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Un posto al cuore

Autonomia affettiva e amore «tossico»

Cuore

Un legame malato, fatto di dipendenza, ricatti, progressiva degenerazione sia del rapporto, sia del senso di sé

14 Maggio 2022

Lisa Ginzburg

Volto noto della televisione, Selvaggia Lucarelli ha scritto un libro coraggioso, dall’azzeccato titolo Crepacuore (edito da Rizzoli). Vi racconta un rapporto che nel linguaggio comune si può definire di «amore tossico». Una storia d’amore (almeno per un tempo, d’amore) con un uomo manipolatore, narcisista, nel tempo anche crudele; e la storia del legame con costui, un legame malato, fatto di dipendenza, ricatti, progressiva degenerazione sia del rapporto, sia del senso di sé e dell’autostima della protagonista.

Di rapporti di dipendenza affettiva (così li chiamano gli psicologi) molte vite di molte persone che si conoscono sono costellate. Amori tossici e non solo: le relazioni tossiche in genere sono molte, molte più di quel che si sa, più di quel che è dato vedere. È possibile, come qualcuno argomenta, che rapporti così siano sempre esistiti, ma certo adesso, con l’aumento esponenziale della realtà virtuale e dell’importanza che chat e messaggistica ha assunto nella nostra vita, la manipolazione può venire esercitata con maggiore facilità, una facilità estrema. Leghi a te qualcuna o qualcuno «adescandolo» con dei messaggi, e presto la comunicazione stessa ingenera dipendenza. Cominciamo a rispondere a quei messaggi, poi ad aspettarli, poi a non poterne fare a meno; e presto piombiamo in una sorta di circolo vizioso, perché di quella comunicazione abbiamo bisogno come dell’aria per respirare.

Quanto siamo dipendenti dagli altri, dalle nostre relazioni ? Di recente ho lavorato con un gruppo di adolescenti su questo tema, e quel che ne è emerso è che in molti, conosciuto il baratro di una qualche relazione «tossica», si sono sottratti inseguendo mentalmente un modello di autonomia affettiva. Stare soli così da imparare l’indipendenza dagli altri. Stare bene con sé stessi, farsi buona compagnia, in modo da non cadere nelle trappole della dipendenza affettiva, della tossicità. Per molti è un proposito, un’aspirazione; per altri un dato di fatto, un punto di partenza. Certo l’autonomia affettiva è qualcosa che andrebbe insegnata presto, già ai bambini. Stai bene con te stesso, e tante cose verranno a te. Ama gli altri, intrattieni rapporti con loro, vogli loro del bene, ma anche, impara a fare a meno di loro. Proposito difficilissimo a realizzarsi, certo; eppure, a rifletterci bene così come è stato possibile a me lavorando con adolescenti molto vispi e profondi nei loro ragionamenti e nelle loro autoanalisi, la tossicità delle relazioni è anche qualcosa che una volta compresa, analizzata, interpretata, può uscire dalle nostre esistenze. Delle dipendenze affettive possiamo liberarci, o quantomeno, impegnarci molto perché quel genere di dinamica, così comune, così lacerante, così regressiva, smetta di insidiarci e rovinarci la vita.

Il prezzo di un lavoro interiore del genere è alto: tanta tristezza che spurga fuori come un pus, e rotture, perdite, radicali modificazioni dei rapporti. E tuttavia, quando si è compreso di avere stabilito una qualche relazione tossica, di essere caduti in un pozzo di dipendenza affettiva, e soprattutto, quando si ha il coraggio di ammetterlo e di raccontarlo, un po’ come Selvaggia Lucarelli fa nel suo libro, allora un percorso di liberazione è incominciato. Per quanto dolore e disagio comporti il riconoscere di essersi andati a cacciare nella trappola di legami del genere, tossici, di dipendenza, il fatto stesso di riuscire a vederlo con consapevolezza è di per sé un principio di guarigione.

Il problema, però, è che tanti il coraggio di dirlo non lo trovano. Tanti e tante conoscono relazioni tossiche, le coltivano in segreto, e tuttavia mai a nessun costo vorrebbero che si sapesse. Quello che ho cercato di argomentare con gli adolescenti coi quali ho avuto di recente il privilegio di condurre un lavoro collettivo, è che la dipendenza affettiva nulla ha di diverso da dipendenze da sostanze, da gioco online, da altre forme di «addizione». Eppure di questo tipo di dipendenza non si parla altrettanto, oppure lo si fa solo quando la degenerazione relazionale giunge a esiti terribili (femminicidi, per esempio). Pensateci: il panorama dei nostri rapporti umani è disseminato di co-dipendenze, e amori tossici, amicizie tossiche, e le personalità a tendenza «dipendente compulsiva» sono tante, tantissime, molto più di quel che si pensi. Raccontare le proprie storie di dipendenza affettiva: un primo passo verso nuove forme di relazione più sane, rapporti dove passi aria, viga rispetto e stima reciproca. Un primo tassello di un mosaico di rapporti equilibrati, che fanno bene, che danno energia e salute e non ne tolgono.

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