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Occhi a rischio: maculopatie edema diabetico, non abbandonare controlli e terapie

Occhio

I pazienti affetti da maculopatie oculari, come la degenerazione maculare legata all’età essudativa (DMLE) o l’edema maculare diabetico non devono abbandonare il loro percorso terapeutico. Il vero rischio, interrompendo le cure, è di perdere i benefici
che queste ultime avevano portato, causando una ripresa della malattia, che, a volte, può rivelarsi irreversibile. È molto importante, pertanto, che gli interessati prendano contatto con i Centri specialistici presso i quali erano seguiti, per riprogrammare il percorso terapeutico, tenendo conto delle nuove procedure di accesso alle strutture, messe in atto in
seguito all’emergenza sanitaria da COVID 19. Questo l’appello lanciato dal “Comitato Macula”, prima e unica Associazione italiana nata per dare voce ai pazienti affetti da maculopatie o retinopatie.

La paura dell’infezione,causata dalla presenza negli Ospedali di pazienti Covid-19 ha spinto le persone in terapia per le maculopatie, a rinunciare alle stesse perché ritenevano che i reparti di Oculistica potessero essere, in qualche modo, non sicuri. Questo ha determinato, nell’ultimo trimestre, un calo delle prestazioni che va dal 40% all’80%, a seconda
delle Regioni, e di come si sono attrezzate le singole Aziende Ospedaliere.

LA MALATTIA: La Degenerazione Maculare legata all’Età (DMLE) è una patologia legata all’invecchiamento ed è la principale causa di diminuzione della visione centrale nei soggetti con età superiore ai 65 anni. In Italia colpisce circa 1 milione di persone (tra diagnosticate e non).

È un’affezione cronica a carattere degenerativo e progressivo, che interessa la macula, la porzione centrale della retina deputata alla visione distinta. I primi segni della maculopatia (drusen) sono spesso asintomatici. Tuttavia, la maculopatia può progredire verso forme più avanzate che tipicamente si distinguono in due diversi tipi. La forma atrofica e quella umida o essudativa. Quest’ultima (10-15% dei casi) determina un rapido e progressivo calo visivo, associato a distorsione della visione centrale ed è la principale causa, nei Paesi sviluppati, di perdita irreversibile della visione centrale. In Italia, ogni anno si registrano circa 50.000 nuovi casi di DMLE essudativa. La prevalenza della DMLE è rara prima dei 55 anni, ma la sua incidenza aumenta soprattutto dopo i 75 anni. Secondo alcune stime la patologia colpisce il 20% degli ultracinquantenni (1 persona su 5) e, in particolare, il 35% (1 persona su 3) degli ultrasettantenni.

Nella maculopatia degenerativa legata all’età si verifica un’ossidazione dei tessuti retinici che interessano la parte centrale dell’occhio e che può evolvere in due direzioni: la forma ‘atrofica’ che consiste appunto nell’atrofia del tessuto retinico, ed è
una forma per la quale, al momento, non esistono modalità di intervenire. Viceversa, la malattia può seguire un canale ad evoluzione molto più rapida (la forma “essudativa”), che comporta la formazione di neo-vasi. Si tratta di vasi anomali, che hanno due caratteristiche: quella di proliferare velocemente e quella di perdere liquido e materiale proteico o lipidico
dalla propria parete. Nel momento in cui questo avviene si verifica un danno ai fotorecettori che, all’inizio, consiste in un disordine strutturale. La prima percezione dei pazienti è una distorsione delle immagini, in un secondo momento compare uno
scotoma, cioè un’area della retina dove l’immagine non risulta più percepibile. Questa è la forma sulla quale convergono gran parte delle ricerche e, soprattutto, che è possibile trattare.

Alla luce dei dati epidemiologici, la DMLE può essere considerata una malattia di grave rilevanza sociosanitaria. Nelle forme moderate e gravi, con profonda riduzione visiva, i pazienti subiscono un peggioramento della qualità della vita del 60%. Questa
è una conseguenza delle gravi limitazioni delle normali attività della vita quotidiana, come leggere o guidare o della capacità di occuparsi di sé, che la malattia comporta. Senza considerare che la perdita visiva associata a DMLE aumenta il rischio di cadute e fratture, con la conseguente necessità di una frequente assistenza medica riabilitativa. La diagnosi tempestiva, attraverso visite oculistiche da effettuare con regolarità dopo i 55anni, è di fondamentale importanza perché permette allo
specialista di orientare il paziente verso i trattamenti più adeguati. È opportuno ricordare che, se la patologia è curata in modo appropriato, la perdita visiva non solo può essere arrestata, ma può anche regredire.

