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Donna, disabile 2 volte

DiversaMente

Michele Pacciano

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L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Una festa un po' frusta, svilita e sminuita dai tempi che cambiano.

Ci ritroviamo per l’8 marzo, dopo una mia assenza americana, quasi a cercarne un senso. Che fatichiamo a trovare tra i fuochi fatui della banalità e della retorica. Forse non è un caso, forse non è una data simbolica.

Se sei donna, se sei disabile, sei discriminato due volte, soprattutto nella tua femminilità, nel tuo desiderio inespresso e inappagato di maternità e di amore.

È duro da dire, ma l'universo femminile con handicap e ancora un buco nero, una realtà difficile da esplorare e da comprendere, nella quale le domande muoiono in gola nella solitudine di sempre, in cui devi scavare per ritrovare le ragioni del vivere e dell'esistere.

La dimensione affettiva e sessuale in una donna con disabilità è ancora più difficile che in uomo.
Nell'immaginario collettivo la donna è sempre vista come archetipo della bellezza, sempre in posizione eretta. Se magari in carrozzina, la situazione si complica.

Avete mai pensato a quanto possa essere drammatico per una donna disabile non poterti sentire mai indipendente, neanche nella propria sfera privata ed intima?
Vi è mai sobbalzato alla mente quanto possa essere frustrante dover reprimere sempre e comunque un bisogno di maternità che è insito nell'essere donna?
Come sia difficile peraltro confrontarsi continuamente con un corpo che non risponde alle tue aspettative e soprattutto alle aspettative che altri proiettano su di te?
È inutile rifugiarsi stancamente nel politicamente corretto. Quando sei donna con handicap i problemi si amplificano e sei sola. Non parliamo poi delle difficoltà della vita quotidiana: vi siete mai confrontate con una donna con handicap grave, che deve gestire autonomamente il ciclo mestruale. E non può?
Avete mai pensato ad una donna disabile, fisica o psichica che sia, costretta ogni giorno a rifugiarsi in un mondo, magari di fantasia per accettare anche almeno parzialmente quello reale, che la rifiuta?

Non ho dati specifici, parlo periferia tute condivise. Certo le eccezioni ci sono, per fortuna, a volte sono anche bellissime. Ma rimangono eccezioni. Troppi interrogativi bruciano dentro e restano senza risposta.
Riflettiamoci in questo 8 marzo e cerchiamo di non banalizzarlo troppo, inseguendo modelli stupidi e forse un po' maschili. Le donne, anche quelle disabili, sono capaci di guardare oltre.

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