Domenica 14 Agosto 2022 | 18:51

In Puglia e Basilicata

Meridiane

Il Mediterraneo puro dell'isola di Procida

Il Mediterraneo puro dell'isola di Procida

Qui il mare fa le fusa accoglie, sorregge ed è navigabile. Sullo sfondo le sagome di Ischia e Capri

30 Giugno 2022

Silvio Perrella

Meridiane

Silvio Perrella

La meridiana, detta anche, impropriamente, orologio solare o quadrante solare, è uno strumento di misurazione del tempo basato sul rilevamento della posizione del Sole. Attraverso le parole di Silvio Perrella facciamo un viaggio nel tempo nei luoghi del cuore che profumano di Meridione e Sud.

Procida si proietta oltre se stessa. La percorri in qua in là a passi lesti che non si stancano. Le vie traverse chiamano alle esplorazioni. Si lascia il basolato che la fa così napoletana e si va per viottoli che girano improvvisi attorcigliandosi a desideri di silenzi.
Vorresti fare sosta, fermare tempo e passo, metterti in ascolto, diventare un limone che splende nel sole come nella poesia dei Montale.
I due porti principali si danno le spalle. Nel primo attraccano soprattutto i vaporetti e gli aliscafi in transito per Ischia o per Napoli. Nel secondo i pescatori rammendano le reti e provano a proteggersi dalla massa smemorata di chi ha già visto tutto in fotografie prestampate in aggeggi elettronici portatili.
Il secondo porto si chiama Corricella, è Mediterraneo puro: colori pastello dall’azzurrino al rosa, case ad incastro, scale a serpentina, onde che si poggiano lievi sulle chiglie delle imbarcazioni.
In alto mugugna a labbra chiuse Terramurata. Il palazzo d’Avalos fu dimora borbonica e poi reclusorio a scondimento di onde lontane, irraggiungibili, meteore di chi è ristretto in pochi metri quadri e avverte la vastità dell’orizzonte come una stretta del cuore, un infarto che si rinnova senza condurre alla morte.
Oggi ci sono finestroni così grandi da sbalordire, rovine murarie che incorniciano paesaggio a vastità azzurra.
In fondo il balenone di Capo Miseno da qui è parte dell’isola; laggiù fa curva annunciando formicolii abitativi, città, occhi persi nel vuoto.
Oggi però la meta è un’altra. Si vola verso il terzo porto. Prende il nome di Chiaiolella, come la spiaggia.
Saliscendi nel verde, profumi di zagara, ponte avvistato.
Un ponte in un’isola? Esatto, ponte tra isola grande e isola piccola, congiungimento fatto per far passare i tubi dell’acqua da qui a lì.
Vibra nell’andare di ferrosità arrugginita, di salsedine appiccicata negli anfratti e nei piloncini al contatto d’acqua.
Vivara, ecco Vivara. I cancelli che la separano dal mondo si aprono per un sortilegio che vive un solo giorno. Oggi.
Vai, esplora, cerca la sorpresa. Altri saliscendi nel verde. Soste in petrai abbandonati. Lucertole a torcere la coda e fuggire nell’abbaglio del meriggio.
In fondo, dall’altra parte dell’isola, la sorpresa sta quieta nell’aria.
Pietre, vegetazione dentro e fuori, forme sfatte, soprattutto finestre. Era un sogno architettonico messo al mondo dalla mente utopica di Lamont Young.
Un casa girevole; esatto, una casa mai ferma, cinema dello sguardo, inquadrature-finestre, mutevolezza degli elementi accolta nelle stanze.
Rimane poco e forse non c’è mai stato tanto di più.
Rimangono però tre grandi finestroni, sgomentevoli quasi come quelli di Terramurata.
Ognuno fa sorgere alla vista un’isola diversa.
Ischia, che a sua volta ha un’isola più piccola tenuta a bordo da un altro ponte. Vertigine.
Capri, lontana, bitorzoluta, miraggio galleggiante, tutto calcare omerico.
Procida distesa, vicina, tutta tufo virgiliano. La casa girevole, meridiana petrosa, colleziona isole.
Tempo, ti verrebbe da dire, dammi la mano, conducimi negli spazi nei quali ti senti più a tuo agio.
Tempo fatto di tufo che lasci brillii sulle dita dammi requie. Tempo isolano isolato ossigenato di iodio fatti vento portatore d’idee nuove.
Il vento non manca mai sulle isole. Le percorre ad andarivieni nervosi, fa slalom tra i vicoli, disegna spume sulla superficie del mare.
Anche adesso s’infila nelle stanze a cielo aperto di Lamont Young; quasi ne pronuncia il nome; rievoca le sue gesta architettoniche; lo riconduce alla Villa Ebe sulla collina di Pizzofalcone, a Napoli, dove si diede la morte.
Riattraversare il ponte è matematica di passi che conduce al mare.
Vivara alle spalle, la Chiaiolella alle spalle, è tempo d’immergersi nell’acqua salsa.
Allungo il corpo, batto il crawl, prendo fiato di lato, faccio il morto in equilibrio meditativo.
Il Mediterraneo sfinito di corpi affondati nella disperazione, colmo di rifiuti, manomesso da chiunque lo sconosca, qui oggi fa le fusa, accoglie, sorregge, è pontos come lo vollero i greci antichi, materia misurabile di congiungimento, oggetto navigabile di sogni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Calendario dei post

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

 

PODCAST

 

i più visti della sezione

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725