».

MINISTRO BOCCIA: PREMIER A TARANTO PER ASSUMERSI RESPONSABILITA' -

«Conte oggi ha incontrato a Taranto i lavoratori dell’Ilva assumendosi una responsabilità che pochi altri si sarebbero assunti. Lo ha fatto sapendo di avere noi dietro. Lo ha fatto con l’orgoglio di chi è il capo del Governo del settimo Paese industriale». Lo ha detto il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, a margine di un incontro nella sede di Confindustria Bari e Bat. "Sono fiducioso, il nostro Paese ha imprenditori straordinari e se lo Stato torna in campo, tornano in campo anche loro. Secondo me - ha aggiunto il ministro - lo Stato deve selezionare i migliori manager esistenti sul mercato mondiale dell’acciaio e arruolarli, ma aspettiamo il no ufficiale di Mittal».

"Già l’altra volta, dopo il crac, è lo Stato che ha rimesso in piedi tutto altrimenti l’Ilva sarebbe fallita, - ha spiegato Boccia - ma le scelte di politica industriale fatte con Mittal sono state sbagliate. Se qualcuno non dico chiedesse scusa, che è un esercizio non molto diffuso nel nostro Paese, ma almeno tacesse un pò, eviterebbe di partecipare alla gazzarra di questi giorni. Il riferimento è a tutti coloro che hanno favorito la visione industriale che ha portato poi a Mittal, la lista è lunga. Salvini è uno di quelli che ha cancellato lo scudo e poi ora ha scoperto che lo scudo era centrale, ma non è il solo. Quando io, Emiliano e pochi altri dicevamo che la prospettiva industriale di Mittal non dava garanzie, e all’epoca c'erano imprenditori italiani autorevoli che avrebbero scommesso sull'Italia, hanno scelto invece quella strada»

DI MAIO SU SCUDO: SE TORNA PROBLEMA GOVERNO

E in mattinata si è espresso anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: «Dobbiamo obbligare Mittal a rimanere a Taranto, si stanno rimangiando l'accordo. Mettere sulla strada 5000 persone mi sembra assurdo». E aggiunge_«Questo tema del pretesto neanche Mittal l’ha usato e ora vedo che una parte del sistema, anche mediatico», concentrandosi sull'immunità, «invece di stare con i lavoratori dimostra di stare con Mittal». Lo afferma il capo politico M5S Luigi Di Maio al termine della riunione con i ministri del Movimento. «Se il Pd presenta un emendamento» sullo scudo «è un problema per il governo», sottolinea Di Maio.

LO SCIOPERO DEI LAVORATORI DEL SIDERURGICO

Dalle 7 del mattino in corso lo sciopero di 24 ore indetto da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico di Taranto e negli altri siti del Gruppo ArcelorMittal. Decine di lavoratori dell’appalto sono in presidio nei pressi della portineria imprese. Presenti anche lavoratori diretti e rappresentanti sindacali. I metalmeccanici chiedono «all’azienda l’immediato ritiro della procedura di retrocessione dei rami d’azienda e al governo di non concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi, ripristinando tutte le condizioni in cui si è firmato l’accordo del 6 settembre 2018 che garantirebbe la possibilità di portare a termine il piano Ambientale nelle scadenze previste». Fim, Fiom e Uilm sostengono che «la multinazionale ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2mila attualmente in Amministrazione straordinaria». 

MINISTRO BELLANOVA: LO STATO NON DIA ALIBI ALL'AZIENDA

Quello che lo stato deve fare è una cosa molto semplice e doverosa: dimostrare serietà. Va tolto ogni alibi a Mittal. Mittal deve essere messo di fronte alle sue responsabilità. Lo Stato deve rimettere esattamente le norme com'erano senza dare alibi a Mittal». Cosi la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, ospite di «Radio1 In Viva Voce» su Rai Radio1.
«Taranto e l’acciaio italiano - ha detto - non si possono permettere migliaia di esuberi. 4 milioni di tonnellate fatte da Mittal significa che su 13 mila persone, 8 mila vanno in esubero. A questi vanno aggiunti 6, 7 mila lavoratori dell’indotto e centinaia di piccole imprese che fanno i lavori all’interno dello stabilimento. Lo Stato - ha aggiunto Bellanova - deve svolgere il suo ruolo. L’acciaio deve essere fatto dagli imprenditori che devono essere competenti e devono avere un grande rispetto per l'ambiente. Tutto si deve fare tranne che far diventare la vicenda Ilva in una vicenda giudiziaria. «Chiudere l’Ilva - ha concluso - non significa risolvere il problema dell’inquinamento. Chiudere l’Ilva significa un cimitero a cielo aperto che continuerebbe a distribuire inquinamento».

