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Disabilità e religione

In chiesa a scuola di inclusione

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

In chiesa a scuola di inclusione

Quest'anno, in una delle stazioni della Via Crucis del Colosseo a Roma, la croce  la portava un disabile con la sua famiglia. Pur piano, nella Chiesa, di Papa Francesco, qualcosa si muove. Forse anche la politica, dovrebbe prenderne esempio.

Quella 2019 è stata una Pasqua uggiosa, come i nostri dubbi. Secondo la Scrittura, nella Pasqua Cristiana, neanche gli apostoli credettero subito alla resurrezione del Cristo e non ne capirono immediatamente la portata, neanche Giovanni, Il discepolo che Gesù più amava, giunto per primo davanti alla tomba vuota, insieme a Simon Pietro, fino a quando il Signore non entrò praticamente nelle loro vite sconvolte dalla sua morte e, sul far della sera, in un gesto di grande potenza escatologica, recitò le Scritture e spezzò il pane con loro.

Ma sul fronte dell’handicap, nel giorno di Pasqua un piccolo cambiamento lo abbiamo visto.

Per mesi ed anni non sono potuto entrare molte volte in parrocchia, al Cuore immacolato di Maria, di Ginosa, dove vivo,  perché l’accesso ai disabili era spesso ostruito da automobili in sosta.

 

Da qualche mese, grazie a Dio e agli uomini di buona volontà questo inconveniente non c’è più.

Nei momenti di massima affluenza, la porta per disabili è sempre aperta e comunque all’ingresso ci sono due paletti con divieto di sosta che impediscono agli automobilisti di parcheggiare lì davanti.

Un passo, silente, ma concreto, deciso e pratico, per una reale integrazione delle persone con disabilità.

E se imparassimo dalla Chiesa, quella periferica, operosa e di frontiera, che piace tanto a Papa Francesco, una volta tanto?

Laddove hanno fallito i modi gentili, i reiterati ammonimenti e i diversi cartelli, si è semplicemente passati ai fatti.

Buona Pasqua a tutti. Salvo, appena usciti dalla chiesa, apprendere i tragici fatti degli attentati in Sri Lanka e comprendere che il Cristo, Anima di un mondo spesso troppo ripiegato su se stesso, come una tomba vuota, risorge anche nel sangue.

Questa rubrica, per quello che vale, cerca di smontare piano i luoghi comuni. Comunque la pensiate, al di fuori della religiosità naturale, Gesù era  ed è, un grande rivoluzionario, di quella   rivoluzione della  cocienza, dello sguardo e dell'esempio, che, se accolta nello spirito giusto, cambia radicalmente l'animo di ognuno.

Soffermiamoci solo un attimo sulla parabola del Cieco Nato, che a me personalmente ha cambiato la vita.

Alla folla che gli chiede: "Signore, perché lui è così? Ha peccato lui, o i suoi genitori per patire questa condizione?"

Gesù risponde spiazzando tutti: "Non ha peccato né lui, né i suoi genitori. Lui è così, perché attraverso la sua condizione, si manifestasse la gloria e la potenza di Dio agli uomini"

Proviamo anche noi, per una volta, a capovolgere la prospettiva.

Chi l'ha detto che i disabili sono sfortunati?

Chi l'ha detto che sono sfortunato?

 Ringrazio Dio per la disabilità E lo scopro ogni giorno. Non è un paradosso, solo un cambiamento di prospettiva. Ho una tetraparesi e guardo il mondo dall'alto di una carrozzina. Certo non è facile, ma può essere anche esaltante. Senza le difficoltà che ho, non sarei diventato ciò che sono. Non conosco una vita diversa da questa. Senza la mia paralisi cerebrale infantile probabilmente sarei un cretino come tanti  altri. L’handicap mi hai insegnato il gusto della fatica di ogni giorno, il piacere quotidiano di costruire un pensiero positivo, l'idea di usare il tempo per pensare e approfondire, costruire piccoli obiettivi che accrescono la tua autostima, ritrovare ogni mattina, l'essenzialità del vivere nel superamento degli ostacoli che incontro ogni minuto  e  nella continua riappropriazione delle piccole, grandi  cose.

Da credente, lo dico in un’accezione eminentemente laica.

Non ho bisogno di attraversare un ponte tibetano o di avere le scarpe firmate, o il Rolex per poter dare un senso alla mia giornata, amo le macchine, ma guido una carrozzina elettrica e non mi struggo per non avere una Ferrari o una Porsche. Non è pauperismo, la vita mi piace godermela, mangiare e amare.

È vero, vivere pienamente una dimensione sessuale e sentimentale, con handicap, è difficile. Ma ci ha mai sfiorato l'idea, che al di là  e proprio  a causa delle difficoltà, le persone con disabilità possano forse trovare il vero amore, che è progetto, corresponsione e comunione tra due persone?

Anche l’handicap può diventare una teofania, una manifestazione testimonianza dell'amore di Dio nella dimensione in cui lo si viva come necessità di ritrovarsi nelle essenzialità di ciò che si è e non necessariamente in ciò  che si fa o che si ha. La disabilità ti insegna anche che hai sempre e comunque bisogno di aiuto, che non puoi e non sei mai solo, che devi rinunciare al tuo orgoglio e ad inseguire quella che i greci chiamavano yubris,  cioè quella tracotanza dell’ego che allontana l'uomo da sé stesso.

Non è filosofia d’accatto, magari solo il frutto di un percorso, che ti porta alla ritrazione, a guardare la luce nelle fughe, nelle crepe e nelle pieghe del mondo

Laureato in giurisprudenza, piccolo peccato di gioventù, sono un giornalista professionista, lo dico per ultimo perché questo non è un traguardo, ma un eterno punto di partenza, condito di quotidiana curiosità e adrenalina,  che ti fa osservare il dentro e l’oltre che c’è in ogni cosa è in ogni uomo.

Sei abbracciata con amore, la Croce, è l'inizio della risurrezione. Qui sulla terra, dove possiamo riportare un pezzo di cielo.

Mi si potrebbe dire: "Ok, tu parli così perchè, tutto sommato stai bene, lavori, ti sei realizzato, hai gli strumenti cognitivi e reattivi per affrontare una determinata situazione.

Non è proprio così. Ho fatto un percorso esperienziale discendente, in cui la fede e forse Dio stesso, hanno destrutturato ogni mia precedente certezza e velleità.

Dopo esperienze giornalistiche di ottimo livello, che avevano fomentato al massimo un Ego, già di per sé spropositato, in cui mi vedevo già sul tetto del mondo, a guardare l'handicap dall'alto in basso, con un sorriso di rivalsa e di vittoria, ho dovuto improvvisamente ricredermi e scendere a terra.

Ora lavoro in un Centro di riabilitazione, che si occupa di disabilità grave. L'handicap che fuggivo in me stesso e negli altri, me lo ritrovo ogni giorno davanti.

Devo sempre cercare nuovi stimoli, per non cedere alla pigrizia mentale, alla depressione e ai rischi di regressione psicofisica sempre in agguato. 

Cerco e ritrovo un pensiero positivo in chi mi passa accanto. La fede non è una filosofia astratta, ma una persona, che ti dice: "Non temere, io sono con te, ogni giorno. La tomba  è ormai vuota. insieme l'abbiamo sconfitta.

 

Non sempre ci riesco,  specie con le persone che mi sono vicine, ma ogni giorno cerco di trasmettere questo.

Pasqua. in questa visione, può diventare la vita di ognuno. Ci proviamo?

 

 

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