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Fabbisogni standard: Basilicata tra gli ultimi

Servizi ai cittadini, i numeri di Openpolis: a Potenza è di 632 euro pro capite, a Matera di 610 euro

Fabbisogni standard: Basilicata tra gli ultimi

Guardia Perticara è il comune lucano con il maggiore fabbisogno standard per abitante: con i suoi 1.033,37 euro pro capite, infatti, non solo precede tutti i centri della nostra regione ma registra un tasso superiore del +48,21% rispetto alla media dei comuni di uguale fascia demografica. Subito dietro si posiziona Armento, con 943,71 euro pro capite (+35,35% rispetto ai comuni della stessa fascia demografica), seguito da Aliano, con 870,39 euro ad abitante (+40,41).
La stima è contenuta in un report di Openpolis, elaborato sulla base dei dati Sose, dal quale si evince che in Basilicata la media dei fabbisogni standard per abitante è di 589,10 euro e che la nostra regione, insieme a tutte le altre del Mezzogiorno, si posiziona agli ultimi posti in Italia, esattamente il quint’ultimo. La classifica vede al primo posto il Lazio con 765 euro per abitante, e, all’ultimo, la Calabria, con un fabbisogno di circa 536 euro pro capite. Tornando alla Basilicata, nel Comune di Potenza il fabbisogno registrato è di 623,12 euro pro capite (-3,91% rispetto ai centri con la stessa dotazione demografica), mentre a Matera di 610,64 euro (-5,83%).


Tra i Comuni non capoluogo più popolosi alcuni evidenziano un fabbisogno superiore rispetto alla media dei centri con uguale popolazione. Altri, invece, una situazione opposta. Nella prima fattispecie troviamo Melfi (601,99 euro di fabbisogno e +4,05%), Lauria (588,84 e +1,78) e Policoro (585,63 euro ad abitante, +1,22). Nella seconda, invece, si posizionano Pisticci (557,25 euro, -3,68%), Lavello (504,86, -12,74), Rionero in Vulture (541,77, -6,36) e Venosa (523,33, -9,54). Bernalda e Avigliano, invece, non si discostano molto dalla media di gruppo (rispettivamente 581,35 e +0,48%; 573,01 e -0,96).
Ma cosa si intende per fabbisogno standard? Ci riferiamo alle risorse finanziarie necessarie ai comuni per svolgere le funzioni fondamentali e garantire i servizi essenziali ai cittadini. Si tratta, a ben vedere, di un dato importante, nell’ottica della riduzione delle disparità e del contrasto allo spopolamento, in quanto la presenza di servizi accessibili e di qualità sul territorio in cui si vive è fondamentale. Per esempio la presenza di scuole e servizi per l’infanzia, di mezzi pubblici efficienti, migliora la qualità della vita dei cittadini, che trovano sul proprio territorio i servizi di cui necessitano. Molti di questi servizi indispensabili sono forniti proprio dai comuni, l’istituzione più prossima ai cittadini. Tuttavia, le amministrazioni locali spesso non hanno i fondi e gli strumenti necessari per svolgere questo ruolo, provocando un divario tra cittadini che vivono in territori dotati di risorse e chi vive, invece, in aree svantaggiate.

A sopperire alle carenze dovrebbe intervenire l’amministrazione centrale attraverso il fondo perequativo, previsto e regolato dal Titolo V della Costituzione, da un ventennio modificato. Proprio le disfunzioni di questo fondo perequativo e, in buona sostanza, dello stesso Titolo V, come spiegato qui di fianco, generano quel corto circuito cui vanno incontro i comuni che hanno meno risorse. I quali spendendo di meno fanno registrare un fabbisogno inferiore e, quindi, una “falsa” minore necessità di fondi statali, quando invece ne avrebbero maggiore bisogno.

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