L’affidamento a Ecpep-Ageform dell’appalto per i cosiddetti formatori, avvenuto nel 2021 e prorogato più volte fino a inizio febbraio, «espone l’Agenzia (ed il Gruppo Regione Puglia) a potenziale rischio di contenzioso», e soprattutto appare difficilmente conciliabile con le centinaia di assunzioni che l’Arpal ha fatto in questi anni. È durissima, nella forma e nei contenuti, la lettera che l’11 febbraio il capo di gabinetto della Regione, Davide Pellegrino, ha inviato al direttore generale dell’agenzia per il lavoro, Gianluca Budano, inducendo Arpal a non rinnovare ulteriormente il contratto da 4 milioni di euro l’anno da cui potrebbero nascere «profili di inefficiente impiego della spesa pubblica».
Quell’affidamento, pensato per dare continuità lavorativa ai formatori storici, è nei fatti diventato il grimaldello per fare entrare nell’agenzia gente collegata alla politica, in particolare al movimento dell’ex direttore generale Massimo Cassano. Circostanza che l’ex governatore Michele Emiliano bollò come «coincidenza», ma su cui l’attuale presidente Antonio Decaro e il suo staff non hanno intenzione di sorvolare: ecco perché l’Arpal è, in queste settimane, sorvegliata speciale.
La lettera firmata da Pellegrino è indirizzata a Budano ma sembra voler parlare soprattutto al cda dell’agenzia, che ha nuovamente sbloccato le assunzioni: a gennaio si sono svolte le prove scritte di concorsi banditi nell’estate 2024. Anche negli elenchi di chi ha superato la prova ci sono numerose «coincidenze», per dirla con Emiliano, come ad esempio parenti di consiglieri comunali di un Comune del Barese. Per non parlare di rapporti troppo stretti con alcune agenzie per il lavoro che incassano migliaia di euro ogni mese per la gestione del programma Gol.
Pellegrino ha lavorato sul dossier Arpal fin dai primi giorni in Regione. E in effetti la sua prima circolare, quella che chiedeva alle agenzie di bloccare gli appalti di servizi, sembrava costruita proprio su Arpal che ha poi provato a chiedere al gabinetto di Decaro l’autorizzazione (il «vaglio») alla proroga del contratto per i formatori. La risposta di Pellegrino è stata tranchant. Fermo restando, ha scritto il capo di gabinetto, che spetta solo al direttore generale valutare «la sussistenza dei presupposti giuridici per procedere a proroghe o nuovi affidamenti», l’Arpal ha affidato all’esterno «appalti di servizi al fine di svolgere attività che appaiono tipicamente istituzionali». Ha cioè continuato a pagare formatori esterni mentre continuava ad assumere altri formatori. «La forza lavoro complessiva è passata da sole 251 unità nell’aprile 2021, all’atto del primo affidamento, a 1.183 unità attuali (dato al 29/01/2026). Il solo personale del comparto ha registrato una crescita esponenziale, passando da 1 unità a 964 unità nel medesimo arco temporale».
È insomma difficile capire perché con 1.200 dipendenti sia necessario affidare funzioni all’esterno, soprattutto visto che «i servizi di orientamento specialistico sono stati erogati esclusivamente da personale dipendente dell’Agenzia, per un volume complessivo di 79.386 procedimenti. La dimostrata capacità di gestire internamente volumi così imponenti di attività “core” appare difficilmente conciliabile con l’ipotesi di una sistematica esternalizzazione dei medesimi servizi». Anche la necessità di tutelare i formatori storici, si fa notare in Regione, non sta in piedi: i «vecchi» formatori rimasti in carico a Epcpep-Ageform sono appena 12. Gli altri costituiscono in gran parte nuove «coincidenze», persone assunte senza trasparenza e con gli effetti ormai ben noti.
















