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In Puglia e Basilicata

Una mela al giorno

Prendersi cura del proprio fegato, ecco come

Prendersi cura del proprio fegato, ecco come

I ricercatori dell'Università di Dresda hanno dimostrato che, ogni giorno, il fegato produce circa 175 milioni di nuove cellule

09 Luglio 2022

Nicola Simonetti

Una mela al giorno

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Il fegato, sempre giovane finché un virus non lo infiamma ed è subito epatite. È uno degli organi con rigenerazione più veloce del nostro corpo. I ricercatori dell'Università di Dresda hanno dimostrato che, ogni giorno, il fegato produce circa 175 milioni di nuove cellule e cioè, dice Coralie Lemke,su Science et Avenir - che più della metà di tutte le cellule del nostro fegato sono nate nell'ultimo anno. Al fegato, ci vogliono in media 2,5 anni per rigenerarsi completamente. Ma, mentre il 90% del fegato si rigenera in meno di 2 anni, ai 25 anni di età, la crescita rallenta: a 75 anni solo il 75% delle cellule si rinnova in meno di due anni. Risultati importanti, questi, per capire come questo organo vitale possa funzionare male in diversi momenti della vita e individuare il modo di risolvere le patologie relative.

Il problema richiama l’attenzione sull’ Epatite C, temibile suo avversaria. Ma, ora si va verso la sua eradicazione totale. In Italia abbiamo migliaia di infezioni sommerse che lo screening, rivolto specie ai nati tra il ’48 e l’87 ed alle categorie sospette, individua per avviare a cura che uccide il virus responsabile. Tra questi, anche pugliesi e lucani cercasi. Sono i positivi al virus dell’epatite C (HCV) che gli rode dentro e pone a serio rischio il loro fegato. L’ACE (Alleanza Contro le Epatiti) è in giro per le Regioni (di recente anche in Puglia e Basilicata) per fare un primo bilancio delle preliminari azioni poste in essere per la campagna di screening (“Focus on Regioni Puglia e Basilicata”, organizzato da Mapcom Consulting, promosso da AISF  e SIMIT, patrocinio di EpaC onlus e contributo non condizionato di AbbVie e Gilead Sciences). Ma uno su due delle persone sospette che dovrebbero sottoporsi allo screening (key population ed altre categorie) non lo sa. Superata la brusca battuta d’arresto dovuta alla pandemia da Covid-19, ci si è riorganizzati per raggiungere l’ obiettivo posto dall’OMS: eliminazione del virus HCV entro il 2030. Le Regioni si stanno adoperando per utilizzare al meglio le risorse del fondo sperimentale, che Alleanza Contro le Epatiti vorrebbe fosse trasformato in fondo strutturale. “È un’occasione unica per raggiungere l’ambizioso obiettivo di eradicazione fissato dall’OMS per il 2030.” (ass. Palese). La Basilicata è già avanti in questa campagna screening.

La Regione Puglia sta lavorando alla definizione di un programma e linee guida per seguire i positivi al virus. Le attività di screening dovrebbero coinvolgere circa 1 milione di persone. “L’Italia può essere orgogliosa dei risultati raggiunti avendo trattato - dice il prof. Brusaferro - oltre 200mila persone ma per eliminare la malattia dobbiamo agire con lo screening su” key population” (tossicodipendenti, carcerati, migranti provenienti da Paesi a rischio, omosessuali, sex workers ecc.) e su tutti i cittadini nati tra il 1969 e il 1989, anche stranieri senza permesso di soggiorno) e su altri gruppi di popolazione generale tra i quali l’Epatite C ha una prevalenza superiore” Perché lo screening gratuito? Esso è la soluzione ottimale per risolvere definitivamente il problema. Le persone più a rischio sono specie gli over 50, infettati prima del 1989, quando il virus HCV era sconosciuto ma le infezioni proliferavano attraverso iniezioni, interventi chirurgici e dentistici, trasfusioni, trapianti, iniezioni di droga, tatuaggi o analoghi comportamenti.

Molti over 50, quindi, si portano in corpo il virus che, prima o poi morderà il loro fegato ma che azzanna anche altri organi e sistemi causando diabete, malattie cardiovascolari, ecc, la cui frequenza - dice Ivan Gardini, presidente EpaC onlus -  sembra aumentare con l’età della persona. Ci sono test (prelievo di poco sangue venoso per ricercare gli anticorpi contro l’HCV e, nei positivi, il materiale genetico del virus stesso) . Ora occorre adoperarsi per raggiungere anche popolazioni spesso ai margini e prive dell’adeguata assistenza. Disponiamo di farmaci in grado, se utilizzati adeguatamente, di cancellare la presenza del virus.

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