Lunedì 21 Gennaio 2019 | 10:57

I 10 comandamenti secondo un ex piccolo diavolo

Ho visto a Natale la replica dello spettacolo di Benigni intitolato “ I 10 comandamenti”, in uno scenario volutamente spoglio, per mettere in risalto il “sacerdote” Benigni che, non avendo più il Caimano su cui lanciare le sue battute sempre meno mordenti, ha parlato di Erode, Giuda, Mosé, Cristo, attraverso un’affabulazione fin troppo prolissa e caricata di aggettivi superlativi verso ogni comandamento.

Che altro ci sarebbe da aggiungere a questo spettacolo non riuscito in partenza, almeno su un registro alto come quello della “catechesi” per il popolino. Sia sul versante della comicità sia su quella della “lectio magistralis”, poi è parso scialbo, pretenzioso e poco efficace.

Al Benigni giullare è semplicemente successo quello che, su ben altri livelli, capitò a Chaplin, Stanlio ed Ollio, Keaton e Totò: la sua vena comica con l'incedere dell'età, quasi 60 anni, si è fisiologicamente atrofizzata; lo spartiacque in negativo fu il mediocre e superficiale la Vita è Bella, che cercava di banalizzare un tema così centrale come l'olocausto ad uso e consumo del pubblico natalizio(appunto), che ha continuato a seguirlo, più nel ricordo del Benigni che fu. In questo senso basterebbe vedere la totale confusione mostrata dal nostro quando si trattò di parlare di storia risorgimentale nel commentare l’inno di Mameli, uno zibaldone di luoghi comuni.

Giuseppe Milella (Bari)

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