Giovedì 19 Febbraio 2026 | 14:39

«Aste giudiziarie fantasma», a Taranto giudizio immediato per un agente immobiliare

«Aste giudiziarie fantasma», a Taranto giudizio immediato per un agente immobiliare

«Aste giudiziarie fantasma», a Taranto giudizio immediato per un agente immobiliare

 
francesco casula

Reporter:

francesco casula

«Aste giudiziarie fantasma», a Taranto giudizio immediato per un agente immobiliare

Il 59enne finito ai domiciliari a novembre: era riuscito a farsi pagare per operazioni inesistenti

Giovedì 19 Febbraio 2026, 11:59

Sono stati assolti perché «il fatto non sussiste» un ufficiale giudiziario della Corte d’appello e un avvocato che secondo l’accusa si erano presentati a casa di una coppia di anziani minacciandoli di ipotecare la loro casa se non avessero pagato 6mila euro che il loro figlio, un avvocato, era stato condannato con sentenza a liquidare. Il giudice Alessandra Rita Romano ha infatti aderito pienamente alla tesi difensiva degli avvocati Luigi Morbidelli e Alessandro Scapati e scagionato gli imputati (che rispondevano di tentata concussione) per i quali la pubblica accusa aveva formulato una pena a 1 anno e 4 mesi, con rito abbreviato. Il gup Romano ha poi trasmesso gli atti alla Procura – che deciderà quali azioni intraprendere – per il reato di calunnia ipotizzato ora nei confronti della donna ritenuta inizialmente vittima e del figlio che avevano sporto denuncia contro i due imputati e che si erano costituiti parte civile attraverso l’avvocato Caterina Palumbo.

L’inchiesta coordinata dal pm Remo Epifani era partita dalla querela ai carabinieri dell’anziana. La donna aveva ripercorso l’intera vicenda avvenuta quando il marito era ancora in vita, spiegando che i due professionisti avevano bussato alla loro porta e che «mentre l’ufficiale giudiziario era quasi sempre in silenzio, l ‘avvocato era molto determinato nell’eseguire il pignoramento poiché, a suo dire, aveva vinto una causa». Il figlio della coppia era stato infatti condannato dal tribunale di Taranto a liquidare le spese di 6600 euro all’avvocato e a un collega di questo.

La madre dell’uomo aveva inoltre raccontato che il defunto marito aveva tentato «in tutti i modi di non far entrare i due, ma mentre eravamo in giardino a discutere, con uno scatto fulmineo, entrò in casa senza alcuna autorizzazione» aggiungendo di non aver ricevuto pressioni al loro rifiuto di pagare la somma richiesta né di aver subito «minacce particolari, ma l’avvocato ripeteva in continuazione che le cose sarebbero peggiorate con il pignoramento di tutta la casa qualora non avesse ricevuto l’importo di 6mila euro quale suo compenso». Uno scenario, quello evocato, che aveva indotto il coniuge a firmare un assegno per coprire quell’importo richiesto. Una ricostruzione a cui il magistrato Romano non ha evidentemente aderito: per conoscere le ragioni della sua decisione bisognerà tuttavia attendere il deposito delle motivazioni della sentenza.

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