Domenica 26 Giugno 2022 | 05:15

In Puglia e Basilicata

Un posto al cuore

Quelle dipendenze pericolose e corrosive

Quando il passato torna a riaffacciarsi

La scrittrice Lisa Ginzburg

Cammini di autonomia sono così necessari: giusto cercarli, batterne di nuovi e percorrerli sino alla fine

04 Giugno 2022

Lisa Ginzburg

Giorni fa mi è successo di ascoltare un alcolista anonimo raccontare la sua storia. Accadeva nell’ambito di un progetto pilota di cui faccio parte, un Laboratorio condotto durante l’ultimo anno sul tema delle dipendenze con un gruppo di ragazzi di un Liceo alle porte di Roma, coordinato dalla ASL e cui ho avuto l’onore di partecipare in qualità di scrittrice e consulente letterario. Così, insieme a ragazze e ragazzi sedicenni e diciassettenni ho ascoltato il racconto di un uomo reduce da più di trent’anni di schiavitù dall’alcol. Qualcuno che ha trovato la forza non soltanto di sottrarsi a una dinamica di dipendenza coercitiva: anche, quella di raccontare in pubblico il suo itinerario, gli antefatti, l’aumentare dell’attaccamento al bere, l’apice della dipendenza, la fase più disastrosa per sé e per gli altri, il lungo, lunghissimo cammino per affrancarsi da quella pericolosissima schiavitù.

C’era un gran silenzio mentre stavamo ad ascoltarlo, l’uomo aveva occhi profondi e buii, occhi che si capiva hanno guardato e penetrato abissi di distruttività, rimorsi, e vissuto tanta, tantissima solitudine.

Ascoltare parlare di dipendenze ci rimanda a una vulnerabilità che conosciamo anche quando non l’abbiamo abitata direttamente. Perché, quest’anno di seminario condotto con i ragazzi mi ha ancor di più aiutato a capirlo, di dipendenza e dipendenze è intriso tutto attorno a noi. Ne è intriso il nostro sistema sociale, il nostro stile di vita, l’air dutemps si direbbe in Francia. Che vuol dire il tessuto antropologico, ovvero buona parte degli schemi relazionali in cui sia nel lavoro che nelle nostre vite personali siamo inseriti e dai quali siamo condizionati. Sono tante le trappole che ci tendono le dipendenze: trappole talvolta enigmatiche, subliminali e di difficile lettura. Così come sono tante le dipendenze da cose e da realtà all’apparenza meno tossiche e meno nocive di alcol e droghe, ma larvatamente altrettanto pericolose e corrosive. La dipendenza dal mondo virtuale, per tanti di noi ormai sostitutivo di buona parte della realtà. Qualcosa che nei casi più estremi vuol dire ludopatia, o addizione a pornografia online e quant’altro, ma che in forme più comuni si risolve in quel «internet addiction desorder» già diagnosticato come grave sindrome da neuroscienziati americani agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso, e che da allora non ha fatto che aumentare in forma esponenziale.

Per non parlare delle dipendenze affettive, quelle forme di reciproco legame coercitivo passibili di derive psicotiche che arrivano ad assumere la forma di violenza, di stalkerizzazione, sino addirittura a tragedie come quelle dei femminicidi. Per non dire della dipendenza dal successo, dalla notorietà, dal giudizio del mondo, dall’approvazione degli altri. In certe fasi della vita, la dipendenza dalle ondate e i flussi dei nostri ormoni, disarmonie psicofisiologiche che assumono la forma di dipendenza dal cibo, o da altre pulsioni autodistruttive o distruttive rivolte al corpo, ai corpi.

Se si guarda con lucida onestà a molti aspetti della propria vita, si vede che tanto si ascrive a schemi di dipendenza e da quelli scaturisce. L’alcolista anonimo ascoltato l’altro giorno trasmetteva quel qualcosa di molto speciale che è la forza della vulnerabilità. Se prendi in mano la tua debolezza, se decidi di affrontarla e renderla un oggetto visibile, dicibile, superabile, è allora che la dipendenza puoi sperare di scardinarla per davvero. Questa la grande lezione che quell’uomo ci ha dato l’altro giorno. Una lezione di affrancamento e di libertà. Per giorni ho ricordato i suoi occhi buii, la forza assertiva della sua debolezza, il coraggio del suo mettersi in gioco. Volgendo lo sguardo a una dimensione più ampia, mi sono chiesta quanti di noi sono impigliati in reti di dipendenza e non se ne accorgono. Quanti di noi credono di guardare le cose in modo limpido, pensandosi liberi, e quanti invece pur di restare a galla si tuffano di più ancora nelle loro impalpabili, pervasive dipendenze. Cammini di autonomia sono così necessari: così giusto cercarli, batterne di nuovi e percorrerli sino alla fine. Cominciare a riflettere sulle nostre dipendenze è un primo passo verso una realtà meno contratta, costretta, coercitiva.

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