UNICREDIT E INTESA SANPAOLO SOSPENDONO RATE MUTUI E PRESTITI PER LAVORATORI - Intesa Sanpaolo sospende le rate dei mutui per gli operai ex Ilva. La banca, si legge in una nota, "per supportare i dipendenti della società ex Ilva, ha deciso di dare la possibilità a coloro che tra i lavoratori del gruppo e dei fornitori sono suoi clienti, di sospendere le rate di mutui e prestiti personali per un periodo fino a 12 mesi, raccogliendo così la proposta della Fabi». La domanda di sospensione, viene specificato, andrà presentata dai dipendenti interessati presso la propria filiale Intesa Sanpaolo, che provvederà a finalizzarla. Intesa Sanpaolo vuole dimostrare la propria vicinanza ai dipendenti ex Ilva e delle aziende fornitrici e alle loro famiglie in questo momento di seria difficoltà - spiega il ceo Carlo Messina - Abbiamo ritenuto che la sospensione di mutui e prestiti fosse un intervento di concreto sostegno per le persone e le comunità locali nell’attuale situazione».

E anche UniCredit ha deciso di sospendere per un periodo fino a 12 mesi le rate dei finanziamenti per i dipendenti e i fornitori dell’azienda clienti della banca, per supportare tutti i soggetti coinvolti nelle difficoltà connesse alla vicenda della società ex ILVA. «Le domande di sospensione - si legge in una nota - potranno essere presentate dagli interessati presso le filiali UniCredit, che forniranno loro tutte le informazioni sull’iniziativa e le modalità di attivazione.

Il nostro Gruppo – spiegano i responsabili per l’Italia di UniCredit Andrea Casini e Remo Taricani - ha voluto mettere in atto un intervento mirato a sostegno dei lavoratori dell’ex Ilva, delle aziende fornitrici e delle loro famiglie che attraversano un momento di grande difficoltà, confermando ancora una volta come UniCredit sia attenta alle esigenze del territorio e, in particolare, della clientela in potenziale condizione di vulnerabilità finanziaria»

MELONI (FDI): PASSO FALSO DEL GOVERNO -

Noi di Fratelli d’Italia per primi abbiamo depositato un emendamento sull'ex Ilva per ripristinare lo scudo ad ArcelorMittal, però credo che in qualche maniera non ci fosse una grande volontà da parte dell’azienda di rimanere in Ilva. Quindi l’avere paventato il ritiro dello scudo forse ha rappresentato da parte del Governo un grande passo falso ad ulteriore dimostrazione che dello Stato italiano non ci si può fidare». Lo ha affermato la leader di Fdi, Giorgia Meloni, a margine dei lavori di MuovitItalia a Catania.
«Penso che sia necessario - ha aggiunto - fare tutto il possibile per scongiurare che 20 mila lavoratori rischino il posto e investire su di un serio progetto di bonifica dell’area».

IERI CONTE DA MATTARELLA. PRONTI NUOVI COMMISSARI, IDEA NAZIONALIZZAZIONE. LEGA ALL'ATTACCO - Il governo fa mostra di compattezza e determinazione sull'Ex Ilva, ma i vertici dell’acciaieria non cedono di un millimetro. Dopo il primo incontro finito nel nulla, il premier Giuseppe Conte ha detto ai quattro venti che auspica di poter riaprire quanto prima il tavolo di confronto per salvare i ventimila posti di lavoro in ballo, indotto compreso, e attende a ore una risposta. Da ArcelorMittal, però, nessun cenno. E’ lo stallo: da una parte c'è l’Esecutivo, disposto a concedere lo scudo penale ma fermo sulla volontà di far rispettare gli accordi e garantire l’occupazione. Dall’altra c'è la richiesta di cinquemila esuberi e una causa per rescindere il contratto e 'lasciare' Taranto. E l’ipotesi di ricucire con la multinazionale è sempre più remota.

