Martedì 22 Settembre 2020 | 14:19

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Potenza - Stipendi e servizi che possono saltare in pieno agosto. L’ombra del crac si allunga minacciosa sul futuro del Consorzio Asi di Potenza. Si allunga come avviene da anni ormai, ma con una incognita in più questa volta: l’impossibilità da parte della Regione di «salvare» l’ente concedendo risorse economiche. Già perché i conti del Consorzio sono stati pignorati. Gli atti sono stati fatti dalla società «Liberio» che ha acquistato da Enel il credito che la società energetica aveva dall’ ente lucano.

In tutto 8 milioni di euro (più gli interessi) di cui, però, legati al pignoramento sono solo sei. Al di là delle somme, però, il punto è che ora i conti sono stati pignorati e qualunque cifra arrivi nelle casse del Consorzio viene immediatamente requisita per pagare il debito. La soluzione potrebbe essere una transazione tra l’ente e la società creditrice per sbloccare il pignoramento, ma per farlo servono tempo e soldi. Il commissario c ci sta lavorando ma non è detto che la soluzione arrivi in tempo. Così, ad essere a rischio sono gli stipendi ed anche i servizi che vengono resi alle aree industriali. Per «salvare» il Consorzio Asi, dunque, è partita una corsa contro il tempo. Una corsa che ha già incontrato una serie di ostacoli, se si considera che a saltare, nell’ultima seduta del Consiglio regionale, è stata proprio la norma «salva servizi». Una norma che nelle intenzioni avrebbe dovuto trasferire gli impianti di depurazione dal Consorzio ad Acquedotto lucano.

Un passaggio tecnico che avrebbe consentito non solo di gestire i servizi ma anche di pagare, considerato che Al non è pignorato. Il numero legale, però, è venuto meno. La causa? Tensioni nella maggioranza e tra la maggioranza e l’opposizione. Nella norma che doveva essere approvata, infatti, era stato inserito - su indicazione di un esponente politico della Lega - un commissario ad acta per la gestione del trasferimento del servizio di depurazione.

Commissario che - secondo indiscrezioni - era stato individuato proprio nell’ex commissario dell’Asi, Aniello Ertico. Una scelta che ha provocato reazioni portando ad una vera e propria spaccatura nella maggioranza. Ma non solo. Di fronte ad una questione tanto delicata, la maggioranza aveva chiesto anche il sostegno dell’opposizione che aveva assicurato la sua presenza in Consiglio, a fronte di due emendamenti presentati proprio sul Consorzio (uno per trasferire nelle fila della Regione gli impiegati del Consorzio, garantendo così gli stipendi e l’altro per fare assumere da Acquedotto lucano i dipendenti della ditta privata Giuzio Ambiente). Insomma, due emendamenti che avrebbero trasferito dipendenti di enti privati, assunti senza concorso, in enti regionali. Di fronte al no della maggioranza rispetto ai due emendamenti il risultato è stato l’abbandono dell’aula da parte delle opposizioni. Portando, così, allo stop della norma «salva servizi» del Consorzio.

Per capire come finirà si dovrà attendere la prossima settimana ma nel frattempo il crac dell’Asi sembra più vicino ogni ora che passa. Con inevitabili ripercussioni sugli stipendi e sui servizi che vengono forniti alle aree industriali.

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