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Tavolo Taranto, annullata riunione in Prefettura. Melucci: «Esterrefatto». La replica del Mise: «Surreali lamentele del sindaco»

Al centro del Tavolo, oltre al Contratto Istituzionale di Sviluppo-Cis per Taranto, anche la riconversione economica, sociale e ambientale di Taranto

Ilva

TARANTO - E’ stata annullata la riunione del Tavolo istituzionale permanente per Taranto prevista per venerdì 17 gennaio alle 11 nella sala di rappresentanza della Prefettura. Il vertice, che doveva essere presieduto dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, subisce un nuovo rinvio (era già saltato il 18 dicembre scorso), come comunicato dal Mise attraverso una nota del capo di gabinetto Vito Cozzoli.

Al centro del Tavolo, oltre al Contratto Istituzionale di Sviluppo-Cis per Taranto, anche la riconversione economica, sociale e ambientale di Taranto con riferimento agli interventi già programmati tra il 2020 e il 2023, gli aggiornamenti in merito al Tecnopolo e al coinvolgimento di aziende in progetti strategici.

Proprio oggi il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, lamentando una «stallo» nell’attività della struttura di missione, ha inviato una nota alla presidenza del Consiglio, chiedendo al premier Giuseppe Conte di avocare a sé la gestione diretta del Cis e di ritirare la delega al Mise. 

LE PAROLE DI MELUCCI - «Oggi non possiamo non dirci esterrefatti per i giorni che passano senza progressi tangibili del negoziato con ArcelorMittal, senza che si conoscano finalmente le coperture finanziarie per le proposte di riconversione e rilancio sul tavolo dei singoli dicasteri, senza un coinvolgimento attivo degli enti locali e delle parti sociali, senza che si sia formalmente accolta l’ipotesi di un grande accordo di programma, senza che ci si interroghi a Roma sul reale stato degli impianti dell’ex Ilva e dunque sulla condizione di migliaia di lavoratori». Lo scrive il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, in una lunga nota diffusa dopo la "scarna email serale» di ieri che ha rinviato «una seconda volta» il tavolo del CIS (contratto istituzionale di sviluppo), "che attendevamo dalla scorsa estate - spiega - e che avrebbe dovuto affiancare il Consiglio dei Ministri monotematico su Taranto, con tanto di appello del Premier ad ogni collega di Governo a fornire un contributo specifico": «Non abbiamo ricevuto né una motivazione, né una nuova data», precisa il sindaco.

«Per intesi - sottolinea inoltre il sindaco Melucci - la questione tecnica relativa alla tenuta, al futuro revamping, ad una conduzione adeguata della fabbrica e all’impatto atteso sull'ambiente oggi non è più subordinabile all’equilibrio economico o alla soddisfazione di banche e investitori privati».

«Siamo ormai a tre settimane - ricorda - dalla coraggiosa visita a Taranto del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella Vigilia di Natale. Gli impegni che abbiamo sentito intorno al futuro dello stabilimento siderurgico e al cosiddetto Cantiere Taranto sono complessi da costruire, ne siamo consapevoli e continuiamo a garantire il nostro supporto al Governo». Ma «i piani trapelati ad oggi, veri o presunti che siano, sono poco convincenti - continua il sindaco - non sembrano garantire quella concreta virata indicata dall’Unione Europea e possibile nel quadro dei nuovi incentivi approvati a Bruxelles. Taranto vuole conoscere al più presto il proprio destino e concorrere a questa transizione».

«Questo silenzio - aggiunge il sindaco - questo calo dell’attenzione, questa confusione sul CIS, questo far finta che tutto si risolverà banalmente in un accordo a porte chiuse, magari con obiettivi al ribasso per tutte le parti, rappresentano un grave errore del Governo, l’ennesimo sfregio alla dignità ed alle aspirazioni dei tarantini. Il Governo - conclude Melucci - non aspetti il prossimo incidente o il prossimo sciopero, non è detto che la corda prima o poi non si spezzi».

LA REPLICA DEL MISE - L’annullamento del tavolo a Taranto è stato disposto «proprio per dare corso alle richieste del primo cittadino». «Risultano surreali, dunque, le lamentele dello stesso sindaco per la sua sconvocazione». E’ quanto fanno sapere fonti del ministero dello Sviluppo Economico in seguito al rinvio del tavolo CIS (contratto istituzionale di sviluppo) che era convocato per venerdì prossimo. 

