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Quando la Sanità va in tilt

Taranto: Anna e la sua vita senza un piede

Taranto: Anna e la sua vita senza un piede

Anna Briganti

Operata il 7 luglio 2017 due settimane per conoscere solo a voce l’esito dell’esame istologico, poi la corsa al «Rizzoli». Non erano cisti sinoviali ma un sarcoma. E il referto dell’Asl arriva dopo l’amputazione

18 Settembre 2022

Francesco Casula

TARANTO - «Ero a Bologna, nel reparto di fisioterapia dell’ospedale e mi avevano amputato il piede da qualche settimana quando mi arriva una telefonata dall’Asl di Taranto per dirmi che avevano ritrovato il referto e che avevo un problema importante al piede ed era urgente che io andassi a ritirarlo. Io il piede, non ce l’avevo più».

Il suo racconto è sardonico, acutamente ironico al punto da sembrare fastidioso. Ma è la sua vita e ha scelto di raccontarla così. Anna Briganti compirà 48 anni a novembre, ha un marito odontoiatra e una figlia: si chiama Sophia con la «ph» in onore di Ho Chi Min: «Sì, ma questa è una storia lunga, lasciamo perdere». La sua vita è un incastro tra famiglia, un lavoro da consulente finanziario e l’impegno politico nel Partito Radicale. Le visite nelle carceri, i diritti per tutti, le battaglie per la legalizzazione delle droghe. Almeno fino alla primavera 2017: fino ad aprile di cinque anni fa tutto procedeva con la solita caotica passione. Con lei che decide qualunque cosa, pianifica, organizza. E si incazza. Non è una che riesce a stare in silenzio: lei parla, risponde. Da sempre.

«Ad aprile 2017 – racconta Anna alla Gazzetta – mi accorgo che il dorso del piede destro era diventato prima nero e poi anche gonfio. Così cerco e trovo un ortopedico che sostiene si tratti di cisti sinoviali. Mi dice che può operarmi anche subito, ma dico che forse è meglio fare una risonanza magnetica. E così dopo aver fatto l’esame il medico legge il referto e conferma: “sono cisti, ti metto in lista”».

Anna viene operata il 7 luglio: doveva durare solo pochi minuti, ma in realtà l’intervento dura molto di più: «il medico compie due tagli laterali sul dorso del piede e pulisce la parte sottocutanea. Quando mi sveglio mi dice che era un lipoma e che il referto dell’esame istologico ci darà ragione». Trascorse due settimane comincio a chiedere del referto, ma niente, non arriva. Il 27 luglio, lungo le cicatrici, vedo dei pallini neri. Penso che potrebbe essere il caldo che quell’estate era esploso, ma per sicurezza due giorni dopo mando una foto al medico: potrebbe essere un "versamento", mi ribadisce di usare la calza elastica e mi dice che il 31 luglio devo andare in ospedale e farlo aspirare con l’ago».

Anna non lo sa, ma quel 31 luglio sarà il giorno che taglierà in due parti la sua vita. C’è un prima e un dopo. «Quando entro dal medico, del referto non si sa ancora nulla e allora lui decide di fare una telefonata al laboratorio». Anna mima la voce e la postura del professionista al telefono. Sorride mentre racconta gli attimi più cruciali della sua vita. «Pronto sono il dottor…. Senta stiamo aspettando il referto della signora Briganti… ah… ce l’avete mandato? Ma quando? Qua non abbiamo niente. Ah… è un sarcoma? Ah quindi è grave?». Un sarcoma. Anna non sa neppure che cos’è. Suo marito sbianca in volto. Lei si rivolge all’infermiera che era con loro nella stanza: «Ma stanno parlando di me? Che cos’è un sarcoma?». Quando comprende realmente che cosa sia, è già in viaggio per Bologna, una corsa al «Rizzoli» per spiegare il suo problema a parole: il referto non c’è ancora. Non è mai arrivato, neppure quel giorno.

Solo 24 ore dopo, il primario della terza clinica ortopedica Davide Maria Donati la visita: le spiega che dovrà ricostruirle tutto il piede. Non si parla ancora di amputazione. «Il professor Donati mi chiede di tornare a Taranto, fare una serie di esami e operarmi il 22 agosto: Tac, Pet, risonanza magnetica ed ecografia inguinale». Quando Anna chiama il centro unico di prenotazioni dell’Asl crede di essere vittima di un brutto scherzo: «No signora, non è proprio cosa: è ferragosto e prima del 2 settembre non riusciamo a fare niente» le dice un operatore al telefono. Quando lo racconta al personale dell’istituto ortopedico bolognese, le dicono di non perdersi d’animo: Anna ritorna nel capoluogo emiliano e tutti gli esami li svolge nell’istituto. «Mentre mi sottoponevo a quegli esami, il professor Donati li seguiva in diretta dalla stanza del suo studio. In diretta proprio, capito? Qui non potevano farmi un esame perché era ferragosto».

