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Bari - Geopolitica, economia, futuro dell’industria dell’acciaio orientata al green (a Taranto), visioni strategiche: su queste macrolinee si è sviluppato l’intervento di Giancarlo Giorgetti, ministro dello sviluppo economico, intervenuto a Bari al meeting «La ripartenza», intervistato da Nicola Porro e Alessandro Sallusti.

«La ripartenza? Va discussa per lanciare un grido di allarme. La ricetta decisa a livello europeo prevede che il nuovo sistema economico si dovrà incardinare nelle due dimensioni, digitale e green. Avremo da qui a qualche anno un'economia totalmente diversa, dei settori che cresceranno e altri che moriranno. Alcuni settori sono condannati a morte. E' una sorta di eutanasia decisa»: con chiarezza e senza retorica il politico lombardo ha invitato a guardare con realismo alle sfide tracciate dalla Commissione europea. E ha aggiunto: «Bisogna distinguere tra “ripresa” e “ripartenza”. In tanti non hanno potuto spendere durante il lockdown. Adesso si compra, si esce di casa e le imprese hanno ripreso, ci sono settori che hanno ricostituito le scorte: una "ripresa" pavloniana. La “ripartenza” è un altro discorso», e così la svolta green e digitale «è un processo che va guidato. Su questa "ripartenza" dobbiamo premere l'acceleratore ma stando attenti a non derapare e andare fuori strada», ha chiarito.

Sulla condizione dell’automotive italiano e anche pugliese ha detto parole chiare: «Avremo da qui a qualche anno una economia totalmente diversa. Le raffinerie, visto che non andremo più su autovetture con gasolio o benzina, spariranno. Chi lavora in una fabbrica che produce motori diesel, sa che non farà quel lavoro tra qualche anno. Ferrari e Maserati? Ho incontrato i vertici di Maranello… La Motor Valley dovrà andare sulla strada della riconversione, e seguiremo anche l'evoluzione dell'automotive presente nel Barese. Gli obbiettivi ambiziosissimi ecologici però produrranno costi economici e sociali enormi che dovranno essere affrontati. Temo che la politica italiana in modo semplicistico pensa a "patti a tavola", mentre ci sarà un prezzo in termini di occupazione che dovremo pagare. Ecco la sfida della politica: se non facciamo una deroga rispetto a questi obiettivi ambiziosissimi che fanno onore alla nobiltà d’animo della commissione europea, noi andiamo verso questa rotta. Di sicuro noi siamo il secondo paese manifatturiero d’Europa, e siamo una potenza. Ci esaltiamo per il calcio, dimenticando che il nostro status può essere compromesso».

Un passaggio sui licenziamenti che piovono dalle multinazionali con stabilimenti in Italia: «Noi vogliamo creare un sistema che è il west, non il far west: un west in cui esistono aziende che non ce la fanno più ma in un sistema di regole. Non si va via licenziando con un fax o una mail». Poi ha elogiato gli imprenditori italiani, criticando la retorica dei fondi finanziari: «Un conto è avere di fronte nei tavoli gli imprenditori del territorio che conoscono gli operai e hanno una responsabilità sociale, un conto è avere un fondo di Londra o Hong Kong, i cui manager non hanno nella mente la famiglia di un operaio. Spesso diamo le nostre risorse a fondi per avere interessi alti, e loro licenziano senza alcuna remora…».

Giorgetti si è infine soffermato sul futuro dell’acciaio e sull’ex Ilva: «La fabbrica ha inquinato. Una acciaieria non l’ideale per l’ambiente e la salute pubblica. Lì ci sono stati errori, un casino pazzesco. Con i fondi della transizione dobbiamo produrre l’acciaio green, sono possibili gli aiuti pubblici. Lo Stato investirà 4 miliardi di euro per una produzione compatibile, che faccia sistema con Taranto e la Regione. Il 21 luglio il cda sarà integrato da rappresentanti del governo. C’è un progetto per il forno elettrico, ci vorrà del tempo, ma dovrà diventare un modello». E sull’industria pugliese ha precisato: «La regione ha tante eccellenze, dall’aerospazio al farmaceutico, alle prese con la transizione ambientale». Solo un flash - tatarelliano - sulle frizioni Meloni-Salvini dopo lo scontro Rai: «In politica dopo la tempesta viene il sereno...».

Oggi «La Ripartenza» si chiuderà con l’intervento alle 12,30 nel politeama del presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati.

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