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Papa Francesco oggi firmerebbe l’appello di Don Tonino Bello

Tutti mobilitati a Molfetta per la quarantottesima edizione della Marcia della Pace nel ricordo del vescovo don Tonino Bello. Fu lui che, 23 anni fa, nonostante la sempre più aggressiva malattia, volle a tutti i costi organizzarla nella sua Molfetta.
In quel fine anno 1992 si radunarono in questa città migliaia di giovani provenienti da ogni parte d’Italia a cui si unirono tanti altri pugliesi per testimoniare insieme a lui il rifiuto della violenza e il desiderio di pace nel mondo intero. Don Tonino era stato qualche giorno prima a Sarajevo che aveva definito «la Gerusalemme dei poveri» e da quella città, distrutta dagli odi razziali e dalla guerra, aveva lanciato la sua sfida di pace affrontando i pericoli dei bombardamenti animato da un solo desiderio: seminare in quel suolo bagnato di sangue un germe di pace che era certo sarebbe fiorito come una profezia biblica. «Gli eserciti di domani - disse - saranno formati da uomini disarmati».
A Molfetta volle che la sua sfida riecheggiasse quella lanciata da Giovanni Paolo II nel messaggio per la Giornata della pace, da lui definito profetico, avendo il Papa parlato di «guerra che genera la povertà e di povertà che genera la guerra». Don Tonino si mise alla testa della fiumana di gente che sfilò con torce accese fino al porto. Si reggeva in piedi a fatica, ma era felice di camminare con il popolo cantando canzoni di pace. Poi, rivolgendosi ai convenuti, parlò di speranza che in quella circostanza non «si enunciava, ma si viveva pagandola a caro prezzo». E aggiunse: Molfetta si può considerare «una finestra aperta da cui osservare tutte le povertà che incombono sulla storia».
Purtroppo non sarebbe trascorso molto tempo che quel vescovo combattivo dovette arrendersi alla morte che lo aveva così caparbiamente inseguito e perseguitato. Ce la mise tutta per non lasciarsi abbattere: «Vado avanti con fiducia, voglio guarire soprattutto per voi», scrisse ai fedeli della sua diocesi. Ma non guarì. Prima di arrendersi, volle scrivere insieme al suo collega vescovo Bettazzi un appello a quanti con le guerre provocavano inestimabili dolori al mondo: «A tutti diciamo: deponete le armi, sottraetevi all’oppressione dei mercanti di guerre. Afferrate gli strumenti di pace, date l’esempio all’Europa ed al mondo, non più di sottomissione a forze perverse e dirompenti, ma di capacità di programmare e costruire le vostre patrie in un mondo nuovo di comprensione e di solidarietà». Papa Francesco oggi sarebbe il primo firmatario di questo appello condividendo con don Tonino l’opzione preferenziale per gli ultimi e sfidando i poteri forti per gridare al mondo il riscatto degli esclusi.

Michele Giorgio, Bitonto (Bari)

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