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Mio fratello disabile, un'ipotesi di terapia familiare

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Mio fratello disabile, un'ipotesi di terapia familiare

Forse nessuno ha ancora indagato nel profondo i rapporti parentali e le ricadute psicologiche e affettive che si instaurano tra fratelli e sorelle, quando uno di loro è una persona con disabilità, se non a livello clinico e accademico.

Nel nucleo familiare, al di là e oltre le dinamiche di accettazione, l’handicap è una deflagrazione nucleare globale, in cui i figli normodotati rischiano, loro malgrado, di ridursi a mendicanti affettivi.

È normale che in una situazione di maggior difficoltà e di bisogno, i genitori riversino sui figli con disabilità, un surplus di affetti e di attenzioni che alla lunga possono rivelarsi anche deleteri. Nei casi più gravi i figli normali non supereranno mai una presunta sindrome dell'abbandono e si sentiranno sempre inadeguati rispetto alle aspettative genitoriali che non di rado li vedranno come stampella per il fratello disabile, nei confronti del quale specie nell'età adolescenziale e di formazione, il parente normodotato tenderà a sviluppare un atteggiamento ambivalente che va dalla sorda aggressività all’incompiutezza di un aiuto che non si sente in grado di dare. Inoltre potranno venire a galla rivalse affettive che si manifesteranno anche nel ricorso a comportamenti problema tesi ad attirare l'attenzione del genitore, che verrà visto, o come semi assente, o troppo impegnato nella cura del fratello, o della sorella disabile.

Non di rado, va detto, le persone disabili, da un punto di vista affettivo si dimostrano dei veri e propri despoti; nè vale, peraltro, invocare l'attenuante che lo farebbero inconsciamente.

La persona disabile che si renda conto di queste dinamiche affettive, qualora ne abbia i mezzi di destrutturazione e comprensione, non può porvi rimedio perché essa stessa è parte integrante di un rapporto affettivo e parentale viziato Ed in qualche modo ne è anche la causa.

Nella maggior parte dei casi, quando tra fratelli e sorelle disabili e non, permangono situazioni di conflitto e di confronto-scontro di cui i soggetti non sono attori diretti, ma solo, magari, comparse consequenziali, non si riesce a creare quel rapporto di complicità che pure sarebbe il primo passo per il superamento delle difficoltà di relazione di cui abbiamo fin qui parlato.

Spesso in famiglia non si riesce a guardare alla situazione di disabilità come ad un'altra parte della normalità di una vita possibile.

Quindi, a volte il fratello o la sorella normodotati tendono ad assumere nei confronti del disabile atteggiamenti ricalcati su quelli dei genitori e non riescono neanche a litigare con le persone con disabilità, quando questo sarebbe opportuno, tenendosi dentro tutto il bagaglio di frustrazioni e di rancori che alla lunga vengono al pettine.

Quello del padre e della madre è uno dei compiti più difficili della terra, ma proprio per questo, soprattutto in presenza di una disabilità grave, devono farsi aiutare nell'edificazione è ristrutturazione degli equilibri familiari, ricorrendo senza timore a figure come gli psicologi e i neurologi. Perché tutto si può migliorare, a patto che lo si conosca e ci si confronti con il dolore. Ma le carenze affettive originate in presenza di un fratello disabile, possono portare ha conseguenze importanti anche nella costruzione del Sé di una persona normodotata.

Queste, non sono che deduzioni empiriche, sperimentare sul campo.

Ma credo che, proprio nella loro empiricità, un principio di validità.

È vero che la persona con disabilità, a volte necessita di affettività e disponibilità quadruplicate ma stiamo attenti a non sovraccaricarla di stimoli emozionali ed affettivi che finiscono per impoverire gli altri componenti della famiglia; perché saranno loro, nel silenzio, a soffrirne di più.

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