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Gallipoli, luce sulla città
partendo dai lampioni

Veritopoli

Nicola PEPE

Nicola PEPE

La verità, ogni giorno, diventa un bene sempre più prezioso. Talmente prezioso, che a qualcuno fa comodo tenerlo custodito. E così, chi ha il diritto di sapere, è costretto ad accontentarsi di mezze verità

Gallipoli, luce sulla città partendo dai lampioni

Avevamo visto giusto su Gallipoli e sullo sballo nel Salento. Perchè nonostante qualcuno si sia affannato a definire «qualunquista» il nostro lavoro, i fatti continuano a darci ragione. Ci conforta che le autorità abbiano siglato un patto (il secondo in due anni) con i rappresentanti dei locali da ballo: giusto il potenziamento dei servizi di sorveglianza, idem la collaborazione con le forze dell’ordine e anche il divieto di alcol ai minorenni, peraltro già previsto per legge. Tuttavia quello che sta accadendo a Gallipoli, in realtà meriterebbe qualcosa di più di una riunione davanti alle telecamere che si chiude con una velina sui controlli fatti e con l’ennesima stretta di mano sigillata dall’immancabile firma.

Da una settimana stiamo denunciando quelle che accade a Gallipoli, e in Salento. Ragazzi in coma etilico soccorsi dentro e fuori i locali. Per non parlare di quei giovani che finiscono tra le braccia di un esercito di spacciatori reclutati da clan, di cui è complice una ingiustificabile oscurità del lungomare della città bella. Per rendersene conto basta percorrere dopo una certa ora, la sera, il lungomare di Gallipoli che dal lido San Giovanni porta a Baia verde: balzerà subito all’occhio il particolare di decine di ragazzi che passeggiano sul ciglio della strada «segnalando» agli automobilisti la loro presenza accendendo le «torce» dei cellulari. Una raccomandazione che qualcuno ha persino inserito nelle cosa da sapere appena un turista arriva a Gallipoli.

Vien da chiedersi: in una località che, per bocca del suo massimo amministratore, si fregia di mettere a disposizione tanti servizi, nonostante soldi che arrivano da multe, tasse di soggiorno e parcheggi, è possibile non trovare i soldi per qualche lampione? E di certo non è colpa della «Capitaneria che non dà l’autorizzazione perchè la luce interferisce con la navigazione» per la semplice ragione che basta puntare la lampada sulla strada «perchè non ci sia alcun problema».

Ma c’è di più. L’autodenuncia di un socio proprietario di una nota discoteca, oltre a sollevare dubbi sugli equilibri che finora hanno tenuto insieme più «anime» imprenditoriali di diverse «etnie», induce a qualche riflessione sulle maglie larghe dei controlli. Come è possibile che una discoteca con un limite di capienza fissata da una commissione di vigilanza, possa passare inosservata riempiendo come un uovo il locale raddoppiando, o forse più, il numero di gente, venendo meno così a un requisito di sicurezza? Siamo certi che le autorità sapranno allontanare ogni ombra perchè ai legittimi interessi di chi fa impresa va contrapposto il diritto di un genitore a rivedere suo figlio tornare a casa la mattina dopo.

Nicola Pepe

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