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Ex Ilva, fine salvacondotto penale per gestori

La norma - secondo fonti ministeriali - dovrebbe prevedere un superamento della non punibilità delle azioni connesse alla gestione del Siderurgico ora passato ad ArceloMittal

Ex Ilva, oltre 700 esodi: per nuove assunzioni valutate esperienza, anzianità e carichi di famiglia

E’ in dirittura d’arrivo la norma che modifica le «esimenti penali» per i manager e i gestori dell’ex Ilva di Taranto. Il «salvacondotto» contestato da più parti era stato concesso anche ai commissari straordinari, con i diversi decreti emanati dai precedenti governi per il risanamento e rilancio dell’Ilva. La norma - secondo quanto si apprende da fonti ministeriali - dovrebbe prevedere un progressivo superamento della non punibilità delle azioni connesse alla gestione del Siderurgico ora passato ad ArceloMittal Italia.

«Non sono venuto a dirvi che in pochi anni o in pochi mesi o nel giro di una campagna elettorale si possano risolvere le tante questioni che abbiamo davanti, ma vi posso dire che stiamo combattendo con l’elmo in testa e la sciabola in mano e non molleremo mai». Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, si è soffermato questa mattina sulla vicenda ex Ilva e le questioni che riguardano l’emergenza sanitaria e ambientale a Taranto nel corso della presentazione del Medimex Taranto 2019.

«Non molleremo - ha aggiunto - nè nelle cose grandi nè nelle cose piccole. Taranto in questo momento è la priorità numero uno della Regione Puglia, lo è sul serio, lo è senza creare illusioni a nessuno perchè sarà durissima». «Cercheremo di andare d’accordo soprattutto io e il sindaco», ha poi chiosato il governatore rivolgendosi al primo cittadino, in tal modo allontanando i dissapori emersi proprio a proposito della vicenda Ilva quando Emiliano non condivise l’interlocuzione avviata da Melucci con l’allora ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

«Alla buon'ora. È passato quasi un anno, era un impegno elettorale e mi auguro che mantengano questo impegno». Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, commentando la notizia appresa da fonti ministeriali relativa alla modifica della norma sulla non punibilità dei manager e gestori dell’ex Ilva di Taranto. "Nel frattempo - ha aggiunto Emiliano - la Regione Puglia si è costituita davanti alla Corte Costituzionale per sostenere la incostituzionalità di tutti e 12 i decreti emessi dal vecchio Parlamento e dal vecchio Governo».

«Abbiamo già detto che abbiamo tutti i dati sulla qualità dell’aria e sono a disposizione del ministro. È la seconda volta che chiediamo la revisione dell’Aia che capiamo potrebbe mettere in agitazione ArcelorMittal e turbare la serenità dell’azienda, ma noi non possiamo che insistere perché immediatamente si avvii la revisione dell’Aia». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, commentando le parole del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, sulla possibilità di rivedere l’Aia sull'ex Ilva di Taranto.
«Io credo che il ministro, che mi auguro di incontrare al più presto - ha aggiunto Emiliano - si convincerà che questa è l'unica strada. Altrimenti noi saremo costretti ad impugnare il diniego del riesame dell’Aia davanti al Tar, ma conto sul buon senso del ministro»

(di Mimmo Mazza)

LE PAROLE DEL MINISTRO COSTA - Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa dice «no» alla richiesta di riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale per lo stabilimento siderurgico ArcelorMittal (ex Ilva) di Taranto, rigettando così la richiesta formulata dalla Regione Puglia lo scorso 8 marzo.
Con nove fitte pagine, indirizzate al presidente del Consiglio, al ministro dell’ambiente, a Ispra e Arpa, ai Comuni di Taranto e Statte e alla Provincia di Taranto, il presidente Michele Emiliano e il direttore del Dipartimento ambiente Barbara Valenzano avevano formalmente sollecitato la revisione dell’Aia del siderurgico, alla luce delle molteplici, recenti novità, in primis la pronuncia della Corte europea dei Diritti dell’Uomo e la rimessione alla Consulta, da parte del gip del tribunale di Taranto, di alcune parti dei decreti «Salva Ilva», aprendo così un nuovo fronte nella vertenza salute-lavoro-ambiente che da anni condiziona la vita dei tarantini e l’attività dell’acciaieria tarantina e sollecitando il governo a fare la sua parte. Governo che - va detto - da quando il 6 settembre scorso è stato firmato l’accordo sindacale necessario per la cessione in fitto biennale finalizzato all’acquisto della fabbrica alla multinazionale dell’acciaio ArcelorMittal, si è tenuto alla larga - anche fisicamente - dallo scottante dossier, non gestendo così nemmeno la crisi esplosa negli ultimi giorni e culminata nel Consiglio comunale monotematico svoltosi ieri.

Il ministro Costa ritiene, nella lettera inviata alla Regione, che non ci siano i presupposti per procedere al riesame dell’autorizzazione integrata ambientale «anche avendo riguardo alla richiamata sentenza della Corte per i diritti dell’uomo, poiché in quella sede sono stati valutati fatti e situazioni ambientali antecedenti al rilascio dell'Aia di competenza statale». Costa riconosce in realtà che la Cedu nella sentenza conclude che «il piano ambientale deve essere implementato nel più breve tempo possibile per essere reso aderente ai principi affermati in quella decisione. E, questo, mal si concilia con l'avvio ad oggi di un riesame complessivo dell'autorizzazione integrata ambientale, poiché si darebbe inizio ad una fase di incertezza normativa per il gestore, con conseguente, verosimile rallentamento degli interventi ambientali che la Corte stessa definisce di importanza fondamentale ed urgenti».

L’esponente del governo «comprendendo, tuttavia, la giusta preoccupazione per la salute dei cittadini», per confermare la «costante, piena disponibilità di questo Ministero a rendersi partecipe, se ritenuta utile forma di collaborazione, affinché sia realizzato, in tempi solleciti, un percorso di revisione del piano, necessario all’eventuale riesame di ogni provvedimento Aia, fondato su rinnovate misure precettive in merito alla qualità dell'aria che, alla luce dei principi fissati dalla Corte Europea, assicurino il raggiungimento di ottimali valori per il benessere della collettività pugliese». Il ministro cita il piano contenente le prime misure di intervento per il risanamento della qualità dell'aria nel quartiere Tamburi adottato nel 2012 dalla Regione codesta amministrazione regionale, provvedimento che - scrive nella lettera - «è stato uno dei presupposti fondamentali per il riesame dell’autorizzazione integrata ambientale disposto nel 2012», anno nel quale in verità ci furono gli arresti di proprietari e dirigenti dello stabilimento, ritenuto dalla magistratura causa di malattie e morti per cittadini e operai.

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