La questione è complessa e gli spiragli pochi. I sindacati giocano la carta dello sciopero, e ne programmano uno di 24 ore in tutti gli stabilimenti. In mattinata Conte sale al Quirinale da un preoccupato Sergio Mattarella, per parlare anche delle misure che possono essere messe in atto. «Qui non ci sono governi attuali e precedenti - è l’appello di Conte - qui non c'è la maggioranza o l’opposizione, per una volta non ci dividiamo, marciamo coesi verso il salvataggio di questo polo industriale». C'è chi ipotizza un intervento di Cdp o la nazionalizzazione. «Stiamo già valutando tutte le possibili alternative - ripete Conte - ma aspetto una proposta dal signor Mittal e vorrei incontrarlo nelle prossime ore». In ogni caso, spiega Conte, se ci sarà il disimpegno da parte di ArcelorMittal, tornerà la gestione commissariale. Il tribunale è l'esito da evitare. Se però sarà proprio un giudice a dover decidere, Conte assicura che il governo ha tutti gli «strumenti giuridici» per affrontare «la battaglia legale del secolo». Nelle norme, spiega il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, manca «l'elemento necessario» a giustificare "il recesso», chiesto dalla multinazionale franco-indiana. «Se una Multinazionale ha firmato un impegno con lo Stato - è la posizione di Luigi Di Maio - lo Stato deve farsi rispettare, chiedendo il rispetto dei patti e facendosi risarcire i danni».

Premier, ministri ed esponenti di maggioranza, compresi Italia Viva e M5S, ripetono come un mantra che quello per il salvataggio dell’ex Ilva deve essere uno sforzo del sistema Paese. «Lo Stato deve essere unito e compatto», dice il presidente della Camera Roberto Fico. Alla luce di questa narrazione, figuriamoci se il governo può apparire diviso. Però, ai Cinque Stelle non piace troppo lo scudo penale, che è uno dei punti più controversi. Allora è una corsa a smontarne la portata. «E' un falso problema, su quello il governo è compatto», assicura Conte ripetendo di averlo detto chiaro e tondo anche Lakshmi Mittal e Aditya Mittal, Ceo e Cfo della multinazionale. E poi, ricorda il premier, nel contratto «non c'è alcun riferimento allo scudo penale». Infatti, spiega, la retromarcia della multinazionale non è dovuta a quello, ma a «un problema di piano industriale, di sostenibilità economica». I dati confortano questa spiegazione: ArcelorMittal ha chiuso il terzo trimestre con una perdita salita a 486,52 milioni euro e un calo della produzione di acciaio da 22,8 a 20,2 milioni di tonnellate. «I rappresentati di ArcelorMittal - dice Patuanelli - ci hanno detto chiaramente che non sono in grado di portare a termine il loro Piano industriale per rilanciare l’Ilva».

In serata Conte incontra prima i sindacati e poi i vertici locali: il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, il presidente della Provincia, Giovanni Gugliotti e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Con loro ha aperto un «tavolo permanente» di crisi, chiedendo di sostenere la difesa, come parti civili, in un eventuale contenzioso giudiziario.
Malgrado gli appelli al fronte comune, l’opposizione attacca la maggioranza. Durante le comunicazioni di Patuanelli alla Camera, i deputati della Lega hanno esposto dei cartelli con la scritta «A casa voi, non gli operai dell’Ilva», gridando "elezioni, elezioni»."Abbiamo al governo dei pericolosi incapaci», dice Matteo Salvini. Mentre per l’azzurra Anna Maria Bernini, «Conte chiama a raccolta tutto il Paese mentre non riesce a chiamare a raccolta nemmeno la sua maggioranza».

(foto Todaro)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie