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Oblio

Il giornalista come un nuovo Ulisse

Il giornalista come un nuovo Ulisse

La Itaca di terra e sassi è simbolo di un «riportare al cuore» che non lascia dissolvere i contorni della vita passata. Il mare solcato in lungo e in largo, è la liquidità, una realtà sfuggente in cui le forme si perdono

15 Aprile 2022

Michele Partipilo

Classe Media

Michele Partipilo

Viviamo nella società dell'informazione e la nostra vita è dominata dai media. Ma dei tanti problemi che generano raramente se ne parla. In questo blog proviamo a farlo.

L’Odissea rappresenta uno dei momenti più alti in cui il cammino dell’esistenza, fatto di ricordi e dimenticanze, è stato descritto e analizzato. L’esempio più significativo è Ulisse, che dopo molti anni rivede la sua Itaca e non la riconosce subito; deve prima riandare al passato, ricordare le interminabili peripezie che gli tornano alla mente come in un flashback cinematografico. Ulisse solo attraverso la memoria e con sofferenza ricostruisce una continuità della vita che il tempo sembrava avesse spezzato. Ma sottolineare che il ricordo ha bisogno di qualcosa che lo risvegli non è tuttavia sufficiente a indicare davvero quanti e quali siano i suoi legami con il tempo attuale. Anche Penelope – tanto per restare nell’Odissea – può liberarsi dall’inerzia del proprio presente solo accettando di ricordare. L’arrivo di quel misterioso sconosciuto che le evoca la figura del marito rappresenta per lei l’inizio di una battaglia: quella fra il ricordo e l’oblio. Un velo del tempo da sollevare ma che in qualche modo lei stessa aveva steso per sottrarsi al dolore dello sposo scomparso da anni.

Come ha scritto il filosofo Paolo Spinicci, l’Odissea è il poema del ricordo e della dimenticanza, trasfusi nei due elementi protagonisti della narrazione omerica: la terra e il mare. La Itaca di terra e sassi è simbolo di un «riportare al cuore» che non lascia dissolvere i contorni della vita passata. Al contrario l’acqua, il mare solcato in lungo e in largo da Ulisse, è la liquidità, una realtà sfuggente in cui le forme si perdono. Nell’acqua non permane nulla di ciò che era: è la materia dell’oblio. Per questo l’acqua di un fiume che scorre – il Lete – può cancellare in chi si bagna il ricordo della vita trascorsa. E non è un caso se la società contemporanea, così propensa alla dimenticanza ma condannata alla memoria perenne di Internet, sia stata definita – secondo la felice intuizione di Zygmunt Bauman – come «società liquida».

La figura di Ulisse può allora rappresentare la complessa funzione svolta dal giornalista, costretto a ricordare il passato – anche il suo personale, inevitabilmente, insieme con quello degli altri – per ricongiungerlo al presente e dare un senso a ciò che fu e a ciò che è. È operazione carica di dolore anche questa, perché riporta al cuore passioni sopite, gesti dimenticati, odi e amori sepolti sotto la coltre del tempo. Una sofferenza necessaria se si vuole che la realtà non diventi più effimera di quanto non lo sia. In quanto cercatori di verità i giornalisti non possono accettare di subire la dimenticanza come una pietra tombale su quel che è stato.

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