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Matera, il Prefetto Argentieri: «C’è grande senso civico, serve ancora uno sforzo»

Il ringraziamento ai cittadini per il rispetto delle misure

Il prefetto Rinaldo Argentieri

Il prefetto Rinaldo Argentieri

«I cittadini di Matera e provincia stanno rispondendo con grande senso di responsabilità alle misure emanate dal Governo per contrastare la diffusione del contagio da Covid-19».

Lo dichiara il prefetto Rinaldo Argentieri, dimesso giovedì pomeriggio dall’Ospedale “Madonna delle Grazie” dove era stato ricoverato nel reparto malattie infettive lo scorso 6 marzo, in quanto risultato positivo al tampone per il Covid 19. Il prefetto è guarito dalla polmonite da cui era affetto e, prima della dimissione, è stato sottoposto, come da protocollo, a due tamponi a distanza di 24 ore, risultati entrambi negativi. Appena rientrato in sede il rappresentante del Governo si è già messo al lavoro, pur non ancora nella piena operatività, per seguire in presa diretta le problematiche più impellenti con particolare riferimento alle dinamiche sul territorio che ruotano attorno all’emergenza sanitaria del Coronavirus.

Proprio ieri, anche alla luce dei casi di contagio in aumento nella città dei Sassi che avevano destato preoccupazione, è giunta la notizia con la concessione, da parte della Curia arcivescovile, della Casa di spiritualità Sant’Anna a Lanera per quanti siano nella necessità di stare in quarantena.

«Ho condiviso l’iniziativa del sindaco sulla necessità di individuare adeguate strutture di degenza per i pazienti Covid non ospedalizzati, è una cosa molto positiva dettata da una esigenza reale».

I sindacati hanno in più circostanze denunciato la mancata applicazione dei protocolli di sicurezza e la carenza di Dpi per gli operatori di alcune strutture sanitarie, si pensi alla vicenda del don Gnocchi. Che idea si è fatto in merito?

Se dovessi parlare dal punto di vista personale l’aspetto che posso rimarcare è di aver visto una sanità che funziona. La mia esperienza è stata estremamente positiva e tutto il personale medico e paramedico ha dimostrato serietà, dedizione ed abnegazione. Si tenga conto che medici ed infermieri, con addosso tute e mascherine, operano in una situazione altamente stressante con turni molto impegnativi. Dal mio osservatorio ho colto professionalità ed umanità».

Il caso della poliziotta contagiata nel centro di accoglienza di Palazzo San Gervasio ripropone la questione degli operatori delle Forze dell’ordine esposti al rischio contagio. Ritiene sia fattibile, così come richiesto dai sindacati delle Forze dell’ordine lo scorso 24 marzo effettuare i tamponi a tutto il personale così da identificare gli asintomatici?

«Mi riservo di fare delle verifiche circa la richiesta dei sindacati delle Forze dell’ordine ma devo anche sottolineare che tutti i giorni ho parlato con il questore di Matera dott. Luigi Liguori, il quale mi ha sempre tenuto al corrente di tutte le problematiche della Polizia di Stato e delle altre Forze dell’ordine, quindi l’attenzione è stata ed è massima rispetto all’andamento dell’epidemia compresi i puntuali controlli sui cittadini per verificare il puntuale rispetto delle misure emanate dal Governo alla interazione stessa del questore in videoconferenza con il Capo della Polizia Franco Gabrielli. Questo - prosegue il prefetto Argentieri - mi faceva stare sufficientemente tranquillo».

La vertenza della Comer Industries, con la ripartenza ieri degli impianti e lo stato di agitazione dei lavoratori pone in risalto la questione della ripresa delle attività produttive. Come conciliare sicurezza delle maestranze e le esigenze delle aziende?

È fondamentale contemperare l’esigenza economica delle imprese con la sicurezza dei lavoratori e, dunque, ho posto come condizione imprescindibile l’applicazione di tutte le misure previste dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Quindi la ripresa delle attività produttive è da ritenersi applicabile per le filiere previste dai codici Ateco e con l’adozione di tutti i Dpi e le misure di sicurezza per i lavoratori. Nel caso della Comer se ci sono queste condizioni gli impianti andranno avanti per le tipologie previste dal Decreto, in caso contrario no».

Cosa si porta dietro della sua vicenda legata al contagio da Covid?

Sono stato tra i primi contagiati in Basilicata e il primo a Matera. Tra i tanti motivi di sofferenza e preoccupazione, ai primi sintomi, c’era quello che avessi potuto contagiare i miei familiari e collaboratori. Ero stato a Trieste per riprendere un po’ di effetti personali in quanto mi ero insediato a Matera solo il 7 gennaio e il sospetto che rimane è di aver contratto il virus nel viaggio aereo di ritorno a Bari tenuto conto che all’epoca non erano stato adottate tutte le restrizioni attuali rispetto alla diffusione dell’epidemia. L’insegnamento che traggo dalla mia esperienza personale - conclude il prefetto Argentieri - è l’invito alla massima prudenza ed al rispetto di tutte le misure adottate dal Governo per contrastare la pandemia del Covid-19, misure che sappiamo sono così forti ed incidono sulla nostra vita quotidiana. Devo evidenziare, tuttavia, che ho potuto apprezzare, a Matera e sul territorio provinciale, il massimo rispetto delle misure governative da parte dei cittadini».

Il prefetto Argentieri, appena rientrato in sede la scorsa settimana ha rivolto pubblicamente un caloroso ringraziamento a tutto il personale medico e paramedico del reparto Malattie Infettive dell’Ospedale di Matera, rendendo loro merito per l’eccezionale dedizione e l’assoluta professionalità dimostrate, unitamente ad un profondo senso di umanità da parte di tutti gli operatori».

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