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Punti di vista

Capitale della cultura, Monte e la sua sfida

«Non c'è più religione»Ciak si giraa Monte Sant'Angelo

Monte Sant'Angelo

Col santuario di San Michele, oggi al centro di un rinnovato interesse, la città si candida a capitale della cultura

04 Settembre 2022

Rossella Palmieri

«Una delle terre più greche d’Italia»: definiva così il Gargano lo scrittore Guido Piovene evidenziando la grande forza del santuario di San Michele, oggi al centro di un rinnovato interesse che vede Monte Sant’Angelo candidarsi a capitale della cultura. Nei giorni scorsi intellettuali e artisti di spessore nazionale – Renzo Arbore in testa, sempre così generoso quando si tratta di valorizzare la sua terra – insieme a donne e uomini di cultura dei più svariati settori, e molti partner istituzionali a completare il quadro, hanno fatto squadra compatta per arrivare quanto più possibile robusti e preparati all’importante appuntamento di capitale della cultura. Per un anno Monte potrà mettere in mostra tutti i suoi gioielli, la sua vita, le sue origini storiche e religiose, le sue bellezze. In una parola, la sua cultura. In un momento complesso per il territorio in generale e per Monte in particolare, questa coraggiosa idea, portata avanti da un giovane sindaco mai a corto di idee e di entusiasmo, in grado di coagulare senza parlare in politichese le forze culturali che si reggono non su astrattismi ma sulle gambe di donne e uomini che ancora ci credono malgrado tutto, va senz’altro elogiata. Crediamo con lui in questa scommessa che ha tutte le credenziali per poter essere vinta e poter restituire così, a una terra martoriata, il giusto posto al sole in quanto centro di rilevanza nazionale.

“Terra di passaggio di venti e di nuvole che galoppano tra mare e mare”, diceva ancora lo scrittore Piovene; e quale passaggio più reale di quel lungo flusso di pellegrini lungo la via Sacra; tappe religiose senz’altro, ma anche snodi intorno ai quali si ridisegnò la geografia dei territori lambiti dalle rotte di pellegrinaggio. Nuove rotte e nuovi scambi, nel tempo, hanno contribuito a trasformare le tappe in agglomerati e centri urbani. Mont Saint Michel in Francia, la Sacra di San Michele in val di Susa e il santuario di Monte Sant’Angelo. Cosa hanno in comune questi tre luoghi di culto è presto detto: tutti alla stessa distanza l’uno dall’altro, in perfetto allineamento con il tramonto del sole nel solstizio d’estate. Una linea sacra, insomma, che nella sua perfezione evidenzia tutta la forza dell’arcangelo Michele la cui spada è proverbiale così come la sua forza contro il diavolo. Culti e leggende, ma anche sforzi e passione, sono ora al centro di un disegno più grande che può davvero rilanciare l’economia e dare linfa a entusiasmi pur soggetti a sconforto. Ma a quest’ultimo, in fondo, non vogliamo cedere mai.

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