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Pronto soccorso a Taranto: «Pazienti mai abbandonati»

TARANTO - «Pazienti mai abbandonati a se stessi, ma sempre assistiti durante il periodo di permanenza in pronto soccorso». È il direttore della struttura del pronto soccorso del SS. Annunziata, Gemma Bellavita, ad illustrare cosa succede in quei tempi di «attesa», dal momento dell’arrivo con il triage in tempo reale alla presa in carico con l’attivazione dei protocolli previsti e, quindi, subito i primi esami necessari, il monitoraggio dei parametri vitali, l’accesso in sala, le prime valutazioni, le richieste di consulenze specialistiche con l’invio del paziente spesso in reparto. Il più delle volte occorrono poi indagini strumentali come radiografie (effettuabili ora presso lo stesso pronto soccorso ma che vanno refertate dagli specialisti dell’Ortopedia), Tac,

Risonanze ed altri esami ancora. Se poi la patologia è di carattere oculistico, otorinolaringoiatrico o psichiatrico, per le eventuali consulenze specialistiche, è necessario trasferire in ambulanza (con infermiere a bordo) il paziente all’ospedale Moscati dove sono presenti quelle specialità. Una volta effettuata la consulenza o le consulenze, la prestazione o le prestazioni necessarie per fare una diagnosi, se invece della dimissione è necessario il ricovero in struttura ospedaliera, comincia la ricerca del posto letto nel reparto di pertinenza. E la ricerca di ambulanza per il trasferimento se la struttura sanitaria che accoglie il paziente non è il SS. Annunziata. Passaggi tutti questi che richiedono ore, o comunque il tempo «necessario».
«Il sovraffollamento (fino a 220 accessi al giorno, ndr) del pronto soccorso non è, dunque, un problema solo del pronto soccorso – chiarisce la dottoressa Bellavita -, ma è legato a tutte le fasi dell’assistenza al paziente, assistenza che comincia dagli ambulatori dei medici di medicina generale, le guardie mediche, passa per la carenza di posti letto e la gestione di numerosi altri aspetti. E noi siamo lì, al centro».
Ma l’attività del pronto soccorso risente anche dell’assenza al momento di alcuni servizi dedicati (il laboratorio analisi, ad esempio) e della mancanza di accesso diretto in ostetricia, in ortopedia (c’era in passato un ambulatorio ortopedico chiuso poi per carenza di ortopedici, per cui si ovvia con la destinazione degli accessi per traumi minori ai codici verdi con personale dedicato) e pediatrico (ne è una riprova il valido aiuto che deriva invece dallo Scap, una sorta di pronto soccorso pediatrico organizzato dai pediatri di libera scelta nel fine settimana).

I prossimi saranno mesi ancor più difficili. Non se ne fa mistero. Cominceranno a breve, infatti, i lavori per la rimodulazione e l’ammodernamento strutturale del pronto soccorso, lavori che dovranno coesistere con l’attività sanitaria e per i quali sono stati previsti gli accorgimenti necessari per blindare le aree soggette ad intervento con conseguente temporaneo spostamento delle attività operative. In compenso c’è la prospettiva di spazi più idonei (come gli open space) e rispondenti (anche in vista della nuova codifica dei codici di ingresso e dei tempi di gestione previsti dalle nuove linee di indirizzo nazionale in via di approvazione) ai fabbisogni e ad una ottimizzazione delle risorse disponibili. «Il risultato spinge a tollerare i disagi previsti», commenta la dottoressa Bellavita. L’ottimizzazione delle risorse potrebbe anche consentire l’attivazione di quei percorsi oggi assenti o altre tipologie di percorsi pure previsti a livello regionale come il cosiddetto «fast track» (l’infermiere triagista che invia, sulla base di protocolli ben definiti, a percorsi diagnostico assistenziali, soprattutto in ambito ortopedico, ostetrico, pediatrico). «Per snellire ancora le procedure, proporrò – aggiunge la responsabile del reparto – l’istituzione di un nucleo assistenziale avanzato che prevede la presenza di un medico nel post-triage in grado di attivare alcuni ulteriori percorsi by-passando la fase di accesso in sala. Ipotizzabile, inoltre, l’attivazione della terapia subintensiva dove seguire i pazienti troppo critici da inviare in reparto, ma meno gravi da inviare in sala rianimazione».
Infine, ma non meno importante, il riferimento al personale. In termini numerici, la pianta organica è carente di medici, attualmente in 25 (a breve andranno via in due) a fronte dei 32 previsti. Ma, soprattutto, al personale va il pensiero finale del direttore Bellavita: «Magari ci spiace sentir dire dagli utenti che alcuni operatori non hanno manifestato il garbo dovuto, ma per piacere non definiteci eroi. Bensì solo operatori con senso di responsabilità come dimostrato anche ultimamente con la distribuzione condivisa del piano ferie dal primo giugno al 30 settembre».

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