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Taranto, il processo per gli odori molesti dell'Eni si «chiude» con una multa.

A giudizio anche i rappresentanti della ditta «Hydrochemical Service». Si sono costituiti a processo, quali parti civili, il Comune di Taranto, Legambiente e le varie associazione dei consumatori

Taranto, il processo per gli odori molesti dell'Eni si «chiude» con una multa.

Non ci sarà sentenza al processo a carico di dirigenti della raffineria Eni di Taranto e della società Hydrochemical Service per i cattivi odori diffusi in città. Ieri il giudice, alla luce di una relazione dell’Arpa, ha accolto la richiesta di oblazione, cioè del pagamento di una somma che estingue il reato, da parte dei cinque imputati. L’oblazione, che sarà ratificata il 2 ottobre prossimo, esclude anche le richieste di risarcimento delle parti civili: si sono costituiti a processo Comune di Taranto, Legambiente e Associazione dei consumatori. A giudizio, con citazione diretta per il reato di getto pericoloso di cose, erano finiti tre manager di Eni, Luca Amoruso, direttore della raffineria per un mese nel 2013, il suo successore Remo Pasquali, in carica da dicembre 2013 a dicembre 2015 e Alessandro Cao, responsabile operativo dell’impianto ionico, tutti e tre difesi dagli avvocati Rocco e Diego Maggi. Due, invece, gli amministratori di Hydrochemical finiti sotto accusa per le nubi maleodoranti che in passato furono avvertite in città: Francesco e Antonio Costantino, difesi dall’avvocato Leonardo Lanucara. Le indagini riguardavano il periodo tra il 2013 e il 2015, durante il quale, secondo l’accusa, i due impianti industriali avrebbero provocato l’emissione di sostanze odorigene (come idrogeno solforato, zolfo, ammoniaca) tali da causare «molestia olfattiva» ai cittadini di Statte e di Taranto, in particolare del quartiere Tamburi. In particolare, la lente dei consulenti della procura si posò sull’attivazione delle torce della raffineria, le emissioni provenienti dalle vasche per il trattamento delle acque di scarico e le emissioni fuggitive dalle «connessioni degli impianti». Per quanto riguarda la Hidrochemical Service, invece, per l’accusa dai processi di trattamento chimico e biologico dei rifiuti liquidi gestiti nell’impianto, si sarebbero sollevate nubi di odori sgradevoli.

I tecnici dell’Arpa, nel corso di alcune ispezioni, hanno appurato che entrambe le aziende hanno messo in atto tutti gli accorgimenti agli impianti, copertura delle vasche, miglioramenti ai camini, per fermare le emissioni moleste. La relazione dei tecnici, consegnata al giudice, ha così aperto la strada all’oblazione. Nella cifra da pagare per chiudere il processo senza sentenza, saranno comprese tutte le spese processuali, tra cui due complesse perizie affidate a consulenti per capire le cause e la provenienza dei cattivi odori.

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