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Da Bari a Laterza sul filo della solidarietà e dell'integrazione

DiversaMente

Michele Pacciano

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L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Il Natale è anche motivo di nuova integrazione

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Un nutrito drappello di ragazzi dell’Azione Cattolica e del gruppo Scout della parrocchia San Giuseppe nel quartiere Madonnella di Bari, guidati dal viceparroco, don Francesco Ardito, da educatori e catechisti, accolti dalla parrocchia dello Spirito Santo di Laterza, hanno visitato il centro storico del paese, per assistere al presepe vivente che si è snodato nei vicoli della città vecchia avendo come figuranti gli ospiti disabili del centro di riabilitazione Osmairm.

Un viaggio nell'integrazione possibile, dove un paese accoglie le persone in difficoltà e anche attraverso una struttura di eccellenza, cura e si fa carico della disabilità grave. Ognuno ha una sua disabilità, ciascuno esprime una sua possibilità. In questo spirito Laterza diventa un modello per grandi e piccole realtà come ha sottolineato il segretario dell'associazione AFAO che raggruppa le famiglie degli ospiti del centro Osmairm, Leonardo Manzari. Il presepe vivente, come ha puntualizzato il direttore sanitario della struttura, dottor Mino Turi, è il momento conclusivo di un intenso lavoro laboratoriale che impegna ospiti ed educatori, come hanno evidenziato i Due operatori specializzati Franco Carignano e Ciro D’Anversa,in un’attività di preparazione dell’evento, che si protrae per un intero anno solare.

Per una persona con disabilità grave anche la semplice articolazione di un movimento o di un’elaborazione cognitiva complessa, diventa difficile.

Il presepe dimostra come il coinvolgimento individuale e collettivo diventi terapia ed inclusione dove tutti sono coinvolti, in cui ognuno fa la sua parte.

L’Osmairm rappresenta un unicum nel meridione e forse in Italia e vanta un'esperienza di oltre 40 anni. Come dimostra il gemellaggio con i ragazzi del quartiere Madonnella, l'integrazione può cominciare dal basso, dai ragazzi che porteranno nelle loro case il gusto di una giornata particolare, dalla presa di coscienza che il disabile è soprattutto una persona, che dobbiamo aiutare ad aiutarci. Guardando il presepe di Laterza, affiora una domanda: siamo sicuri che Gesù non fosse disabile?

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