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SLIDE

Il siparietto Salvini-Meloni a Cernobbio

Il siparietto Salvini-Meloni a Cernobbio

L’uso delle diapositive molto frequente in ambito scolastico e universitario, ma raro in politica. Comunicare con le immagini richiede competenze e il leader della Lega…

06 Settembre 2022

Michele Partipilo

Classe Media

Michele Partipilo

Viviamo nella società dell'informazione e la nostra vita è dominata dai media. Ma dei tanti problemi che generano raramente se ne parla. In questo blog proviamo a farlo.

All’ultimo Forum Ambrosetti, che ogni anno si tiene a Cernobbio, la giornata dedicata ai leader politici ha visto anche un simpatico «siparietto» tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni.  Al momento dell’intervento il leader della Lega annuncia che, a supporto delle sue parole, ha portato «delle slides». «Le slides? No…», si sente chiedere in sottofondo dalla presidente di Fratelli d’Italia, con una voce scherzosa. «Sì, le slides, poca spesa tanta resa», ribatte Salvini dopo un momento di esitazione.

Siparietto a parte, che cosa sono le slides? Propriamente sono i fotogrammi della pellicola fotografica montati su telaietti in plastica. Venivano proiettati grazie a un apparecchio in cui venivano caricate su un’apposita rastrelliera. Un braccino in plastica provvedeva a spostare la diapositiva affinché venisse colpita dalla luce della lampada. L’immagine così prodotta, dopo avere attraversato una lente che permetteva la corretta messa a fuoco, finiva sullo schermo. Da questo progressivo scorrere della rastrelliera su cui erano allineate le diapositive deriva il nome slide, che significa proprio «scorrimento». Oggi le slide – meglio al singolare, poiché le parole straniere in Italiano sono indeclinabili – non esistono più per la semplice ragione che non esiste più la pellicola fotografica.

Allora Salvini ha bluffato? No, certo che no. Salvini ha proiettato, tramite un computer, delle slide digitali, di solito realizzate con il programma Power Point e per questo chiamate anche solo Power Point o Ppt, per via dell’estensione dei file di questo programma. Le slide o Ppt che dir si voglia sono molto apprezzate in ambito scolastico e accademico. Permettono con grande creatività di illustrare processi produttivi, sintetizzare concetti, riprodurre immagini e filmati, riportare grafici di statistiche e percentuali insomma aiutano il relatore a spiegare il suo pensiero. Di qui il largo uso nell’ambito della formazione o delle attività aziendali. Lo scopo delle slide è dunque di farsi capire. Ecco perché alla Meloni la trovata di Salvini ha fatto sorridere. Non perché i politici non puntino a farsi capire, ma perché solitamente preferiscono una comunicazione di tipo verbale, più facile da gestire, spesso padroneggiata con disinvoltura e priva di supporti tecnologici. Per l’uso di slide sono infatti necessari almeno un computer, un videoproiettore e uno schermo. Se poi contengono audio serve anche un impianto di riproduzione del suono.

Ma le slide hanno bisogno soprattutto di essere preparate. Quanto più elaborata e curata è la parte grafica tanto più la proiezione risulterà efficace. Due sono gli ingredienti per una buona preparazione: avere concetti chiari da esporre e avere dimestichezza con l’uso delle immagini. Sì perché ogni slide è a sua volta un’immagine, a prescindere dal contenuto effettivo. Molto spesso viene riportato nello spazio concesso da Power Point un testo scritto, magari la citazione di un brano o di una norma. Solo che quando è troppo lungo si restringe il carattere al punto che la slide non adempie più al suo compito di mostrare è far capire. Quella è la tipica immagine sbagliata che vanifica la comunicazione. In alcuni casi, se si utilizzano immagini sbagliate, addirittura si comunica un concetto opposto o comunque molto diverso da ciò che si voleva dire. Nel caso dei politici l’uso dei Ppt è piuttosto raro, a meno che non si riferiscano dati ufficiali di ricerche o statistiche, comunque contenuti elaborati da altri.

Mai si è visto un leader di partito che illustrasse il suo programma con delle slide: troppo rischioso, poiché quelle immagini restano, non solo nella mente ma anche nella Rete, ed è meglio che non vi siano tracce troppo precise di promesse e annunci. E infatti nelle famose slide di Cernobbio Salvini ha mostrato solo contenuti di altri (l’ex presidente Eni, Scaroni, il direttore del Corriere della Sera, Fontana) per rafforzare le sue tesi e mostrare che non erano roba di destra, bensì considerazioni fatte anche da altri. Non sappiamo chi abbia suggerito al leader della Lega di avvalersi di diapositive per il suo intervento, lui che ha una buona capacità dialettica. I risultati del suo intervento non sono stati eccezionali né hanno le famose slide sembra abbiano lasciato il segno. Al contrario, la comunicazione è passata attraverso il sorriso iniziale della Meloni che ha letteralmente smontato la trovata del suo alleato.

Se Salvini fosse stato un po’ più esperto in materia avrebbe dovuto subito rinunciare a usare le diapositive e avrebbe così annullato l’effetto sorriso. Ma la comunicazione è arte difficile che richiede intelligenza e grande prontezza quando sei dal vivo. Non sempre «la Bestia», cioè il gigantesco ufficio messo su da Salvini per comunicare, è dietro di te per sorreggerti e consigliarti. Molto meglio la spontaneità della Meloni. In campo calcistico si direbbe 1-0 e palla al centro.

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