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La vertenza Taranto

Ilva, ultimatum Mittal: «Chiarezza da Di Maio»

Ilva

La multinazionale vuole rassicurazioni sul futuro del siderurgico, Previsto per domani l'incontro al Mise

05 Agosto 2018

Mimmo Mazza

TARANTO - Parte in salita il tavolo di domani sull’Ilva convocato dal vicepremier Di Maio per discutere di occupazione. Stando a quanto risulta alla Gazzetta, ArcelorMittal ha chiesto «chiarimenti preliminari» al governo sulle intenzioni dell’esecutivo sul futuo dell’Ilva (chiusura? rilancio? riconversione?) come condizione per partecipare all’incontro, incontro che peraltro sarebbe stato convocato senza una intesa preliminare e senza alcun confronto su numeri e soluzioni come invece accaduto per il vertice di lunedì scorso sul piano ambientale. La multinazionale dell’acciaio vuole, insomma, vederci chiaro sul suo possibile futuro in Ilva, stretta tra l’attesa del parere dell’Avvocatura dello Stato che a breve si dovrà esprimere sulla regolarità della gara di aggiudicazione, l’insoddisfazione più volte espressa dal governo sulle migliorie ambientali proposte recentemente e il piano occupazionale ma forte anche dell’opzione prevista dal contratto di fitto finalizzato all’acquisto firmato un anno fa, opzione che le consentirà il prossimo 15 settembre di entrare in Ilva anche in assenza di accordo sindacale. Il governo non ha ancora risposto ma una risposta - spiegano fonti vicine ad Arcelor Mittal - è ritenuta essenziale prima di far ripartire il confronto con Fim, Fiom e Uilm, dopo la rottura consumatasi lo scorso 10 maggio.

Le distanze tra le parti erano e restano tuttora profonde: a ballare sono i circa 4mila esuberi di fatto annunciati dal piano Mittal che prevede, a seguito di una sostanziosa apertura fatta al precedente Governo, l’assunzione di circa 10mila dipendenti, dagli 8000 inizialmente previsti. Cifra duramente contestata dai sindacati che hanno sempre rivendicato la necessità di assumere tutti i 14mila lavoratori dell’Ilva soprattutto a fronte di un aumento della produzione di acciaio prevista a regime da Mittal.
La richiesta di chiarezza al Governo trova sponda anche nei sindacati. «Il Governo deve indicarci una direzione chiara, deve esplicitare i suoi intendimenti. I nostri – fa sapere Francesco Brigati della Fiom Cgil – sono chiari: un piano ambientale efficace ed avanzato, in tal senso abbiamo anche avanzato a Di Maio le nostre osservazioni, e la tutela lavorativa di tutto il personale Ilva». Per il sindacato «gli impegni concretamente assunti non prendono in considerazione le richieste delle organizzazioni sindacali sulla garanzia di mantenere gli attuali livelli occupazionali e, in relazione al piano ambientale, riguardano esclusivamente la riduzione dei tempi previsti dal Dpcm del 29 settembre scorso, non introducendo – afferma la Fiom Cgil – alcun riferimento ad eventuali innovazioni tecnologiche utili a variare l’attuale assetto produttivo». Né «contempla migliora nati in tema di bonifiche da amianto» e «la Valutazione integrata ambientale e sanitaria».

«Non siamo disponibili a fare un’ennesima passeggiata a Roma, ne abbiamo già fatte tante a vuoto – commenta Antonio Talò, segretario della Uilm di Taranto – andiamo al Mise, stavolta, con un obiettivo preciso: riprendere la discussione cercando di concludere. Sedendoci al tavolo, però, porremo a Di Maio una domanda molto chiara, direi preliminare a tutto: il Governo quali intenzioni ha sull’Ilva, cosa intende fare?»

«Vogliamo fare una discussione serrata e costruttiva, vogliamo arrivare ad un’intesa» sostiene Valerio D’Alò, segretario Fim Cisl Taranto. «Il ministro ha detto che l’ultima offerta di Mittal per il risanamento ambientale e l’occupazione non lo convince, la ritiene inadeguata rispetto alle aspettative del Governo. Chiederemo a Di Maio cosa altro si può fare su ambiente e lavoro e qual è la sua linea». 

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