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La denuncia

Mittal «precetta» i lavoratori in vista dello sciopero di martedì. Operaio: «Perché dovremmo farlo?»

È quanto denunciano Fiom, Uilm e Fim spiegando che la multinazionale ha "operato unilateralmente predisponendo 4 turni di comandate allargate" che impedirebbero "di fatto" agli operai di Taranto di partecipare alla manifestazione

TARANTO - Scontro tra Mittal e sindacati: l'azienda precetta i lavoratori tramite "comandata" e il sindacato denuncia: «l'azienda sta incrementando il numero di comandate sugli impianti senza alcun accordo con il sindacato. In tal modo si nega a molti il diritto allo sciopero». E’ quanto affermano alcuni lavoratori e delegati Rsu dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto in relazione allo sciopero dei dipendenti diretti e dell’appalto che inizierà lunedì 9 dicembre alle ore 23 per terminare alle ore 7 dell’11 dicembre.

Contestualmente si svolgerà una manifestazione nazionale a Roma organizzata dai sindacati per protestare contro il nuovo piano industriale presentato dalla multinazionale franco-indiana che chiede ulteriori 4.700 esuberi entro il 2023, oltre al mancato rientro al lavoro dei 1.600 operai attualmente in capo all’Ilva in As.

Inoltre, «si stanno facendo pressioni sui lavoratori - sostengono le Rsu - facendo passare il messaggio che se non scioperano potrebbero passare delle conseguenze. Ci chiediamo dove siano i poliziotti aziendali che l’allora Ministro dello Sviluppo economico Di Maio promise in occasione dell’accordo del 6 settembre 2018. Questo modo di fare non è più tollerabile e i lavoratori sono esasperati». 

Ecco un audio in cui uno degli operai dell'ex Ilva chiede delucidazioni sulla validità dello sciopero previsto per il prossimo martedì.

IN POCHI GIORNI SI DECIDE IL DESTINO DELLA FABBRICA - Tempi decisivi questi per l’ex Ilva: in pochi giorni si deciderà il futuro dell’acciaieria che impiega 15mila lavoratori, 6mila dei quali nell’indotto.
L’agenda di appuntamenti 'clou' si apre lunedì 9 dicembre, quando il governo potrebbe presentare la sua controproposta al nuovo piano industriale di ArcelorMittal, che ha chiesto altri 4.700 esuberi per continuare a gestire il siderurgico.
E’ atteso sempre per lunedì 9 il parere della Procura di Taranto sulla richiesta di proroga presentata dai commissari dell’Ilva in Amministrazione Straordinaria (Ilva in As) sull'uso dell’Altoforno 2 (Afo2), sequestrato e dissequestrati più volte nell’inchiesta sulla morte dell’operaio Alessandro Morricella nel 2015, dopo la relazione depositata giovedì dalla custode giudiziaria Barbara Valenzano. I commissari chiedono un anno di tempo per ottemperare alle ultime prescrizioni di automazione del campo di colata.

Dopo la Procura, su Afo2 il giudice Francesco Maccagnano dovrà esprimersi tra mercoledì 11 e giovedì 12 dicembre.
Venerdì 13, se non sarà autorizzata la proroga della facoltà d’uso di Afo2, scatterà lo spegnimento dell’altoforno perché scadono i tre mesi concessi dal Tribunale del Riesame per ottemperare alle prescrizioni. L’azienda, peraltro, teme conseguenze anche per gli altri due altiforni, 1 e 4, pure sprovvisti dell’automazione del campo di colata.

Dalle ore 23 di lunedì 9 partirà lo sciopero di 32 ore, fino alle 7 di mercoledì 11, dei lavoratori diretti e dell’appalto in tutti i siti del gruppo, proclamato dai sindacati metalmeccanici che respingono le proposte di ArcelorMittal, rigettano le ipotesi di esuberi e chiedono il rispetto dell’accordo sindacale del 6 settembre 2018. Martedì 10 la manifestazione nazionale a Roma, con concentramento alle ore 10 in piazza Santi Apostoli. Mercoledì 11 dicembre si prevede poi un nuovo incontro tra Governo e azienda, secondo quanto riferito dal segretario Uilm Rocco Palombella, come altra tappa della trattativa che è alla base della proroga, in scadenza il 20 dicembre, concessa dal Tribunale di Milano, che ha all’esame il ricorso cautelare e d’urgenza presentato dai commissari Ilva in As contro il recesso dalla gestione del siderurgico chiesto dal gruppo ArcelorMittal. Il 20 dicembre il Tribunale milanese dovrà prendere atto se il negoziato tra governo e azienda avrà avuto successo, o se dovrà entrare nel merito del contenzioso civile. 

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