Si apre questa mattina una giornata decisiva per il futuro della Provincia di Lecce, chiamata a rinnovare la propria guida in un contesto istituzionale e politico profondamente mutato rispetto al passato. Sono 1.262 gli amministratori aventi diritto al voto, tra sindaci e consiglieri comunali, che si recheranno alle urne in base al sistema introdotto dalla legge Delrio, la 56 del 2014, che ha escluso i cittadini dall’elezione diretta trasformando le Province in enti territoriali di area vasta di secondo livello. Una scelta che, nelle intenzioni del legislatore e del governo Renzi, avrebbe dovuto rappresentare il prologo di una loro abolizione, mai realizzata, ma che nel frattempo ha indebolito profondamente questi enti, privandoli di risorse, funzioni chiare e voto popolare, e facendoli piombare in una fase transitoria (oggi superata) di incertezza e caos amministrativo.
Il calcolo dell’esito prevede un sistema ponderato: non tutti i voti pesano allo stesso modo, perché il valore del singolo consigliere cresce con l’aumentare della popolazione del comune di appartenenza. Una regola che dà più peso ai grandi centri urbani e che modifica in maniera significativa i rapporti di forza tra le coalizioni.
I comuni con popolazione compresa tra i 100mila e i 30mila abitanti sono due, Lecce e Nardò, entrambi governati dal centrodestra, e sono quelli che esprimono il peso elettorale più alto. Seguono i comuni di seconda fascia, tra i 10mila e i 30mila abitanti, dai quali va esclusa Gallipoli, attualmente commissariata dopo le dimissioni del sindaco Stefano Minerva, oggi consigliere regionale: in questa fascia sono chiamati al voto 334 consiglieri. C’è poi l’ampia area dei comuni tra i 5mila e i 10mila abitanti, con 368 aventi diritto al voto, escludendo i comuni commissariati di Corigliano d’Otranto, Porto Cesareo e Ruffano, fino a scendere ai centri sotto i 3mila abitanti, dove risultano commissariati Caprarica e Castro.
Le urne resteranno aperte dalle 8 alle 22, con un’estensione dell’orario rispetto alle originarie 20, decisa per garantire più tempo agli elettori, in un’unica giornata chiamati a decidere chi, tra due candidati, guiderà la Provincia di Lecce. A contendersi la presidenza sono Fabio Tarantino, sindaco di Martano e presidente reggente, subentrato a Minerva, e Adriana Poli Bortone, sindaco di Lecce, che punta a diventare la prima presidente della Provincia donna, dopo essere stata la prima donna sindaco del capoluogo. Il seggio è allestito a Palazzo dei Celestini, con due sezioni: una nella sala delle commissioni consiliari e l’altra nella sala consiliare al secondo piano. L’elezione avviene con voto diretto, libero e segreto e ciascun elettore, chiaramente, può esprimere una sola preferenza.
La campagna elettorale, serrata e giocata soprattutto sul filo dei numeri, ha visto entrambi i candidati promettere di restituire centralità e ruolo di coordinamento a un ente che negli anni è diventato sempre meno protagonista della vita amministrativa del territorio.
Sullo sfondo resta l’attesa, ormai lunga, di una nuova riforma che rafforzi le Province e restituisca la parola agli elettori, superando l’attuale sistema di secondo livello. Non sono mancati colpi di scena sul piano giuridico: Tarantino aveva inizialmente fissato la data delle elezioni al 29 aprile, per accorpare il rinnovo della presidenza a quello del Consiglio provinciale (come hanno fatto anche a Brindisi), ma un ricorso amministrativo promosso da esponenti del centrodestra, con gli avvocati Pietro e Luigi Quinto, ha portato il Tar di Lecce a chiarire che i due organi hanno scadenze diverse e che la legge non consente accorpamenti, imponendo quindi l’indizione del voto nei tempi previsti per la sola presidenza.
In queste ore, mentre i telefoni degli amministratori sono roventi e il confronto si gioca voto su voto, è chiaro che ogni singolo consigliere potrà fare la differenza. Il verdetto è atteso nella notte e dirà se i nuovi equilibri politici dei comuni più popolosi troveranno conferma anche a Palazzo dei Celestini.
