Una semplice visita oculistica, tuttavia, non è sempre sufficiente per formulare una diagnosi corretta. Per confermare quest‘ultima e inquadrare la malattia sono, infatti, necessari alcuni esami strumentali; tali accertamenti sono la tomografia ottica a coerenza (OCT) e se necessariol’angiografia con fluoresceina (o fluorangiografia), eventualmente anche con verde di
indocianina. Negli ultimi 20 anni il trattamento della DMLE essudativa ha registrato notevoli progressi, con la scoperta di farmaci ad azione mirata sul fattore di crescita dell’endotelio vascolare VEGF, somministrati attraverso iniezioni intravitreali. In patologia oculare è noto che il VEGF-A e il PlGF (fattore di crescita placentare) sono coinvolti principalmente nell’induzione della neovascolarizzazione oculare. L’attuale standard terapeutico per il trattamento della DMLE essudativa è pertanto la terapia anti-VEGF somministrata mediante iniezione intravitreale. La maculopatia senile essudativa è una malattia
cronica, Anche se viene controllata dai farmaci anti- VEGF in modo egregio, è fondamentale, in primo luogo, una diagnosi precoce e in secondo, una terapia continuativa. Perché il trattamento deve essere assolutamente rigido, e si deve prestare molta attenzione alla tempistica e alle modalità di somministrazione.

Chiediamo a Massimo Ligustro, presidente Comitato Macula
1. Quante sono, attualmente, in Italia, il numero di iniezioni intravitreali che ogni anno si eseguono?
Ogni anno vengono eseguite circa 300 mila iniezioni intravitreali che sono necessarie per preservare la visione dei pazienti affetti da maculopatia essudativa
2. Qual è la percentuale di rischio della malattia e l’età relativa.
In Italia la Degenerazione Maculare Legata all’Età (DMLE) colpisce circa 1 milione di persone. Si distinguono due diversi tipi: la forma atrofica e quella umida o essudativa, che rappresenta il 10-15% dei casi.In Italia, ogni anno si registrano circa 50.000 nuovi casi di DMLE essudativa. La prevalenza della malattia è rara prima dei 55 anni, ma la sua incidenza aumenta soprattutto dopo i 75 anni. Secondo alcune stime la patologia colpisce il 20% degli ultracinquantenni (1 persona su 5) e, in particolare, il 35% (1 persona su 3) degli ultrasettantenni. Tuttavia i numeri diventano ancora più grandi se si pensa che esistono molte altre
forme di maculopatia essudativa oltre alla degenerazione maculare legata all’età. In particolare l’edema maculare diabetico e l’edema maculare che insorge a seguito delle trombosi della retina.
3. La terapia interrotta quali danni o rischi può aver comportato?
Da paziente affetto da maculopatia essudativa posso dire che, soprattutto nel primo anno, siamo completamente dipendenti dalle iniezioni e soprattutto dalla giusta periodicità con cui ci vengono somministrate. Ho potuto sperimentare personalmente in un paio di occasioni che quando i tempi tra una iniezione e l’altra si allungavano anche di un paio di settimane la sintomatologia tendeva a tornare. In linea generale posso dire che noi pazienti maculopatici abbiamo la necessità di sottoporci periodicamente a queste iniezioni, che sono le uniche forme di trattamento in grado di controllare questa malattia. Per cui è fondamentale che la terapia sia seguita in modo continuativo, perché se la patologia è curata in modo appropriato, la perdita visiva non solo può essere arrestata, ma anche regredire. Al contrario, come può essere accaduto in questo periodo di emergenza COVID 19, interrompendo le cure, si possono perdere i benefici che queste ultime avevano portato, causando una ripresa della maculopatia, in alcuni casi, irreversibile.
4. Si parla spesso della necessità di eseguire le iniezioni in ambienti diversi dalle sale operatorie, per esempio in ‘clean room’. Da paziente lei cosa ne pensa?
Da paziente le posso dire che, secondo me, è grave che in molti ospedali italiani queste iniezioni debbano essere fatte dentro la sala operatoria. Se lei prova a fare un giro su internet si accorgerà che in gran parte dei Paesi europei le iniezioni vengono eseguite in ambulatori definiti ‘clean room’.Negli Stati Uniti e in Inghilterra addirittura le iniezioni intravitreali sono eseguite sulla poltrona dove hai appena finito di effettuare la visita. Non credo che all’estero abbiano più problemi di infezioni che da noi in Italia. Sono convinto, tra l’altro, che utilizzare la sala operatoria oltre ai costi enormi per il sistema sanitario nazionale, riduca anche la possibilità di eseguire interventi chirurgici per altre malattie oculari, che invece devono essere assolutamente
eseguite all’interno di una sala operatoria. Si tratta come in tutti le cose di un problema organizzativo.

L’ Associazione Comitato Macula è nata a Genova nel 2020, Comitato Macula è la prima Associazione senza fini di lucro costituita per dare voce ai pazienti affetti da maculopatie e retinopatie, con l’obiettivo di vedere riconosciuti i loro diritti nel ricevere una diagnosi tempestiva e i migliori trattamenti disponibili, oltre a promuovere la conoscenza e la ricerca in questo
settore dell’oculistica. www.comitatomacula.it–info@comitatomacula.it.

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