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TARANTO - Resta bollente il confronto tra il ministro dell’Ambiente Sergio Costa e la Regione Puglia sul dossier-acciaio. L’altro giorno, come anticipato dalla Gazzetta, il ministro ha respinto la richiesta di riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale dello stabilimento siderurgico gestito da ArcelorMittal firmata dal presidente Michele Emiliano e dal dirigente del dipartimento Ambiente Barbara Valenzano, sostenendo che non c’erano gli estremi per procedere in tal senso, aprendo però ad una collaborazione anche alla luce della sentenza di condanna dello Stato italiano emessa nelle scorse settimane dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e degli ultimi dati sulle emissioni. La dirigente regionale Valenzano ieri però ha risposto al ministro con una lettera di 10 pagine, contenente rilievi nel metodo e nel merito. Nel metodo, la Regione Puglia chiede di sapere se «a fronte di una istanza di riesame formulata conformemente alle disposizioni del testo unico sull’Ambiente, la stessa istanza sia invece stata riscontrata piuttosto che dalla struttura tecnica a ciò preposta, dal solo esponente politico del Governo». Secondo l’ingegner Valenzano, infatti, la replica di Costa pare avere una connotazione prettamente politica, visto che nessuno degli elementi portati a sostegno dell’istanza di Riesame è stato valutato nel merito tecnico, così come peraltro richiede la normativa in materia.

La dirigente regionale ricorda che la sentenza della Cedu, a differenza di quanto sostenuto dal ministro, non riguarda «fatti e situazioni ambientali antecedenti al rilascio dell’Aia di competenza statale» ma, anzi, stigmatizza l’operato assunto dallo Stato italiano prima, durante e soprattutto dopo il rilascio del primo provvedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale, stigmatizzando soprattutto il termine dei lavori di messa a norma prorogati al 2023. Per la dirigente regionale, la lettera del responsabile del dicastero all’Ambiente pare, invece, «un manifesto politico di apertura verso la posizione storicamente assunta dalla Regione Puglia, ma che rischia di rimanere privo di contenuti» se non ci saranno fatti concreti. E sul punto, ribadendo che il piano regionale per la qualità dell’aria è pienamente cogente, ricorda che proprio il ministero dell’ambiente aveva l’obbligo di elaborare, entro il 30 settembre scorso, il «Programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico» che avrebbe dovuto acquisire il parere della conferenza unificata, per poi essere approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri entro il 28 febbraio 2019. «Tale strumento si configura quale elemento fondamentale in quanto lo stabilimento siderurgico ex Ilva è da considerarsi una delle sorgenti più significative a livello nazionale ed europeo degli inquinanti». Strumento che però ancora non c’è e in assenza del quale il ministero avrebbe dovuto elaborare entro il 30 settembre 2018 e sviluppare limiti nazionali per le emissioni in atmosfera più severi per gli inquinanti richiamati: lacuna che impedisce alla Regioni l’aggiornamento dei propri piani di qualità dell’aria .

La dirigente regionale richiama lo «stato di grave inquinamento provocato» dallo stabilimento siderurgico e ampiamente dimostrato dai dati ambientali ed epidemiologici dell’area e che la valutazione integrata di impatto ambiente-salute, finanziata dal Ministero della Salute, in collaborazione con Ares Puglia, Asl Taranto, dipartimento di epidemiologia del Lazio e Arpae Emilia Romagna ha elaborato uno scenario emissivo nel quale si rileva «un rischio residuo non accettabile in termini di mortalità naturale per esposizioni a pm 2.5, in particolare a carico dei residenti del quartiere Tamburi».
In conclusione, al ministro Costa e al suo ministero viene chiesta una risposta formale all’istanza di revisione dell’Aia per l’acciaieria ArcerlorMittal, riservandosi qualsiasi azione giudiziaria in merito.

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