Quando torna nella sua stanza d’ospedale, trova proprio Donati ad aspettarla: «Era corso in ospedale per parlarmi di persona – ricorda guardandosi le mani che iniziano a muoversi nervosamente – Mi dice che la situazione è degenerata e che, probabilmente a causa di quei tagli sul piede, il cancro si è diffuso. Non può ricostruirlo. Deve amputare e deve farlo presto perché fortunatamente il problema è circoscritto al piede, ma potrebbe diffondersi in altre parti del corpo». Anna si ferma un attimo: la sua ironia tagliente cede per un attimo il posto al silenzio. E agli occhi scuri e lucidi. Ma è solo un attimo. «Io a quel punto mi incazzo: dico al professore che non sa chi sono io: sono io quella che prende le decisioni. Il medico a quel punto guarda mio marito e invece di mandarmi a quel paese come meritavo dice che potevamo fare altri consulti, ma per lui quella restava l’unica strada. In quel momento ho capito di essere di fronte al numero 1».

Da quel momento accanto al suo letto arrivano diversi professionisti: «Ho chiesto della psicologa che è venuta… no, forse no… onestamente non me lo ricordo più. Però mi ricordo che mi viene a trovare Laura Campanacci, medico e figlia del fondatore della clinica. Mi ripete che la loro priorità è salvarmi la vita e forse perché era donna, qualcosa in me si rompe». Ha pianto da inondare Bologna e, per la prima volta nella sua vita, Anna ha accettato che fosse qualcun altro a decidere per lei. La operano il 24 agosto. «Ti rendi conto? Io stavo per partire per le vacanze: dai, via, partiamo… mare, spiaggia… E invece mi ritrovo senza un piede: lo sai che ho la sindrome dell’arto fantasma? Cioè io sento ancora il piede che non ho più. Capisci? Non ce l’ho, ma mi fa male lo stesso» ripete ridendo. Oltre quel sorriso e le parole che sceglie con cura per essere pungente, però, Anna torna a vivere quei momenti e poi ricorda quel giorno in cui si è sentita quasi presa in giro. «stavo facendo fisioterapia e a Bologna è pieno di infermieri meridionali. C’era un uomo salentino quando mi squilla il telefono. Era l’Asl di Taranto, mi dicono che hanno ritrovato il mio referto, la situazione era complicata e dovevo urgentemente correre a ritirarlo. Correre? Io non avevo più in piede e questo mi diceva di correre urgentemente».

Lei in quel momento è quasi incredula, ma l’infermiere bestemmia in salentino e le dice che doveva reagire e portarli in tribunale, che non era giusto far passare tutto come se niente fosse. Ma Anna deve nuovamente decidere da sola, si prende del tempo. E solo a settembre 2018, quasi un anno dopo, sceglie durante la carovana radicale l’avvocato Giuseppe Rossodivita, l’ex legale di Marco Pannella. «Quando legge le carte mi fa capire che il problema non era solo il referto perso, ma che non avevano seguito le linee guida: avrebbero dovuto sottopormi ad altri esami. Di fronte a una massa tumorale di una certa grandezza che cresce velocemente a qualcuno doveva pur venire un dubbio: sono stati errori giganteschi».

E così Anna inizia la sua battaglia legale, la vicenda è finita sul tavolo del giudice Remo Lisco del tribunale civile di Taranto. Ma anche su quello del pm Lucia Isceri per la questione del procedimento penale. «Quel 24 agosto, dalle lacrime, è nata un'altra Anna. L’obiettivo è tornare a essere quella di prima e non so se ci sono riuscita. Mi chiedo come sarò a 80 anni se ci arrivo. Oggi combatto con la protesi: togli la protesi, metti la protesi. Anche entrare e uscire dalla piscina è complicato. La gente pensa che uno ha la protesi e ha risolto. Anche farsi una doccia è all’inizio un’impresa ciclopica. Sento gli sguardi della gente, il pietismo di chi mi dice “stai attenta” a ogni passo che faccio. È un’altra vita, differente. Io stavo per godermi l’estate con la mia famiglia e invece è iniziato un percorso diverso. Nuovo e su un piede solo».

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