Perché l’azienda comunale dei trasporti di Foggia si era dotata di un security manager? E perché l’incarico è stato conferito a un sedicente ingegnere in via riservata, senza alcun tipo di pubblicità, senza pubblicare il contratto e senza passare dal consiglio di amministrazione? E ancora perché il consulente si è dimesso il 29 marzo 2021, subito dopo l’addio del presidente della società Giandonato La Salandra, spiegando che era venuto meno «il riferimento giuridico e personale con cui interfacciarsi»? È un vero e proprio giallo la storia, emersa da un esposto, che nei giorni scorsi ha portato la Corte dei conti a citare in giudizio l’ex presidente di Ataf, nel frattempo diventato parlamentare di Fratelli d’Italia: al 48enne avvocato foggiano La Salandra il sostituto procuratore generale Fernando Gallone contesta un danno erariale da 22.300 euro.
Insieme alle dimissioni, il consulente, che si chiama Girolamo D’Agnano, ha inviato all’Ataf anche cinque fatture per il periodo dall’ottobre 2020 a marzo 2021 che la società ha respinto, rilevando di non essere al corrente né del suo contratto né dell’attività eventualmente prestata. Ma è proprio questa richiesta ad aver fatto venir fuori la storia. Da un approfondimento è emersa infatti una nota interna (riservata pure quella) in cui la responsabile amministrativa raccontava di essere stata messa al corrente dal vicepresidente dell’incarico affidato al security manager e che l’allora presidente La Salandra aveva fatto registrare in contabilità due fatture del consulente.
Nella lettera di incarico «riservata» è scritto che a D’Agnano era stata affidata (per un compenso massimo di 2.500 euro al mese) la gestione delle «problematiche della sicurezza della società con particolare riferimento alle comunicazioni sia in rete mobile che fissa e alla trasmissione di dati» e del «controllo sicurezza e riservatezza degli uffici», che in casi simili è un eufemismo utilizzato per indicare la bonifica dalle microspie. E, curiosamente, era anche scritto che «l'interlocuzione sarà diretta con il presidente e con il vicepresidente ed ogni controllo avverrà da remoto. Le interlocuzioni che si renderanno necessarie si terranno lontane dai locali aziendali e le attività come sopra esplicitate saranno svolte da remoto».
Dopo il no al pagamento il consulente ha chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo, e a luglio 2022 Ataf ha dovuto sborsare 14.800 euro da aggiungere ai 7.500 che erano già stati pagati l’anno precedente per un totale di 22.372 euro. Nella citazione a giudizio notificata con il visto del procuratore regionale Carmela de Gennaro, l’accusa contabile ritiene che l’incarico sia «gravemente illegittimo» non solo perché firmato dal presidente ma anche perché non era possibile procedere con l’affidamento diretto. «Non è stato rispettato nessuno degli obblighi di trasparenza che devono sempre accompagnare il conferimento e la gestione degli incarichi e delle consulenze da parte delle amministrazioni pubbliche», né il security manager ha mai presentato una relazione sull’attività effettuata.
Dopo la notifica dell’invito a dedurre, La Salandra (difeso dall’avvocato Nicola Traisci) ha prima presentato una memoria e poi ha chiesto di essere sentito. Il parlamentare ha respinto la tesi secondo cui quello affidato a D’Agnano era «un incarico riservato», facendo notare che il consulente aveva già avuto in precedenza incarichi simili in Ataf. La nomina del security manager, secondo l’ex presidente, si era resa necessaria a seguito di «plurimi eventi delittuosi a discapito del patrimonio aziendale»: il consulente avrebbe riferito a lui, oralmente, sulle attività svolte.
Ma la Procura contabile ritiene poco credibile che i compiti di verifica della sicurezza assegnati al consulente «possano essere effettivamente realizzati senza mai entrare in azienda», e soprattutto nota che i pagamenti sono avvenuti solo fino a quando La Salandra era presidente. Dalle verifiche effettuate dalla Finanza è emerso poi che D’Agnano lavora a Roma, possiede un negozio di telefonia a Foggia e soprattutto che non è iscritto all’albo degli ingegneri. «L’attribuzione di un titolo professionale inesistente - secondo l’accusa - costituisce la prova certa dell’assenza di controlli preliminari» all’assegnazione dell’incarico.
IL CONSULENTE: NON SONO UN FALSO INGEGNERE«Abbiamo controllato e verificato gli incassi dei parcometri - dice D’Agnano, ex militare dei carabinieri -, la gestione della sosta e tutta una serie di dati. Fino a quando ci sono stato io, l’Ataf non ha mai avuto un solo ammanco. Da quando mi sono dimesso c’è stato un ammanco di 750mila euro». La Finanza, su delega della Procura della Corte dei conti, ha verificato che il consulente non risulta iscritto all’albo degli ingegneri e dunque ritiene che non potesse svolgere il ruolo di security manager: «Non sono mai stato iscritto all’Ordine - replica l’interessato - ma possiedo tutte le attestazioni per svolgere il ruolo di security manager che ho fatto anche in passato».
Nella lettera di incarico «riservata» firmata da La Salandra (oggi deputato di FdI) è scritto che a D’Agnano era stata affidata (per un compenso massimo di 2.500 euro al mese) la gestione delle «problematiche della sicurezza della società con particolare riferimento alle comunicazioni sia in rete mobile che fissa e alla trasmissione di dati» e del «controllo sicurezza e riservatezza degli uffici». Il consulente si è dimesso dopo le dimissioni presentate dal presidente, e per ottenere il pagamento delle ultime mensilità ha ottenuto un decreto ingiuntivo da 14.800 euro che vanno aggiunti ai 7.500 euro già pagati. Secondo la Procura della Corte dei conti costituiscono danno erariale perché il contrato era illegittima.
















