Lunedì 28 Settembre 2020 | 05:13

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NOVELLE CONTRO LA PAURA

Marisa Allasio tifosa biancorossa

«Quando era libera dai set, seguiva la squadra con il padre. Dopo un gol, mi buttò le braccia al collo»

Marisa Allasio tifosa biancorossa

Eravamo in pieno «Anno Santo», nel 1950, Bari stava riprendendo la sua vita normale dopo il periodo bellico e post-bellico. Non andava bene, invece, al Bari – calcio: dopo alcune stagioni da favola ( 7° posto in A nel 1946-47 ) precipitava dalla serie A alla B portandosi addosso molti, anzi, moltissimi dubbi sulla regolarità del torneo. Al vertice del Club biancorosso era nominato commissario (dopo essere stato vicepresidente) il comm. Rocco Scafi (1897-1969) conosciuto nelle vesti di titolare di alcuni negozi di calzature in via Sparano e in via Abate Gimma, divenuti popolari per lo slogan «Cammina Cammina chi calza Leopoldina», apparso, in seguito, anche nella sfilata dei carri di fiori, seguitissima manifestazione durante il, purtroppo dimenticato «Maggio di Bari».

Nato in Brasile, il comm. Scafi, aveva nel sangue la febbre del calcio. Appena assunto l’incarico di responsabile del Bari, scelse subito l’allenatore: Federico Allasio. Chi era? Era uno dei «Balon Boys», un prodotto del primo vivaio del Torino. Da calciatore ad allenatore, il passaggio è quasi sempre d’obbligo; cominciava dalla panchina del Genoa per passare poi a quella della Lucchese da dove il comm. Scafi lo prelevava per il Bari in un momento abbastanza difficile per la squadra e per l’ambiente.
Cominciò la preparazione a Trani con soli 7 calciatori disponibili. La squadra non rendeva e dopo 7 turni veniva esonerato: doveva essere l’anno dei record negativi per il Bari che durante la stagione cambiò ben 9 tecnici! Allasio però venne ripreso sei anni dopo (1956) quando ormai era noto come allenatore ed il suo cognome era in copertina anche nel cinema. Non che avesse mai avuto velleità artistiche, a differenza di Raf Vallone che fu suo compagno nei «Balon Boys». Era la figlia, Maria Luisa a superare il padre in popolarità, Maria Luisa all’anagrafe, la bellissima Marisa Allasio era diventata una delle attrici più celebri dell’epoca: a darle notorietà fu l’interpretazione del personaggio di Giovanna nel film Poveri ma belli (1956 ) e poi nel successivo Belle ma povere (1957) di Dino Risi.

In quel primo campionato di B (1956-57) la ventenne Marisa era sempre vicina al padre e nei momenti di non impegno cinematografico seguiva il Bari dappertutto. Nel 1957 assieme a Nunzio Filogamo e Fiorella Mari, presentava il Festival di Sanremo. Subito dopo quell’esperienza, il 3.02.1957 a San Benedetto del Tronto con il Bari vittorioso per 1-0, nell’euforia del gol vincente, abbracciava anche me. È stata l’unica attrice che sia riuscito ad abbracciare. Lo stesso entusiasmo si ripeteva un anno dopo negli assurdi spareggi col Verona prima a Bologna e poi a Roma vinti entrambi dal Bari con l’apoteosi finale della popolare attrice festeggiata e complimentata da tutti. Ancora una volta in trasferta aveva visto vincere il Bari. In quel periodo era definita la versione italiana di Brigitte Bardot, priva però di malizia e riducibile negli schemi del perbenismo piccolo – borghese dell’epoca.

Marisa Allasio era e resta una bella ragazza con saldi principi morali e un insospettabile dose di ingenuità nei rapporti con gli uomini. Fra il 1952 e il 1958 interpretava ben 18 film. Eccoli: 1952, Perdonami, regia di Mario Costa; 1953, Gli eroi della domenica, regia di Mario Camerini; 1954, Ballata tragica, regia di Luigi Capuano; Cuore di mamma, regia di Luigi Capuano; 1955, Le diciottenni, regia di Mario Mattoli; Ragazze d’oggi, non accreditata regia di Luigi Zampa; 1956, Guerra e pace, regia di King Vidor; Maruzzella, regia di Luigi Capuano; 1957, Belle ma povere, regia di Dino Risi; Camping, regia di Franco Zeffirelli; Le schiave di Cartagine, regia di Guido Brignone; Marisa la civetta, regia di Mauro Bolognini; Poveri ma belli, regia di Dino Risi; Susanna tutta panna, regia di Steno; 1958, Arrivederci Roma, regia di Roy Rowland; Carmela è una bambola, regia di Gianni Puccini; Nudi come Dio li creò, regia di Hans Schott-Schobinger; Venezia, la luna e tu, regia di Dino Risi. Proprio durante l’ultimazione di quest’ultimo film, assisteva alla finalissima fra il Bari e il Verona all’Olimpico di Roma. Confessava in quell’occasione di essere felice di aver partecipato al film con attori collaudati come Alberto Sordi, Nino Manfredi, Garrone e confessava che il film inizialmente titolato I due gondolieri, finì per chiamarsi Venezia, la luna e tu, un altro capolavoro di Dino Risi.

Dopo quella splendida interpretazione lasciava il cinema per sposare il conte Pier Francesco Calvi di Bergolo, figlio della principessa Iolanda Margherita di Savoia primogenita di Vittorio Emanuele III e di Elena del Montenegro. Dal matrimonio sono nati: Carlo Giorgio Dimitri Drago Maria Laetitia, dei Conti Calvi di Bergolo e Anda Federica Angelica Maria dei Conti Calvi di Bergolo. Diventato nonno, Federico Allasio ricordava ai nipotini quegli spareggi con l’aver portato la squadra in ritiro a Casalecchio sul Reno (dove il sole di luglio batteva forte) al contrario di quanto fece Gipo Viani che portò il Verona sulle Alpi al fresco. Ebbe ragione Allasio che infatti sotto il caldo di metà luglio riuscì a sconfiggere col Bari di B un avversario di A. A Bari il suo ricordo è sempre vivo. L’eccellente promozione in A dopo due difficile spareggi, lo fanno ancora rivivere fra i tifosi. Era stato un traguardo raggiunto così bene che gli valse la chiamata del Torino per un ritorno a casa.

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