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Treni, metafore senza tempo

Treni, metafore senza tempo

Tutti in carrozza per un viaggio nel tempo

08 Maggio 2022

Mariateresa Cascino

Tutti in carrozza per un viaggio nel tempo. Me la immagino così la reclame un po’ vintage che si potrebbe lanciare per promuovere il turismo lento in città. Prossima fermata: Matera Centrale. Scalo monumentale, tempio contemporaneo, landmark urbano dalla geometria diamantata, è disegnata dall’archistar Stefano Boeri, arrivata puntuale come un treno e inaugurata in pompa magna nel 2019. È’ la nuova porta della città, luogo di incontro, transito, passeggio, svago. La sua visione genera nuove prospettive sullo spazio urbano con giochi di luci e riflessi sorprendenti. Ideata inseguendo i principi etici di sostenibilità dallo stesso creatore del bosco verticale milanese, l’imponente stazione è rivestita di pannelli fotovoltaici di ultima generazione che la illuminano di luce propria. Ricca di dettagli raffinati, invoglia l’attesa del treno dei desideri nei salottini di design che arredano i suoi spazi. Scattare foto nelle sue gallerie e nelle sue aree interne, mentre sfrecciano treni nuovi di zecca che non hanno ancora conquistato la frenesia dell’alta velocità, dovrebbe fa venir voglia di viaggiare con la consapevolezza e l’accettazione che, forse, muoversi a ritmo lento sarebbe la cosa più giusta.

Per abbandonare l’idea amara dell’isolamento e dei binari morti come simboli del fallimento, potremmo invece, anche per essere più felici, abbracciare la filosofia dell’elogio della lentezza, vera salvezza per il futuro sostenibile. Anziché toccare nervi scoperti, potremmo convincerci che, aver dedicato un tempio ai treni che arrivano e partono a ritmi lenti è la vera conquista verso il futuro aperto. Poi, in fondo, Matera, devi meritartela. Allora meglio assaporare ore e minuti nell’attesa di arrivare o approdare verso nuovi lidi, abbracciando la calma e la dimensione spirituale del viaggio, anziché agitarsi frettolosamente per prendere treni che alcune volte è meglio perdere. Preferibile sarebbe, prima di passare all’idrogeno, rivendicare i viaggi con i treni a vapore, o d’epoca, che attraversano i nostri binari senza tempo. Locomotive con splendide carrozze con salottini dove si parla sottovoce, treni che sbuffano e buttano tutto al vento. Così lo scalo monumentale sarebbe il simbolo dell’unione tra il vecchio e il nuovo, tra opportunità che conducono verso il futuro e idee antiche che meritano di rigenerarsi e, probabilmente di sopravvivere per raccontare meglio come vivere in un ecosistema millenario e fragile come il nostro. In fondo, anche ascoltarne il fischio sarebbe nostalgico, romantico, rassicurante e pieno di speranza.

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