IL BOTTA E RISPOSTA - «Apprendo dall’Ansa finalmente la motivazione, positiva, per cui è stato aggiornato il tavolo del Cis Taranto. E con me la apprendono ora tutti gli altri enti locali e parti sociali che avevano legittimamente espresso preoccupazione in merito. Siamo soddisfatti di questa intenzione del Governo di riportare la gestione del tavolo sotto la Presidenza del Consiglio dei Ministri e di riconvocare a stretto giro la seduta». Lo afferma il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, che ieri aveva inviato una nota al premier Conte chiedendo di avocare a sè la gestione diretta del tavolo del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) e oggi, attraverso un comunicato, aveva espresso disappunto per l’annullamento da parte del Mise della riunione prevista per venerdì prossimo in Prefettura e preoccupazione per la questione Ilva non ravvisando "progressi tangibili» nel negoziato tra governo e ArcelorMittal. Lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico ha poi precisato che l’annullamento del tavolo a Taranto è stato disposto "proprio per dare corso alle richieste del primo cittadino» e sottolineato che «risultano surreali, dunque, le lamentele dello stesso sindaco per la sua sconvocazione». Melucci replica osservando che deve «dare voce al disagio dei tarantini ed il mio compito - conclude - è quello di incalzare l’azione amministrativa, altri commenti lasciano il tempo che trovano».

«GIUSTIZIA TARANTO» - Salvare l’Ilva con fondi pubblici è il più grande raggiro della storia politica del paese». Lo afferma il movimento ambientalista «Giustizia per Taranto» aggiungendo che il Fondo europeo per la Globalizzazione «si trasformerà in Fondo europeo per la Transizione. Ciò significa che fabbriche a carbone, come l’Ilva, potranno essere convertite, seppur parzialmente, al gas e godere, perciò, di finanziamenti pubblici europei». Finanziamenti che «avranno come conseguenza - attacca Giustizia per Taranto - sia quella di finanziare predatori spregiudicati come Mittal sia di aggirare le norme europee sugli aiuti di Stato, comportando una riduzione del peso ambientale solo parziale e, in ogni caso, tutta da verificare». «Ilva, dunque - rilevano gli ambientalisti - verrà ancora una volta salvata e stavolta anche spacciata per 'eco-compatibilè, perché hanno annoverato un combustibile fossile, come il gas, fra quelli 'quasi green' rispetto al carbone».

Tutto questo «con una quantità di miliardi - puntualizza il movimento - tre volte superiore a quella che occorrerebbe per chiudere la fabbrica, bonificare l’intero territorio e farlo ripartire, salvaguardando i salari dei lavoratori e creando nuovo lavoro sulla scorta delle sue autentiche vocazioni e sulle vere economie del futuro». «Insomma - concludono - dichiareranno Taranto ufficialmente (e falsamente) ambientalizzata, e Governo e Regione (ma soprattutto Mittal) si preparano a stappare spumante da farci andare, ancora una volta, di traverso».

Fim, Fiom e Uilm chiedono confronto - «Prima dell’avvio delle attività da parte di Ilva in As e delle società aggiudicatarie occorre un ulteriore approfondimento delle questioni attraverso un incontro specifico ad hoc in sede Ministeriale». E’ quanto sollecitano Fim, Fiom e Uilm, riferendosi alla partenza dei cantieri per le bonifiche, in una lettera inviata al ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e al ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. L’iniziativa fa seguito all’incontro che si è tenuto oggi sul tema delle bonifiche, nel corso del quale l’Ilva in As ha illustrato ai sindacati l’iter di assegnazione delle attività da realizzare, attraverso bandi specifici di gara, con l’avvio di 4 cantieri rispetto alla messa in sicurezza della discarica «Cava due marì», della discarica ex «Cementir», dell’Area «fanghi Acciaieria e Altoforno», e della caratterizzazione ambientale delle «Collinette ecologiche».

Tali attività determinerebbero, di fatto, due bacini occupazionali distinti: uno relativo all’impiego di 40 unità lavorative dal bacino dei lavoratori di Ilva in As funzionali alla costituzione dei cantieri, alle dirette dipendenze di Ilva; l'altro relativo all’assunzione con forma di distacco (legge 160) di 25 unità lavorative, per le aziende aggiudicatarie dei bandi, attraverso un contratto a tempo determinato.

Fim, Fiom e Uilm hanno evidenziato che la condizione dei lavoratori assunti dalle aziende aggiudicatarie dei bandi «dovrà necessariamente prevedere l’inquadramento professionale del CCNL dei metalmeccanici. Diversamente potrebbe determinarsi un Dumping contrattuale che stravolgerebbe la natura dell’accordo sindacale del 6 settembre 2018, oltre al danno di natura economica e normativa».

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