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I clienti di Facebook come «merce» in vendita

I clienti di Facebook come «merce» in vendita

Michele Mirabella

Miriadi di individui finiti in cervelli elettronici di aziende e politica

06 Marzo 2022

Michele Mirabella

BARI - Aristotele avverte che la democrazia non è il miglior governo, ma solo quello dei molti. Più tardi, Burckhardt esprime lo sprezzo per il numero inteso come principio base della democrazia e compendia il pessimismo aristocratico della seconda metà dell’Ottocento: «II futuro appartiene alle masse o agli uomini capaci di spiegar loro le cose nel modo più semplice». I capi nelle moderne società di massa sono, perciò, di necessità, dei «terribili semplificatori». Rassegnate previsioni che intravedono la minaccia di tramonti dell’Occidente? Ma dobbiamo ricordare che quelle menti scettiche non conoscevano il semplificatore massimo, la tecnologia che gestisce il «Web». Quale più drammatica riflessione avrebbero concepito se avessero potuto prevedere l’avvento del semplificatore dei semplificatori: quel «popolo» che usa la tecnologia del web convinto che sia lo scettro dell’uguaglianza.

Mi richiamano queste citazioni le notizie dalla Russia, la Russia scalpitante sotto il pugno di acciaio di Putin, la Russia che da costui si vede privata del Web, Facebook compreso, se le notizie dicono il vero. Quest’azienda, come è noto, ha messo la sua gigantesca rubrica di profili individuali, miliardi di individui, a disposizione, non solo di imprese merceologiche interessate a sfruttare le identità dei cittadini per ragioni di mercato, ma, anche, di soggetti politici avidi di consensi a tutti i costi.
Dunque i profili identitari di miriadi di individui corredati di caratteristiche fisiche e psichiche, curricula, inclinazioni personali, atteggiamenti sessuali, propensioni ai consumi, eccetera, sono finiti nei cervelli elettronici non solo di aziende e bottegai del web, ma anche di comitati politici, elettorali e propagandistici dei protagonisti di questa democrazia. Che, con le sue prodezze corrotte, sta dando ragione al reazionario Burckhardt e al titubante Aristotele. Per dare ragione «obtorto collo» al guerrafondaio Putin che ha bisogno di un consenso totalitario, senza eccezioni, altrimenti chiude la baracca e strangola i burattini. E, questo, dando merito di ragione ai raziocinanti che hanno diffidato della folla golosa di annientarsi nell’immane gola profonda del web e che ha fatto teoria sociale e pratica quotidiana della trappola consumistica e politica che nascondeva dietro l’ipocrisia dell’album dei ricordi. La folla online scalda il cuore collettivo di una sicurezza da branco immane che obnubila le identità e le spinge a non andare oltre la difesa dello spazio individuale, infischiandosi di ogni aspirazione collettiva, di ogni status culturale di appartenenza. Di ogni patria. La democrazia vera, quella umana e sociale è piena di difetti, ma resta il minore dei mali. Per questo Putin segrega nel silenzio i media: per impadronirmene e usarli. Ed è la prova della stortura imposta dal giganteggiare cibernetico alla democrazia.

I clienti di Facebook credono di essere i padroni della bottega e non sanno d’essere la merce in vendita. Infatti hanno delegato i bottegai a gestire il loro io individuale e collettivo, certi di partecipare alla nuova tribù globalizzata. E, invece si sono venduti l’ombra, hanno diluito i ricordi privati, quel tanto di praticabilità di una poltiglia collettiva, annichiliti nell’immane tribù anonima del pianeta. Il formato di un'ibridazione casuale genera un prodotto metastatico, il ben noto blob del flusso indistinto. Il chewing-gum della mente. E pensare che sarebbe bastato del buon senso per usare i vantaggi della comunicazione privata e di massa, sarebbe bastata la buona volontà della politica e la saggezza della sua azione legislativa.
Karl Popper, nel pamphlet «Cattiva maestra televisione» afferma: «Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà stato pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi». Oggi Popper aggiungerebbe alla tv il web.

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