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Ex Ilva, genitori bimbi morti: «Inopportuno vertice su inquinamento»

Ex Ilva, genitori bimbi morti: «Inopportuno vertice su inquinamento»

«In un Paese normale, civile e con una Costituzione da rispettare i gestori di questi impianti, oggi, andrebbero indagati e non incontrati in Procura»

20 Marzo 2019

Redazione online

«Mentre in questa città sono saltate tutte le regole che attengono alla legalità, assistiamo anche al disorientamento dei ruoli istituzionali quando il capo di una Procura convoca vertici istituzionali come se fosse il prefetto e a questo vertice invita anche chi oggi dovrebbe essere indagato dai Pubblici Ministeri della sua stessa Procura, cioè ArcelorMittal». Lo sottolinea un gruppo di genitori di bambini e ragazzi morti per malattie che essi ritengono connesse all’inquinamento industriale in una lettera aperta al procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, che l’altro ieri ha convocato un vertice in procura per fare il punto sulla situazione ambientale, a cui hanno partecipato anche l'amministratore delegato di ArcelorMittal, Mattheiu Jehl, i commissari dell’Ilva in Amministrazione straordinaria Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba.


«La scelta - aggiungono i genitori, che hanno costituito il Comitato Niobe - di invitare nel suo ufficio della Procura i vertici di ArcelorMittal, per un incontro istituzionale, riteniamo sia stata davvero inopportuna, se non proprio da definire sbagliata sotto ogni profilo. Non possiamo rimanere fermi e in silenzio dopo che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato il nostro Stato perché ha emesso leggi che violano i nostri diritti e dopo i report ufficiali e validati da Arpa Puglia che certificano notevoli aumenti degli inquinanti». In un Paese «normale, civile e - concludono i genitori - con una Costituzione da rispettare i gestori di questi impianti, oggi, andrebbero indagati e non incontrati in Procura per dialogare in incontri istituzionali. Noi, però, non rimarremo a guardare, non rimarremo in silenzio e rappresenteremo immediatamente nelle nostre azioni il dissenso a questo deturpamento istituzionale, a questo eccidio sociale ed a questo annientamento ambientale».

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